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Credo che in questo momento della nostra esistenza, lo sguardo fiducioso sul volto di Cristo risorto sia dolce e vivificante come una brezza di vento leggero, come la pioggia di primavera e come una porta che si ri-apre alle relazioni della vita.
Diciamocelo con molta franchezza: recentemente … quanti momenti di solitudine, di isolamento forzato abbiamo più volte sperimentato?… dove neppure WhatsApp o le video chiamate potevano riempire il vuoto nel nostro cuore.

Per me credente, la forza della preghiera ha ripristinato spesso il legame sia con Dio che con le persone amate. Ha riempito i momenti di silenzio o di isolamento … Ma una cosa è venuta inesorabilmente a mancare: l’elemento della corporeità, della presenza, del vivere la vita non solo su due dimensioni (quello dello schermo dove si sperimentano solo la “visione” e “l’ascolto”!) … ma una vita fatta di “tatto”, di “olfatto”, di “gusto” … di relazioni integrali.

È stato doloroso, e non è un caso che il percorso di catechesi dei nostri bambini si sia in gran parte interrotto e non sia stato sostituito con gli incontri “on line”: perché col monitor viene a mancare la dimensione dell’incontro vero, dell’esperienza. La nostra fede non si può ricondurre ad un insieme di regole o nozioni da apprendere. La nostra fede si manifesta nella realtà, nella relazione personale che passa attraverso il corpo. Non che il video o gli incontri fatti su Zoom non siano anch’essi realtà … lo sono! ma non sono sufficienti.

Manca la dimensione del “corpo”, della corporeità: benissimo la messa in streaming ma non è la stessa cosa.
I sacramenti, il pane – il vino, ì lo scambio della pace, il mettersi in fila per la comunione, il canto corale, il corpo vivo della chiesa … il profumo dell’incenso, il profumo dei fiori offerti alla Vergine Maria non sono sostituibili con la loro immagine video.

L’incarnazione e la resurrezione (Pasqua) di Gesù col suo vero corpo sono il vero antidoto alla morte e il farmaco autenticamente efficace per il tempo che stiamo vivendo. Se la morte è l’espressione suprema della distanza o isolamento assoluto e “assenza di legame”… solo con la vittoria di Cristo nel giorno di Pasqua viene ripristinata la relazione – anche fisica – con gli Apostoli, con la Maddalena, con la sua stessa madre Maria… con il mondo.

Vivere per me la Pasqua – in questo faticoso aprile 2021 – significa non solo celebrare la vittoria di Cristo sulla morte, ma anche celebrare il frutto esistenziale hic et nunc della sua risurrezione e cioè ritornare alle relazioni umane, ai legami corporei… agli incontri reali senza mediazione di monitor…

Buona Pasqua a tutti. Don Vittorio, parroco

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