{"id":27250,"date":"2024-12-08T17:29:36","date_gmt":"2024-12-08T16:29:36","guid":{"rendered":"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/?page_id=27250"},"modified":"2024-12-08T20:53:01","modified_gmt":"2024-12-08T19:53:01","slug":"don-lazzaro-raschi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/comunita\/i-nostri-pastori\/don-lazzaro-raschi\/","title":{"rendered":"Don Lazzaro Raschi"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"510\" height=\"357\" src=\"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/don-lazzaro-raschi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27225\" srcset=\"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/don-lazzaro-raschi.jpg 510w, https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/don-lazzaro-raschi-300x210.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>26 Aprile 2022 (dal sito RIMINI 2.0)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Don Lazzaro Raschi, il piccolo prete artefice del grande restauro della chiesa di Sant\u2019Agostino<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>di Claudio Monti\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Mons. Locatelli lo nomin\u00f2 parroco di San Giovanni Evangelista (Sant&#8217;Agostino) nel 1985. \u00abAll&#8217;inizio quando dicevo messa trovavo i pezzi del soffitto a terra\u00bb. Un impegno titanico quello che ha portato sulle proprie spalle quest&#8217;umile ed esile sacerdote, non sempre assecondato nemmeno dai &#8220;capoccioni&#8221; della Curia. Si sarebbe meritato il Sigismondo d&#8217;Oro e ci fu chi lo candid\u00f2 pi\u00f9 volte, ma in Comune lasciarono cadere nel vuoto la proposta. Ora che \u00e8 morto, all&#8217;et\u00e0 di 93 anni, \u00e8 venuto il momento di pubblicare la conversazione che realizzammo con lui qualche anno fa. Nella quale racconta cosa ha significato riportare al suo splendore quella che Antonio Paolucci ha definito la nostra Basilica di S. Croce.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Don Lazzaro Raschi<\/strong>\u00a0per circa vent\u2019anni \u00e8 stato parroco della chiesa di Sant\u2019Agostino, che \u2013 parola di\u00a0Antonio Paolucci\u00a0\u2013 \u00e8 la Basilica di Santa Croce di Rimini. E se questa perla di notevole bellezza possiamo oggi ammirarla com\u2019\u00e8, lo si deve a lui. E\u2019 morto, all\u2019et\u00e0 di\u00a0<strong>93 anni<\/strong>, lo scorso 12 marzo, accompagnato da poche righe di commiato da parte della Diocesi e senza nessun riferimento allo sforzo appassionato e immenso che lo ha visto dedicarsi con successo alla cura della magnifica chiesa che fu la\u00a0<strong>cattedrale<\/strong>\u00a0della citt\u00e0 fra la fine del 1700 e gli inizi del 1800 e che per secoli ebbe la guida degli agostiniani (da qui il nome, anche se \u00e8 dedicata a san Giovanni Evangelista). <\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019omelia funebre celebrata proprio a Sant\u2019Agostino, il 14 marzo, alla presenza di tanti sacerdoti concelebranti e di numerosi fedeli, il\u00a0<strong>vescovo Lambiasi<\/strong>\u00a0qualche riferimento al compito di valorizzazione del tesoro agostiniano l\u2019ha fatto. Ha detto che \u00abha servito questa Chiesa fino al punto da rimboccarsi le maniche per il restauro di Sant\u2019Agostino\u00bb. Ha illuminato il nome di battesimo di\u00a0<strong>don Lazzaro<\/strong>\u00a0nella sua etimologia ebraica: \u00ab<strong>Dio ha soccorso<\/strong>, \u00e8 venuto in aiuto in una situazione estrema\u00bb. E anche se con questo riferimento mons. Lambiasi ha voluto richiamare soprattutto il soccorso del divino nel momento estremo, quello della morte, perch\u00e9 non diventi una caduta \u00abnella voragine sterminata del nulla\u00bb, in realt\u00e0 il vescovo ha fornito la chiave di lettura per la comprensione forse pi\u00f9 autentica del misterioso incrocio fra il destino di questo parroco e la chiesa di Sant\u2019Agostino.<br>\u00abDon Lazzaro \u00e8 stato un prete buono, cos\u00ec me l\u2019hanno descritto alcuni confratelli che l\u2019hanno conosciuto prima e pi\u00f9 di me;\u00a0<strong>un prete che ha voluto servire<\/strong>. E proprio lui parla di servizio nell\u2019unica lettera che si conserva in archivio indirizzata al mio predecessore, datata 26 agosto 2003\u00bb.<br>Scriveva don Raschi a\u00a0<strong>mons. De Nicol\u00f2<\/strong>: \u00abEccellenza reverendissima, le segnalo per tempo lo scadere del mio ufficio di parroco. Il prossimo 24 ottobre 2003 sono nel compimento dei 75 anni. Sono stato a servizio della Diocesi per 45 anni di cui 41 come parroco. Ho motivo di dire un grazie grande al Signore per quanto mi ha dato di gioie e sofferenze.\u00bb E aggiungeva: \u00abOra rimetto nelle mani di Vostra Eccellenza l\u2019avvenire della Parrocchia.\u00a0<strong>Sono contento di restituire alla Diocesi e alla citt\u00e0 di Rimini la chiesa di Sant\u2019Agostino totalmente restaurata<\/strong>, con l\u2019auspicio di lunga vita ancora e funzionalit\u00e0. Quanto a me, se Vostra Eccellenza coglier\u00e0 la fine del mio mandato, intendo ritirarmi a vita privata a casa mia, continuando a prestare quel servizio che mi sar\u00e0 possibile a chi ne avr\u00e0 bisogno\u00bb.<br>E Lambiasi ha dato lettura anche della risposta di mons. Mariano De Nicol\u00f2: \u00ab\u2026nell\u2019accogliere la sua rinuncia desidero esprimerle profonda ammirazione e gratitudine per aver donato nei 18 anni di ministero parrocchiale in detta parrocchia un impegno e una dedizione assidui ed efficaci.\u00a0<strong>La chiesa di Sant\u2019Agostino \u00e8 dopo il Duomo la pi\u00f9 bella della citt\u00e0 e della Diocesi<\/strong>, insigne per storia e per arte, pi\u00f9 volte chiamata a svolgere il ruolo di cattedrale, una chiesa molto amata, frequentata da molti fedeli sia per il clima spirituale che l\u2019arte stessa incoraggia, sia per presenza della tomba di Alberto Marvelli che sar\u00e0 prossimamente beatificato (accadr\u00e0 il 5 settembre 2004, ndr). L\u2019amore dei fedeli \u00e8 stato favorito e incoraggiato dal suo ministero e\u00a0<strong>dall\u2019impegno profuso nei lunghi e impegnativi lavori di restauro che hanno assorbito tante energie e per i quali lei ha certamente bene meritato non solo dalla parrocchia ma dalla Diocesi e dalla citt\u00e0 stessa<\/strong>\u00bb.<br>Ed ha concluso Lambiasi: \u00abMi sento di dire un grazie particolare a don Lazzaro perch\u00e9 per me \u00e8 uno dei tanti begli esempi che io ho ricevuto in questa Diocesi proprio da preti cos\u00ec, di questa razza, di questa\u00a0schiatta, cio\u00e8 di preti che quando arriva l\u2019ora di cominciare si buttano e quando arriva l\u2019ora di terminare lasciano, ma anche quando lasciano continuano a pregare, a celebrare l\u2019Eucarestia finch\u00e9 possono, continuano a sentirsi amati dal Signore e continuano a dire con fatti di vita e di vangelo la bellezza della vita del prete. Perci\u00f2 grazie, caro don Lazzaro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nato a Canonica di Santarcangelo il 24 ottobre 1928, don Lazzaro era stato&nbsp;<strong>ordinato sacerdote il 3 ottobre 1954<\/strong>&nbsp;dal vescovo&nbsp;<strong>Emilio Biancheri<\/strong>. Il seminario inizialmente non l\u2019aveva frequentato a Rimini perch\u00e9 \u00abnon c\u2019era posto e andai dai salesiani a Lugo, dove rimasi per due anni, poi nel seminario di Fermo e infine a Rimini\u00bb. Cos\u00ec ci raccontava alcuni anni fa quando andammo ad incontrarlo per conoscere un po\u2019 meglio la storia di questo piccolo, e all\u2019apparenza fragile, prete che praticamente da solo e con la forza di un leone \u00e8 stato capace di trainare la gigantesca opera di restauro della chiesa di Sant\u2019Agostino.<br>E\u2019 stato cappellano nella parrocchia di S. Giustina (Morciano), poi in quella di S. Martino in XX, quindi S. Maria in Cerreto e Sant\u2019Agostino, dal 1985 al 2003, quando ha lasciato per raggiunti limiti di et\u00e0 e un po\u2019 contrariato dalla decisione, piovuta dall\u2019alto, del cosiddetto \u201cparrocchione\u201d, che vedremo fra poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Era stato possibile, alcuni anni fa, incontrare don Lazzaro nella sua abitazione per una lunga conversazione proprio sull\u2019impegno da lui profuso nella chiesa di Sant\u2019Agostino.&nbsp;<strong>\u00abIo sono anonimo e voglio restare anonimo, la chiesa \u00e8 quella che conta non io, non cerco nessuna pubblicit\u00e0\u00bb<\/strong>, ci aveva tenuto a sottolineare in quella occasione. Non cercava la celebrit\u00e0 don Lazzaro, anzi, se ne teneva alla larga. Ma adesso che non \u00e8 pi\u00f9 tra noi, ricostruire il suo ruolo \u00e8 non solo doveroso ma anche una pagina di storia della citt\u00e0 di Rimini, e come tale merita di diventare notizia.<br>\u00abEro convalescente (mi ero rotto la gamba sinistra) quando il vescovo mi disse di andare a Sant\u2019Agostino e l\u2019ho fatto nel 1985\u00bb. Questo l\u2019esordio della chiacchierata con don Lazzaro, che&nbsp;<strong>mons. Giovanni Locatelli<\/strong>&nbsp;chiam\u00f2 a prendere il posto di don Sisto Casadei Menghi, morto quando era in gita con la parrocchia a Loreto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In quali condizioni ha trovato la chiesa di&nbsp;Sant\u2019Agostino&nbsp;al suo arrivo?<\/strong><br>\u00abDirei che non era quasi pi\u00f9 agibile, quando dicevo messa trovavo i pezzi del soffitto a terra. Era diventata pericolosa e cos\u00ec ho smesso di dire messa nella chiesa grande ed ho sistemato la sagrestia ricavando lo spazio per la \u201cchiesa invernale\u201d riscaldata, dove si sono svolte le funzioni religiose per tutto il tempo del restauro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si era arrivati a questa situazione tanto critica?<\/strong><br>\u00abIl 24 giugno 1965 si era sviluppato un incendio che aveva distrutto tutto, il soffitto era \u201ccotto\u201d, il gesso cadeva facilmente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quanto \u00e8 durato il restauro?<\/strong><br>\u00abUna decina d\u2019anni, poi \u00e8 cominciato il restauro degli affreschi del Trecento riminese, che hanno occupato circa 4 anni, quindi la levigazione del pavimento che, ci tengo sempre a dirlo, non va pulito con prodotti aggressivi perch\u00e9 possono rovinarlo, ma solo con acqua. L\u2019ho fatto io tante volte, con la macchina che mi hanno regalato, cos\u00ec come ho spolverato panca per panca\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa ha significato per lei lavorare cos\u00ec a lungo e intensamente per riportare Sant\u2019Agostino a quella bellezza che oggi tutti ammiriamo?<\/strong><br>\u00abSacrifici enormi e di tutti i tipi, anche economici, ho speso tutto quanto possedevo personalmente per Sant\u2019Agostino. Un grande aiuto dalla citt\u00e0 non l\u2019ho ricevuto, anche se ci sono state persone che si sono impegnate molto per il risultato, come Giovanni Rimondini, che ha fatto tanto per far conoscere la ricchezza artistica e architettonica della chiesa e l\u2019importanza della sua piena valorizzazione, ho conservato i suoi articoli di stampa in archivio. Aiuti sono stati dati dalla Soprintendenza di Bologna, poco da quella di Ravenna, ancor meno dalla Curia, che mi diceva: \u201cSant&#8217;Agostino \u00e8 una chiesa che viene abbandonata\u00bb\u2026 c\u2019era la voce che l\u2019avrebbero data al Comune per farne un museo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E lei come ha reagito?<\/strong><br>\u00abMi sono opposto. Ho detto: ma come, hanno gi\u00e0 dato al Comune il palazzo degli Agostiniani, vogliono cedere anche la chiesa? E ho cominciato ad impegnarmi per il restauro dopo aver fatto una serie di ricerche. Venivano a vedere i \u2018capoccia\u2019 della Curia e mi dicevano: \u201csei un illuso, con i mezzi economici che abbiamo non si pu\u00f2 mettere a posto una chiesa cos\u00ec\u2026\u201d. Per\u00f2 mano a mano che andavo avanti restavano a bocca aperta e mi hanno dato anche un po\u2019 di soldi. Per il campanile oltre 100 milioni di lire, e poi anche il Comune di Rimini ha messo a disposizione delle risorse\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ci fu un sindaco che si interess\u00f2 a quanto lei stava facendo a Sant\u2019Agostino?<\/strong><br>\u00abNo. Ci fu un assessore che lo fece, col quale parlai pi\u00f9 volte, non aveva la delega alla cultura, ma ora non ricordo il nome\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I primi aiuti consistenti da chi arrivarono?<\/strong><br>Dalla banca Carim, 50 milioni, all\u2019epoca del presidente Montebelli. Montebelli e Pruccoli si sono molto interessati alla chiesa di Sant\u2019Agostino. Cos\u00ec come il cav. Fausto Felici e Maria Massani. Con quei soldi sono partito perch\u00e9 la parrocchia non aveva un quattrino\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E quanto occorreva per il restauro?<\/strong><br>\u00abFeci fare un preventivo, circa 200 milioni di lire solo per pulire il soffitto e rendere gestibile la chiesa. Il progetto minimale di restauro \u00e8 stato fatto dalla Soprintendenza di Bologna, poi si rese disponibile anche la Soprintendenza di Ravenna e a quel punto mi sono fatto coraggio. I primi tre quarti del soffitto sono stati sistemati con i soldi che sono stati raccolti in parrocchia, a quel punto \u00e8 stato chiaro di quale tesoro disponessimo ed \u00e8 stato pi\u00f9 facile coinvolgere i parrocchiani. Ho diffuso la voce in tutte le famiglie dicendo che la chiesa meritava e pian piano sono riuscito a far passare il messaggio. Ogni mese facevamo la raccolta delle offerte per il restauro e mettevamo insieme 500-600mila lire. Strada facendo si \u00e8 anche capito che se non avessimo fatto in tempo il restauro del soffitto sarebbe andato distrutto perch\u00e9 era cadente. Il cannucciato \u00e8 stato consolidato con 50 quintali di colla: \u00e8 stato tolto il gesso e poi fatta colare questa colla salendo dal campanile, un lavoro enorme e impegnativo che \u00e8 durato sette mesi e che ha visto l\u2019impiego di due ditte perch\u00e9 una non aveva tutta l\u2019impalcatura sufficiente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Poi siete passati agli affreschi\u2026<\/strong><br>\u00abS\u00ec, togliendo insieme al Portico del Vasaio quello presente nel cinema e che \u00e8 stato ricollocato nella chiesa (ora sopra la tomba di Marvelli), poi al crocifisso \u00e8 stato dato il giusto risalto visto che prima era nascosto\u2026 Il crocifisso che si trovava nella prima cappella sulla destra, entrando in chiesa, nel momento del restauro si \u00e8 scoperto che non era un Cristo in croce ma una deposizione. Resta da restaurare l\u2019organo ma temo non si far\u00e0 pi\u00f9. Era andato distrutto nell\u2019incendio del 1965, scoppiato nella confinante falegnameria. Alcuni pezzi dell\u2019organo furono portati via dai parrocchiani, altri pezzi in legno andarono al restauro ma quando andai a cercarli non c\u2019erano pi\u00f9. Alcune trombe dell\u2019organo le ho lasciate nell\u2019armadio della chiesa invernale, non so se siano ancora l\u00ec\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E non ha mai avuto momenti di scoraggiamento davanti a quest\u2019impresa?<\/strong><br>\u00abCome no, certo. E\u2019 stata un\u2019avventura che ad un certo punto mi sembr\u00f2 non dovesse pi\u00f9 finire, mi ero anche avvilito. Ho voluto lasciare a Sant\u2019Agostino una documentazione di tutto quanto \u00e8 stato fatto: gli anni del restauro, gli affreschi, tutte le date\u2026 Avevo realizzato anche una guida, di tipo molto semplice, rivolta al turista. Ho svolto un lavoro di ricerca e catalogazione anche delle tombe sotto il pavimento e di quanto \u00e8 stato rinvenuto, compresi dei paramenti sacri\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma per lei sar\u00e0 stata anche una bella soddisfazione il risultato di questo lavoro\u2026<\/strong><br>\u00abS\u00ec, certamente, ma non ho fatto in tempo a gustarlo del tutto perch\u00e9 arriv\u00f2 la decisione del \u201cparrocchione\u201d, nell\u2019ottobre 2003\u00bb.<br>[<em>Nel settembre del 2003 il vescovo De Nicol\u00f2 annunci\u00f2, dopo una lunga preparazione della decisione che aveva incontrato non pochi malumori nella comunit\u00e0 diocesana, la nascita di un\u2019unica parrocchia (dalle 4 esistenti) per il centro storico. Sede del \u201cparrocchione\u201d la chiesa di Sant\u2019Agostino con parroco don Dino Paesani, insieme a don Vittorio Maresi. Fu in quel momento che don Lazzaro chiese di andare in \u201cpensione\u201d<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Anche nella chiesa di san Martino in XX lei si \u00e8 dato da fare non poco occupandosi di un importante restauro e di salvaguardare i beni culturali, in particolare \u00e8 riuscito a non fare disperdere una epigrafe federiciana, che rischiava di essere buttata, e poi un\u00a0antico e prezioso stemma\u00a0che invece \u00e8 purtroppo sparito.<\/strong><br>\u00abS\u00ec, san Martino in XX \u00e8 stato il mio primo impegno di restauro, fra il 1966 e il 1967. Durante i lavori di sistemazione, la lapide federiciana venne trovata nel muro dove sorgeva il camino, \u00e8 conservata in chiesa in una teca ed \u00e8 considerata una testimonianza molto importante del passaggio di Federico II di Svevia a Rimini, della nascita dell\u2019ordine teutonico. E\u2019 stata esposta anche in una mostra a Castel Sismondo. Invece lo stemma, che trovai in cantina dove c\u2019erano ancora le macerie della seconda guerra, \u00e8 rimasto un mistero e poi \u00e8 sparito, forse rubato, dopo che avevo gi\u00e0 lasciato quella parrocchia\u00bb.<br>[Grazie all\u2019interessamento di Bruno Ghigi e della Fondazione Carim, la lapide federiciana venne studiata (<em>Federico II di Svevia e l\u2019Epigrafe di San Martino in XX di Rimini<\/em>, a cura di Anna Falcioni), ed in seguito anche esposta nella mostra \u201cExempla\u201d organizzata dal Meeting. Se ne occuparono anche Augusto Campana, la prof. Gina Fasoli e Aurelio Roncaglia.]<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fu chi candid\u00f2 pi\u00f9 volte don Lazzaro Raschi al\u00a0<strong>Sigismondo d\u2019Oro<\/strong>, ma la proposta non venne mai accolta dall\u2019amministrazione comunale. Fu\u00a0Marco Ferrini, gi\u00e0 presidente della Confraternita di San Girolamo. \u00abUomo umile e mite, appassionato al bello e alla cura delle chiese a lui affidate nel tempo, \u00e8 stato l\u2019artefice del recupero e del restauro di uno dei pi\u00f9 importanti monumenti della citt\u00e0, culla di quel ricco periodo artistico che ha caratterizzato Rimini: il Trecento riminese\u00bb, spiega Ferrini. \u00abCon molto coraggio e con pochi sostegni economici ha saputo combattere la battaglia mendicando ovunque aiuti per raggiungere il fine. Il risultato \u00e8 stato veramente grandioso: ha restituito alla citt\u00e0 la chiesa di Sant\u2019Agostino in tutto il suo splendore, uno dei suoi monumenti pi\u00f9 importanti e una fondamentale opera che documenta uno dei suoi periodi pi\u00f9 significativi.\u00a0Tutto ci\u00f2 \u00e8 avvenuto nel nascondimento pi\u00f9 totale, senza alcun clamore mediatico e senza pretesa di riconoscimenti. Per questo ritenni opportuno che la citt\u00e0 rendesse merito a don Lazzaro conferendogli il \u201cSigismondo d\u2019oro\u201d, ma il mio appello cadde purtroppo nel vuoto\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>26 Aprile 2022 (dal sito RIMINI 2.0) Don Lazzaro Raschi, il piccolo prete artefice del grande restauro della chiesa di Sant\u2019Agostino di Claudio Monti\u00a0 Mons. Locatelli lo nomin\u00f2 parroco di San Giovanni Evangelista (Sant&#8217;Agostino) nel 1985. \u00abAll&#8217;inizio quando dicevo messa trovavo i pezzi del soffitto a terra\u00bb. 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