{"id":10565,"date":"2024-03-09T11:58:29","date_gmt":"2024-03-09T10:58:29","guid":{"rendered":"http:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/?p=10565"},"modified":"2024-03-26T21:23:05","modified_gmt":"2024-03-26T20:23:05","slug":"santa-marina-di-bitinia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/2024\/03\/09\/santa-marina-di-bitinia\/","title":{"rendered":"Santa Marina di Bitinia"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading has-medium-font-size\">Marina, donna padre e vergine madre<\/h1>\n\n\n\n<p>19 OTTOBRE 2017&nbsp;di&nbsp;Bruno Cantamessa<br>FONTE:&nbsp;CITT\u00c0 NUOVA<\/p>\n\n\n\n<p>Una santa veneratissima da uomini e donne in Libano, sua terra d&#8217;origine, in Italia (\u00e8, ad esempio, compatrona di Venezia e le sue spoglie sono custodite nella chiesa di Santa Maria Formosa) e in altri Paesi, perch\u00e9 concentra in s\u00e9 sia paternit\u00e0 che maternit\u00e0. Leggenda e tradizione all\u2019opera.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Chiesa-di-Santa-Maria-Formosa-dove-si-trovano-le-spoglie-di-Santa-Marina-foto-di-Didier-Descouens-720x0-c-default.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Santa Maria Formosa, facciata e campanile<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Santa Marina del Libano<\/strong>&nbsp;(di&nbsp;<strong>Bitinia<\/strong>, secondo una fonte greca del decimo secolo) ha una storia affascinante, da film storico: e infatti ne ha ispirati non pochi.&nbsp;<strong>Una storia di santit\u00e0 molto orientale<\/strong>, eppure il suo nome e il suo culto sono vivissimi ancora oggi anche in Occidente, pur essendo probabilmente vissuta intorno al quinto secolo (cf. la fondamentale indagine di&nbsp;<strong>L\u00e9on Clugnet<\/strong>, del 1905). Ed \u00e8 anche&nbsp;<strong>una santa ecumenica, venerata da ortodossi e cattolici, da siriaci, armeni, copti ed etiopi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>I luoghi in Italia in cui si venera oggi Santa Marina sono addirittura una trentina, tra i quali<strong>&nbsp;Venezia<\/strong>, che la considera&nbsp;<strong>compatrona della citt\u00e0<\/strong>&nbsp;e dove si trova il suo corpo fin dal 1231 (dal&nbsp;<strong>1810 nella Chiesa di Santa Maria Formosa<\/strong>). \u00c8 pure venerata a&nbsp;<strong>Parigi, Cipro, Istanbul e in Sudamerica<\/strong>, dove sono presenti molti maroniti della diaspora. La sua vicenda ha perfino valicato i confini del cristianesimo: i drusi del Libano hanno dedicato in anni recenti un santuario ad un\u2019antica&nbsp;<em>s<strong>ufi<\/strong><\/em><strong>,&nbsp;<em>Sitt She\u2019waneh&nbsp;<\/em>(la signora She\u2019waneh)<\/strong>, la cui storia ricorda molto da vicino quella di Santa Marina. Le testimonianze scritte pi\u00f9 antiche che ci sono pervenute sono costituite da una fonte sinaitica dell\u2019VIII secolo, una latina del IX e una greca del X. Ci sono per\u00f2&nbsp;<strong>moltissime leggende<\/strong>, e questo \u00e8 un segno della meravigliosa vitalit\u00e0 di un antico racconto che ha continuato ad affascinare milioni di donne e uomini per 15 secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il<strong>&nbsp;Sinassario maronita<\/strong>&nbsp;(una collezione di storie di santi) riporta una versione della leggenda di Santa Marina che risale al XVI secolo, ma la Chiesa maronita \u00e8 ovviamente molto pi\u00f9 antica, avendo le sue&nbsp;<strong>radici nella comunit\u00e0 monastica fondata da Mar Maroun<\/strong>, un monaco siriaco vissuto a cavallo fra quarto e quinto secolo nella regione di<strong>&nbsp;Antiochia<\/strong>. Le notizie che seguono sono, allora, un sommario della tradizione maronita su Santa Marina.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Marina nacque ad al-Qalamoun<\/strong>&nbsp;(un\u2019antichissima citt\u00e0 fenicia situata nel Libano settentrionale, 5 Km a Sud di Tripoli). La madre mor\u00ec quando lei era molto piccola e la bambina crebbe con un forte legame affettivo verso suo padre,&nbsp;<strong>Eugenio<\/strong>, che era un uomo buono e un cristiano devoto. Alcuni anni dopo la morte della moglie, Eugenio decise di ritirarsi in un<strong>&nbsp;monastero di Qannoubine, nella Valle Santa<\/strong>&nbsp;(la&nbsp;<strong>Qadisha<\/strong>, 40 km a Sud-Est di&nbsp;<strong>al-Qalamoun<\/strong>, alle pendici del&nbsp;<strong>Monte Libano<\/strong>). Marina insistette per stare con lui, cos\u00ec Eugenio, con la complicit\u00e0 della figlia, le tagli\u00f2 i capelli,<strong>&nbsp;la vest\u00ec da maschio e la present\u00f2 ai monaci come Marino<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Marino si dedic\u00f2 con grande impegno a vivere le virt\u00f9 monastiche, dapprima insieme al padre, ormai divenuto egli stesso monaco, ma continu\u00f2 convinto su questa strada anche dopo la morte di Eugenio. Un giorno, Marino fu mandato in missione in un villaggio vicino al monastero, e&nbsp;<strong>trascorse la notte a casa di un amico dei monaci, che si chiamava Pafnuzio<\/strong>. Negli stessi giorni, la giovane figlia di Pafnuzio rimase incinta dopo una notte trascorsa con un uomo di passaggio. Quando il padre scopr\u00ec il fatto, volle sapere chi fosse il responsabile della gravidanza e la figlia, per coprire il vero padre del bambino che aspettava, attribu\u00ec la colpa a fra Marino. Pafnuzio, furibondo, corse dal superiore del monastero e gli raccont\u00f2 il fattaccio. Il superiore fece subito chiamare fra Marino, ma&nbsp;<strong>il giovane monaco, di fronte alle accuse, rimase in silenzio<\/strong>. Questo silenzio fu considerato un\u2019ammissione di colpa e&nbsp;<strong>Marino fu condannato a lasciare il monastero<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Egli ubbid\u00ec, pur rimanendo sempre nei paraggi e vivendo di quanto i monaci gli passavano, latte di capra e qualche avanzo di cucina. Quando nacque il nipote di Pafnuzio, fu il nonno stesso che consegn\u00f2 il bambino a Marino, che lo tenne con s\u00e9 e senza lamentarsi lo allev\u00f2 per quattro anni. Mosso a compassione, pur imponendogli severe condizioni,&nbsp;<strong>il superiore riammise Marino nel monastero<\/strong>, e il bambino rest\u00f2 naturalmente con lui. Marino persever\u00f2 con grande impegno e devozione nella vita ascetica fino alla morte, avvenuta qualche anno dopo. Grande fu lo stupore dei monaci quando, preparando il corpo per la sepoltura,&nbsp;<strong>scoprirono che Marino era una donna<\/strong>. Il superiore e i monaci si inginocchiarono davanti al suo cadavere e chiesero perdono a Dio e all\u2019anima di santa Marina.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;<\/em>Il racconto della vita e delle virt\u00f9 di santa Marina (morta all\u2019et\u00e0 di 25 anni, secondo alcune leggende) si diffuse nel Mediterraneo ad opera dei monaci basiliani, che arrivarono anche in Italia, soprattutto nel Sud. Ma chi si innamor\u00f2 della vicenda di santa Marina e la trasfer\u00ec in Europa furono pi\u00f9 tardi alcuni Crociati (XII secolo). Scriver\u00e0 nel<strong>&nbsp;1888 il canonico Girolamo De Marco<\/strong>: \u00abI crociati trovarono tuttavia viva la fama delle stupende meraviglie di questa vergine. E, come avviene in tempi di fede, quei guerrieri, pieno il cuore e la mente della divozione che avevano a quella santa gli orientali, tornati ne\u2019 loro Paesi, non seppero dimenticarla; e fecero ogni opera per diffonderne il culto indicandola<strong>&nbsp;protettrice potente di quelli che son fatti segno alle calunnie e alle false accuse<\/strong>.&nbsp; E in Francia, in Spagna, in Italia, fin d\u2019allora il nome di Marina trov\u00f2 nei cristiani petti un\u2019eco meravigliosa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia di Santa Marina \u00e8 emblematica della tradizione cristiana d\u2019Oriente: il tema del travestimento di donne in abiti maschili \u00e8 presente anche nelle storie di altre sante, come Tecla, Apollinaria, Eugenia, Eufrosina, Pelagia e Teodora. I racconti arrivati in Occidente tramite i crociati attraversarono tutto il Medioevo arrivando fino a Giovanna d\u2019Arco (XV secolo). Sebbene fin dall\u2019antichit\u00e0 si sentisse il bisogno di interdire alle donne questo travestimento (cos\u00ec la tredicesima norma del Sinodo di Gangra del IV secolo), probabilmente la possibilit\u00e0 di accedere allo studio e ai vertici della mistica o ad altre prerogative maschili, precluse alla maggioranza delle donne, non ferm\u00f2 molte di esse, le pi\u00f9 ardite, anche a costo di rinunciare alla loro identit\u00e0 femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fenomeno, e con esso l\u2019aspirazione alle pari opportunit\u00e0, \u00e8 giunto fino a noi nella letteratura, nel teatro e nel cinema. Dalla Viola de&nbsp;<em>La dodicesima notte<\/em>&nbsp;(1602) di William Shakespeare e da Joanna de&nbsp;<em>La freccia nera<\/em>&nbsp;(1883) di Robert L. Stevenson, fino alla Fran\u00e7oise di&nbsp;<em>Lady Oscar<\/em>&nbsp;(1972) nei manga della giapponese Ryoko Ikeda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marina, donna padre e vergine madre 19 OTTOBRE 2017&nbsp;di&nbsp;Bruno CantamessaFONTE:&nbsp;CITT\u00c0 NUOVA Una santa veneratissima da uomini e donne in Libano, sua terra d&#8217;origine, in Italia (\u00e8, ad esempio, compatrona di Venezia e le sue spoglie sono custodite nella chiesa di Santa Maria Formosa) e in altri Paesi, perch\u00e9 concentra in s\u00e9 sia paternit\u00e0 che maternit\u00e0. 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