{"id":10612,"date":"2024-03-10T10:19:39","date_gmt":"2024-03-10T09:19:39","guid":{"rendered":"http:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/?p=10612"},"modified":"2024-04-01T18:50:16","modified_gmt":"2024-04-01T16:50:16","slug":"san-prospero-di-reggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/2024\/03\/10\/san-prospero-di-reggio\/","title":{"rendered":"San Prospero di Reggio"},"content":{"rendered":"\n<p>Secondo la tradizione il Santo Patrono di Reggio Emilia visse nel V secolo e fu vescovo di Reggio Emilia tra il 480 ed il 505 circa. Secondo l\u2019usanza di allora il Vescovo veniva eletto dal clero e dal popolo riuniti in assemblea \u2013 famoso \u00e8 l\u2019esempio di S. Ambrogio \u2013 scegliendolo tra i preti o laici pi\u00f9 stimati per fede, dottrina e piet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire il ruolo di San Prospero nella vita e nella storia della citt\u00e0 e della diocesi, bisogna rivedere le vicende di quei tempi difficilissimi. Nel 476 Odoacre, capo degli Eruli, prima mercenario, poi invasore dell\u2019impero Romano d\u2019Occidente, aveva sconfitto e ucciso il generale romano Oreste a Pavia e deposto l\u2019ultimo imperatore Romolo Augustolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi per parecchi decenni Odoacre regn\u00f2 sull\u2019Italia col titolo di Patrizio romano, appropriandosi di un terzo delle terre per assegnarle ai suoi soldati e alle loro famiglie. Si ebbe quindi in Italia un periodo di relativa calma, se si eccettuano i facili soprusi e le violenze che si verificarono mentre i proprietari grossi e piccoli venivano spogliati delle loro terre e case, spesso costretti alla fuga o uccisi se si opponevano alla confisca\u2026 Ma ecco che i patti e le alleanze di Odoacre con i Vandali d\u2019Africa, i Visigoti di Spagna, i Franchi e i Burgundi di Francia, ingelosirono Zenone, imperatore d\u2019Oriente, il quale anche per liberarsi di Teodorico e dei suoi Ostrogoti, li spinse ad invadere l\u2019Italia. Quasi quattro anni dur\u00f2 la guerra tra Eruli ed Ostrogoti, Odoacre fu sconfitto nel 489 sull\u2019Isonzo poi a Verona poi sull\u2019Adda e costretto a rifugiarsi a Ravenna<\/p>\n\n\n\n<p>Qui resistette tre anni all\u2019assedio, poi nel 493 si arrese e fu ucciso a tradimento. Quattro anni di guerra, di scorrerie e di saccheggi dell\u2019esercito per mantenersi! Quattro anni di anarchia e di violenze in tutta la nostra regione, mentre i cittadini pi\u00f9 ricchi e colti, i magistrati romani fuggivano a sud.<\/p>\n\n\n\n<p>La gente abbandonava la pianura e si rifugiava sui monti e nei boschi. In questa situazione furono i Vescovi che dovettero assumere gli oneri dei magistrati, spesso anche come giudici ed amministratori delle citt\u00e0. In mancanza di altri e per il primato religioso e morale, di cui erano investiti, i Vescovi dovettero esercitare sia le funzioni religiose che pubbliche, veri difensori della citt\u00e0.<br>In questi gravosi compiti San Prospero dovette distinguersi pi\u00f9 che i sette Vescovi suoi predecessori, non solo per le sue virt\u00f9 e dottrina, ma sopratutto per la diffusione del Vangelo, la protezione dei deboli e l\u2019assistenza agli sbandati.<\/p>\n\n\n\n<p>San Prospero visse tra il 410 e il 500 circa, ma di quel tempo pressoch\u00e8 tutto \u00e8 andato distrutto. A San Prospero va la devozione locale a seguito del salvataggio della citt\u00e0 dal sacco di Attila.  Anno 490 d.C., l\u2019impero romano d\u2019occidente \u00e8 oramai decaduto e tutti i territori una volta sotto al suo controllo sono oramai preda di saccheggi e razie. Giungono voci che le terribili armate di Teodorico puntano su Roma distruggendo e depredando tutto quello che trovano sul loro cammino.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Reggio non \u00e8 che un paese, privo di difese che oramai sembra condannato a subire la furia dei barbari. La piccola comunit\u00e0 non sa cosa fare n\u00e8 a chi rivolgersi ed \u00e8 proprio in questa situazione che il Vescovo Prospero riunisce tutti gli abitanti nella nuova chiesa di Sant\u2019Apollinare per riunirsi in preghiera. Oramai solo un miracolo potrebbe salvare la citt\u00e0. Il tempo passa e le preghiere sembrano cadere nel vuoto. Il Vescovo allora per provare a salvare la citt\u00e0 esce dalla chiesa e si muove da solo verso le campagne dalle quali si sentono gi\u00e0 le grida dei barbari. Sempre solo raggiunge le schiere nemiche e chiede a Teodorico in persona di risparmiare la citt\u00e0 e che Dio lo avrebbe premiato per un tale atto di generosit\u00e0. Il Re barbaro scoppia invece a ridere e umilia l\u2019uomo che si \u00e8 dimostrato debole e inerme. Il Vescovo invece, per nulla intimorito solleva lentamente le braccia e da subito una fittissima nebbia cominci\u00f2 a formarsi, uscendo dalla terra come se la pianura stessa l\u2019avesse espirata. La campagna, la citt\u00e0, fino anche alle montagne, tutto fu coperto da una coltre cos\u00ec fitta e compatta da sembrare latte. I barbari, spaventati da questo prodigio si ritirarono giurando che appena la nebbia si fosse diradata avrebbero raso al suolo la citt\u00e0. Ma la nebbia non si dirad\u00f2 e ammessa la sconfitta le schiere abbandonarono la regione senza riuscire nel loro intento.<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto l\u2019altar maggiore della chiesa di San Prospero, a Reggio Emilia, sono custodite le reliquie del santo patrono della citt\u00e0 sul quale poche sono le notizie certe. Si sa soltanto che fu vescovo della citt\u00e0 nel V secolo e che il suo culto \u00e8 antichissimo, attestato certamente dal IX secolo grazie ad alcuni documenti che ci sono pervenuti. Secondo la tradizione venne sepolto nella chiesa di Sant\u2019Apollinare, l\u2019attuale Sant\u2019Agostino, vicino alla quale \u00e8 stata scoperta una necropoli del IV secolo: la presenza di una zona cimiteriale fuori dell\u2019antica citt\u00e0 romana, nel suburbio meridionale, dove un divieto che risaliva alle leggi delle Dodici Tavole proibiva di seppellire i morti, permette di considerare fondata questa tradizione, sicch\u00e9 si pu\u00f2 congetturare che nella tarda antichit\u00e0 e nel primo periodo longobardico quella fosse la cattedrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019VIII secolo i Longobardi fondarono nel suburbio settentrionale una nuova cattedrale, dedicata a san Prospero, dove trasportarono anche il suo corpo.&nbsp;<em>Il Sermo de translatione,<\/em>&nbsp;che insieme con la&nbsp;<em>Omelia de Vita sancti Prosperi<\/em>&nbsp;\u00e8 la pi\u00f9 antica narrazione agiografica e risale probabilmente al X secolo, racconta che al tempo di Liutprando, re dei Longobardi, al vescovo di Reggio, Tommaso, apparve in sogno san Prospero vestito con la bianca stola episcopale, che gli ordin\u00f2 di costruire una nuova e pi\u00f9 grande basilica per venerare il suo corpo poich\u00e9 le invasioni barbariche che avevano devastato Reggio avevano reso inservibile quella che si trovava nella zona cimiteriale. Il vescovo, riferita la visione ai fedeli, edific\u00f2 la nuova chiesa che fu dedicata al santo patrono. Nel giorno della traslazione, celebrata il 24 novembre mentre il&nbsp;<em>dies natalis<\/em>&nbsp;cadeva e cade il 25 giugno, oltre agli aromi che si sparsero dal sepolcro si ebbero tante guarigioni miracolose a testimoniare la santit\u00e0 dell\u2019antico vescovo di Reggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella seconda met\u00e0 del X secolo, il corpo di san Prospero fu trasportato all\u2019interno della citt\u00e0, nella basilica di Santa Maria, diventata la nuova cattedrale, per sottrarlo alle inondazioni abbastanza frequenti in quel periodo. Successivamente il vescovo Teuzone costru\u00ec per ospitare le sue reliquie una nuova basilica che venne consacrata da papa Gregorio V nel 997: l\u2019attuale San Prospero in Castello ricostruita poi nel XVI secolo. In quel periodo Prospero era considerato ormai il patrono di Reggio: l\u2019esaltazione della sua figura era cominciata all\u2019inizio del secolo quando il vescovo Pietro era diventato il fulcro della vita cittadina riorganizzandone l\u2019amministrazione e le difese con l\u2019erezione dei&nbsp;<em>castra,<\/em>cio\u00e8 dei terrapieni, fossi e palizzate in grado di fermare i combattenti a cavallo, e aveva ottenuto diversi privilegi imperiali, assumendo la carica e le funzioni di amministratore pubblico, di conte. La sua nuova funzione comportava la necessit\u00e0 di conferire autorevolezza al suo potere; e a questa esigenza era perfettamente funzionale l\u2019esaltazione di un vescovo del passato come modello ideale per la popolazione. Fu proprio allora che si compilarono i due testi agiografici e che venne spostata la sede dell\u2019episcopio dalla basilica fuori delle mura a quella di Santa Maria, pi\u00f9 facilmente difendibile.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong><mark style=\"background-color:rgba(0, 0, 0, 0);color:#c61515\" class=\"has-inline-color\">Un agiografo fantasioso<\/mark><\/strong> invent\u00f2 anche una leggenda su san Prospero narrando nella&nbsp;<em>Vita<\/em>&nbsp;che nel V secolo lo scrittore Prospero d\u2019Aquitania, donate le sue ricchezze ai poveri e liberati gli schiavi, si rec\u00f2 in pellegrinaggio a Roma dove venne accolto da papa Leone Magno. Poi Prospero manifest\u00f2 l\u2019intenzione di recarsi in Calcedonia per combattere un\u2019eresia, ma il pontefice ebbe una visione secondo la quale egli sarebbe dovuto diventare il nuovo vescovo di Reggio. Sicch\u00e9 Prospero part\u00ec per la citt\u00e0 emiliana dove in quei giorni era morto il vescovo e un sacerdote aveva avuto la visione che stava per giungere da Roma il nuovo pastore. Arriv\u00f2 a Reggio preceduto dalla sua fama di santit\u00e0 e venne accolto trionfalmente dal clero e dal popolo che lo acclamarono loro vescovo. Predic\u00f2 ai fedeli con un\u2019omelia che l\u2019agiografo prese in prestito dalla&nbsp;<em>Vita di sant\u2019Epifanio di Pavia<\/em>&nbsp;di Ennodio, dove si esaltava la figura del vescovo come padre e difensore e pacificatore della citt\u00e0. Sicch\u00e9 l\u2019agiografo, identificando il patrono della citt\u00e0 con il pi\u00f9 noto san Prospero di Aquitania, teologo agostiniano, morto nel 463, otteneva due risultati: di esaltarne la figura e di utilizzarlo come strumento di coesione civile. Da questa contaminazione si diffuse una leggenda dove si attribuivano al vescovo di Reggio gli scritti dell\u2019aquitano e a questi l\u2019episcopato : leggenda che indusse in errore persino il Baronio che nel&nbsp;<em>Martirologio Romano<\/em>&nbsp;fiss\u00f2 il&nbsp;<em>dies natalis<\/em>&nbsp;al 25 giugno. Sicch\u00e9 oggi entrambi i santi sono venerati alla stessa data.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto a san Prospero di Reggio Emilia non possediamo nessun documento attendibile per ricostruirne la figura: che nell\u2019iconografia appare in abiti episcopali e il modellino della citt\u00e0 fra le mani, come nella&nbsp;<em>Madonna coi santi Bernardo e Prospero<\/em>&nbsp;di Giovanni Soncini, nei Musei Civici di Reggio Emilia, mentre nella statua cuspidale della basilica di San Prospero in Castello \u00e8 un angioletto ai suoi piedi a reggere vezzosamente il modellino. Talvolta appare anche con un libro fra le mani a ricordo della sua presunta identificazione con il teologo Prospero di Aquitania.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo la tradizione il Santo Patrono di Reggio Emilia visse nel V secolo e fu vescovo di Reggio Emilia tra il 480 ed il 505 circa. Secondo l\u2019usanza di allora il Vescovo veniva eletto dal clero e dal popolo riuniti in assemblea \u2013 famoso \u00e8 l\u2019esempio di S. 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