{"id":10676,"date":"2024-03-10T21:54:43","date_gmt":"2024-03-10T20:54:43","guid":{"rendered":"http:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/?p=10676"},"modified":"2024-03-27T21:09:53","modified_gmt":"2024-03-27T20:09:53","slug":"san-giovanni-da-san-facondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/2024\/03\/10\/san-giovanni-da-san-facondo\/","title":{"rendered":"San Giovanni da San Facondo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"699\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/sangiovannidasanfacondo-699x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10677\" style=\"width:840px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/sangiovannidasanfacondo-699x1024.jpg 699w, https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/sangiovannidasanfacondo-205x300.jpg 205w, https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/sangiovannidasanfacondo-768x1125.jpg 768w, https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/sangiovannidasanfacondo-1048x1536.jpg 1048w, https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/sangiovannidasanfacondo-1398x2048.jpg 1398w, https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/sangiovannidasanfacondo-scaled.jpg 1747w\" sizes=\"auto, (max-width: 699px) 100vw, 699px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-background\" style=\"background-color:#f9ebd8\"><em>Pozo Amarillo, era un pozzo nel quale ai tempi del santo cadde un fanciullo. Il pozzo era profondo ma Juan vi gett\u00f2 la sua cintura: l&#8217;acqua sal\u00ec fino a permettere al piccolo di aggrapparsi ad essa e salvarsi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo santo agostiniano \u00e8 uno dei pi\u00f9 zelanti predicatori che abbia mai avuto la Spagna. Nacque a Sahagun o San Facondo, nella diocesi di Leon (Asturie) dalla nobile famiglia dei Gonz\u00e0les. La loro unione era stata resa feconda, dopo 16 anni di sterilit\u00e0, per intercessione di Maria SS., che avevano pregato in un santuario delle vicinanze del paese e in onore della quale avevano fatto elemosine e digiuni. Giovanni fin dall&#8217;infanzia si mostr\u00f2 schivo dei giochi e della compagnia dei coetanei, ma molto propenso a prendere parte alle funzioni in parrocchia. Per questo i genitori lo affidarono all&#8217;educazione dei Benedettini, che Alfonso III il Grande, re di Leon, aveva voluto presso la chiesa di San Facondo.<br>Alla loro scuola Giovanni studi\u00f2 con frutto la filosofia e la teologia. Al termine del corso egli fu costretto dal padre, bench\u00e9 ancora giovane, ad accettare il beneficio di Dormilo su cui aveva un diritto di patronato. Siccome per\u00f2 non poteva soddisfarne gli obblighi, dopo un po&#8217; di tempo il Santo lo scongiur\u00f2, per delicatezza di coscienza, a esonerarlo. A ventun anni il padre lo present\u00f2 al vescovo di Burgos, Alfonso di Cartagena, che lo fece canonico della cattedrale e gli confer\u00ec altri benef\u00ecci. Giovanni si mostr\u00f2 allora tanto generoso verso i poveri che fu accusato di dissipare i beni di cui aveva l&#8217;amministrazione. La calunnia serv\u00ec soltanto ad aumentare la stima che il vescovo aveva concepito del suo canonico. Lo volle ordinare sacerdote nonostante le esitazioni e gli scrupoli di lui.<br>Bench\u00e9 non amasse la corte del vescovo a causa del frastuono che vi regnava, Giovanni se ne compiaceva perch\u00e9 gli sembrava di trovare Dio nella sottomissione al capo della diocesi. Rimase presso di lui 6 anni, poi la morte dei genitori lo distacc\u00f2 del tutto dalle comodit\u00e0 della vita e dallo spirito mondano. Chiese quindi al vescovo il permesso di ritirarsi a Salamanca.<br>Il Santo dapprima fu ricevuto (1450) nel collegio di San Bartolomeo, che era il seminario di tutta la Spagna. Dopo 4 anni di studio insegn\u00f2 all&#8217;universit\u00e0 e si diede al ministero sacro nella parrocchia di San Sebastiano con grande successo e consolanti frutti spirituali. Dimorava presso un canonico molto virtuoso che gli permetteva di darsi a grandi austerit\u00e0. Dopo nove anni di fatiche e di macerazioni, Dio permise che fosse tormentato da dolorosissimi calcoli renali. Egli consent\u00ec a lasciarsi operare e fece voto di farsi religioso se ne fosse uscito sano e salvo. Appena fu in condizione di camminare per la citt\u00e0, gli si present\u00f2 un mendico a chiedergli l&#8217;elemosina. Di due abiti che aveva, Giovanni gli regal\u00f2 il migliore. Nella notte fu favorito da Dio di una visione che gli riemp\u00ec l&#8217;anima di un indicibile gaudio.<br>Il giorno dopo il Santo and\u00f2 a bussare alla porta del convento degli Agostiniani. Essi lo ricevettero a braccia aperte (1463) perch\u00e9 era da tutti conosciuto per la scienza, l&#8217;eloquenza e soprattutto la santit\u00e0. Durante il noviziato fece rapidi progressi nell&#8217;ubbidienza e nell&#8217;umilt\u00e0, e Dio gli concesse il dono dei miracoli. Essendogli stata affidata la cura del refettorio e della cantina, per sovvenire ai bisogni della numerosa comunit\u00e0, moltiplic\u00f2 con un semplice segno di croce, per diversi mesi, il vino di una botticella che non sarebbe potuto bastare pi\u00f9 di una settimana.<br>Poco dopo la professione religiosa (1464) Giovanni fu eletto maestro dei novizi e quindi Definitore della Provincia, carica questa che gli fu rinnovata per sette volte di seguito, fino alla morte. Nessuno era pi\u00f9 esemplare di lui nell&#8217;osservanza della Regola, nessuno era pi\u00f9 diligente di lui nel farla osservare. Considerava difatti la pi\u00f9 piccola infrazione ad essa come un&#8217;apostasia. Un giorno gli capit\u00f2 di rimanere involontariamente in un luogo pi\u00f9 di quanto il Priore gli aveva concesso. Giovanni ne prov\u00f2 una cos\u00ec grande afflizione che, in penitenza, ottenne di restarsene per due giorni chiuso in una stanza senza cibo e senza bevande.<br>Il santo fu pure nominato Priore del convento di Salamanca a due riprese, nel 1471 e nel 1477. Egli non comand\u00f2 mai nulla di cui non avesse dato prima l&#8217;esempio. Nelle riprensioni usava una severit\u00e0 mista a tanta dolcezza che nessuno dei sudditi osava fargli resistenza. Possedeva l&#8217;arte del governo sia perch\u00e9 era molto sapiente e sia perch\u00e9 era profondamente umile. Si considerava il pi\u00f9 miserabile di tutti gli uomini e riconosceva che le grazie straordinarie con cui Dio lo favoriva erano altrettanti rimedi accordati alla sua debolezza. Era cos\u00ec delicato di coscienza che sentiva il bisogno di confessarsi fino a tre volte il giorno non tollerando la pi\u00f9 piccola infrazione alla virt\u00f9 della giustizia. Il Priore gliene fece le rimostranze perch\u00e9 gli pareva che affaticasse inutilmente i confessori e desse cattivo esempio ai confratelli inducendoli a credere che commettesse numerose e gravi colpe. Dio concesse al suo servo un grado molto elevato di contemplazione, che gli faceva trascorrere intere notti nella dolcezza dell&#8217;estasi e talora rapito per aria. Dopo mattutino egli non tornava pi\u00f9 a letto, ma si preparava alla Messa. Mentre la celebrava Ges\u00f9 Cristo gli appariva di frequente pi\u00f9 splendente del sole e gli concedeva, in familiari colloqui, sublimi conoscenze riguardo alla grandezza del divino sacrificio. Nel celebrarlo Giovanni impiegava d&#8217;ordinario due ore. Il Priore gli ordin\u00f2 un giorno di essere pi\u00f9 breve per evitare le lamentele dei fedeli. Il santo si sforz\u00f2 di ubbidire, ma non gli riusc\u00ec. Per convincere il superiore della necessit\u00e0 di ridonargli la sua libert\u00e0 fu costretto a manifestargli che, dopo la consacrazione, il Signore gli appariva sotto forma corporale e gloriosa. S.Tommaso da Villanova (+1555), vescovo di Valenza, dei carismi del suo confratello, S. Giovanni da San Facondo, faceva oggetto di predicazione, dopo la morte di lui, a edificazione del popolo cristiano.<br>Dalle comunicazioni con il Signore, derivava al santo una straordinaria forza di persuasione nella predicazione. Egli riprendeva il vizio ovunque lo scovava, senza guardare in faccia ad amici o a persone costituite in dignit\u00e0. Non gli mancarono affronti e minacce di morte da parte di signori che si sentivano presi di mira per le loro usure e i loro vizi, o di signore che si sentivano biasimate per il lusso sfrenato e le quotidiane dissolutezze, ma Dio lo liber\u00f2 dalle loro insidie finch\u00e9 la sua missione non fu terminata. Per ordine dei superiori Giovanni riprese l&#8217;opera pacificatrice che aveva gi\u00e0 svolto nella citt\u00e0 prima che si facesse religioso. In quel tempo Salamanca era perturbata da due fazioni opposte. Non passava giorno senza che scorresse sangue per le vie e che si facessero vendette persino davanti all&#8217;altare. Il santo moltiplic\u00f2 la predicazione, le preghiere e le penitenze per riportare la pace tra i contendenti, ma inutilmente.<br>Alcuni sediziosi avevano avuto l&#8217;ardire di comparire armati nella chiesa in cui predicava la pace, pronti a suscitarvi risse. Un giorno, divorato dallo zelo per la casa di Dio, illuminato dallo Spirito Santo, con voce possente e profetica ammon\u00ec che chi avesse avuto l&#8217;ardire di mettere mano alla spada per eccitare il tumulto sarebbe morto all&#8217;istante. Uno dei pi\u00f9 ostinati, sprezzante delle sue minacce, volle estrarre la spada dal fodero, ma il presuntuoso cadde a terra fulminato tra lo spavento generale. Quel pubblico castigo sort\u00ec l&#8217;effetto desiderato. A Salamanca, dopo anni di guerre, che tre re di Spagna avevano inutilmente cercato di fare cessare, fu ristabilita la pace. A ragione i cittadini scolpiranno sul sepolcro del santo dopo la sua morte: &#8220;Hic jacet per quem Salmantica non jacet&#8221;.<br>Il santo di Dio continu\u00f2 a predicare contro i disordini che potevano provocare altre turbolenze: le ingiustizie sociali, il concubinato e il meretricio. Per ricondurre i peccatori sul retto sentiero non temette di andarli a scovare nei postriboli e ricordare loro la necessit\u00e0 di praticare la castit\u00e0 per salvarsi. Di questa angelica virt\u00f9 il santo ne fu per cos\u00ec dire il martire. A Salamanca un signore viveva in modo scandaloso con una donna dissoluta. Soltanto Giovanni os\u00f2 minacciare loro i divini castighi. L&#8217;uomo, tocco dalla grazia, si convert\u00ec; la donna, vistasi abbandonata, concep\u00ec un odio mortale contro lo scomodo predicatore e pare che sia riuscita a fare mescolare del veleno nel vino che gli sarebbe servito per la celebrazione della Messa.<br>Giovanni, che leggeva nei cuori e aveva il dono della profezia, un giorno annunci\u00f2 pubblicamente che avrebbe cessato di vivere entro l&#8217;anno. Mor\u00ec difatti a Salamanca l&#8217;11-6-1479 dopo avere sofferto con pazienza grandi dolori, e avere esclamato con fiducia: &#8220;Nelle tue mani, o Signore, raccomando il mio spirito&#8221;. Fu seppellito nella chiesa del convento.<br>Giovanni da San Facondo fu canonizzato da Alessandro VIII il 16-10-1690. Innocenzo X ne aveva confermato il culto il 28-9-1651. E&#8217; raffigurato nell&#8217;atto di sorreggere il calice con la particela, a ricordo della sua straordinaria devozione verso l&#8217;Eucaristia, ed \u00e8 invocato contro i calcoli renali dai quali egli stesso era stato guarito.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Autore:&nbsp;Guido Pettinati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pozo Amarillo, era un pozzo nel quale ai tempi del santo cadde un fanciullo. Il pozzo era profondo ma Juan vi gett\u00f2 la sua cintura: l&#8217;acqua sal\u00ec fino a permettere al piccolo di aggrapparsi ad essa e salvarsi. Questo santo agostiniano \u00e8 uno dei pi\u00f9 zelanti predicatori che abbia mai avuto la Spagna. 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