{"id":11694,"date":"2024-03-25T17:01:12","date_gmt":"2024-03-25T16:01:12","guid":{"rendered":"http:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/?p=11694"},"modified":"2024-03-26T10:46:15","modified_gmt":"2024-03-26T09:46:15","slug":"santagostino-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/2024\/03\/25\/santagostino-2\/","title":{"rendered":"Sant&#8217;Agostino"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"698\" src=\"http:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/agostino-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11697\" srcset=\"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/agostino-1.jpg 900w, https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/agostino-1-300x233.jpg 300w, https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/agostino-1-768x596.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Agostino era nato il 13 novembre del 354 a Tagaste, un paese agricolo sull\u2019altipiano della Numidia, nell\u2019Africa settentrionale, in una famiglia di piccoli proprietari che vivevano sulla rendita dei loro terreni. Il padre Patrizio, che era anche membro del consiglio comunale, era pagano; la madre, Monica, che aveva avuto tre figli, fra cui il primogenito Agostino, era invece cristiana; e fu lei a dargli la prima educazione religiosa ma senza battezzarlo, come d\u2019altronde succedeva spesso a quei tempi, quando si rinviava il sacramento all\u2019et\u00e0 matura.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo i primi studi a Tagaste e poi nella vicina Madaura si rec\u00f2 nel 371 a Cartagine grazie all\u2019aiuto di un facoltoso signore del suo paese, Romaniano. Agostino, che aveva sedici anni, era un adolescente molto vivace ed esuberante: mentre frequentava la scuola di un retore, cominci\u00f2 a convivere con una giovane cartaginese che nel 372 gli diede un figlio, Adeodato. Quella relazione sarebbe durata quattordici anni. La nascita inaspettata del figlio lo costrinse a disciplinarsi a una vita meno dispersiva e inconcludente, soprattutto concentrata negli studi per i quali era stato inviato a Cartagine. Fu in quegli anni che matur\u00f2 la sua prima vocazione di filosofo grazie alla lettura di un dialogo di Cicerone,&nbsp;l\u2019Ortensio,&nbsp;dove lo scrittore latino sottolineava come soltanto la filosofia aiutasse la volont\u00e0 ad allontanarsi dal male e a esercitare la virt\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>A Cartagine, dopo aver tentato invano di capire la Sacra Scrittura, s\u2019imbatt\u00e9 nel manicheismo di cui divenne presto un apostolo entusiasta. Cominciava cos\u00ec la sua avventurosa ricerca della verit\u00e0 attraverso eresie e filosofie dalle quali, dopo un\u2019iniziale adesione, prendeva poi le distanze grazie al suo spirito critico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ultimati gli studi, torn\u00f2 nel 734 a Tagaste dove Romaniano non soltanto gli apr\u00ec una scuola di grammatica e retorica ma lo ospit\u00f2 in casa sua con tutta la famiglia dopo il rifiuto della madre che aveva preferito separarsi da Agostino per non condividerne le scelte. Soltanto pi\u00f9 tardi lo riammise in casa perch\u00e9 aveva avuto un sogno premonitore secondo il quale il figlio sarebbe tornato alla fede cristiana.<\/p>\n\n\n\n<p>A Tagaste Agostino insegn\u00f2 per due anni arte oratoria; ma il paese era troppo modesto per le sue ambizioni, sicch\u00e9 nel 376 decise di ritornare a Cartagine dove l\u2019amico Romaniano, che egli aveva convertito al manicheismo, lo aiut\u00f2 ad aprire una scuola procurandogli persino i primi allievi. Fu a Cartagine che il giovane retore cominci\u00f2 a nutrire i primi dubbi sul manicheismo, che si aggravarono quando ebbe modo di frequentare Fausto di Milevi il quale nel 383 si era trasferito in Africa. Fausto, che era uno degli esponenti pi\u00f9 autorevoli della setta, non soltanto non riusc\u00ec a scioglierli, ma gliene suscit\u00f2 altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva vissuto ormai sette anni a Cartagine quando, stanco della poca disciplina dei suoi alunni e forse desideroso di nuove esperienze, decise di trasferirsi a Roma. Sordo alle lacrime della madre che voleva trattenerlo in Africa, la lasci\u00f2 con un pretesto e salp\u00f2 segretamente per l\u2019Italia insieme con la moglie e il figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a Roma, dove grazie all\u2019ospitalit\u00e0 dei manichei aveva ripreso l\u2019insegnamento, non riusc\u00ec a trovarsi a suo agio. Una malattia gravissima lo condusse quasi alla morte, l\u2019ipocrisia dei manichei romani lo allontan\u00f2 spiritualmente dalla setta anche se esteriormente manteneva buoni rapporti per motivi di convenienza. Ormai cercava altrove una soluzione ai suoi dubbi: una strada lunga, la sua, che avrebbe attraversato i territori dello scettiscimo e del materialismo. Anche l\u2019attivit\u00e0 di&nbsp;insegnante cominci\u00f2 a pesargli, anzi a disgustarlo perch\u00e9 gli studenti romani avevano l\u2019abitudine di trasferirsi in massa presso un nuovo insegnante quando veniva il momento di pagare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 384 decideva di lasciare Roma per Milano che era diventata la sede stabile della corte imperiale: una citt\u00e0 vivace culturalmente ed economicamente, dove ormai aveva acquisito una grande autorit\u00e0 il vescovo Ambrogio. Grazie all\u2019appoggio del prefetto dell\u2019Urbe, Quinto Aurelio Simmaco, al quale era stato raccomandato dai manichei, era riuscito ad ottenere la cattedra di retorica che in quel momento era vacante.<\/p>\n\n\n\n<p>Milano fu la tappa decisiva della sua ricerca. Non poco contribu\u00ec alla sua conversione sant\u2019Ambrogio, che Agostino, dopo una visita di cortesia, non ebbe modo di frequentare assiduamente, ma poteva ascoltare regolarmente in cattedrale dove predicava. Frequentava invece un anziano sacerdote, san Simpliciano, che aveva preparato all\u2019episcopato Ambrogio. Simpliciano, la cui festa liturgica cade il 16 agosto, con finissimo intuito pedagogico lo incoraggi\u00f2 a leggere i neoplatonici ai quali Agostino si era gi\u00e0 avvicinato nella sua ricerca, spiegandogli che i loro scritti suggerivano \u00abin tutti i modi l\u2019idea di Dio e del suo Verbo\u00bb. Sapeva che per un intellettuale come Agostino quella sarebbe stata la via maestra per liberarsi delle scorie che ne impedivano la conversione.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo lento processo contribu\u00ec anche la madre che lo aveva raggiunto a Milano nella primavera del 385. Si deve a lei l\u2019incontro tra il figlio e Ambrogio che segn\u00f2 un altro passo verso il battesimo. Ma soprattutto la sua testimonianza nel vivere la fede aiut\u00f2 il figlio a capire il nucleo del cristianesimo, la comunione con il Cristo. E fu lei a convincerlo a lasciare la moglie, che giuridicamente era soltanto una concubina, rimandandola in Africa senza il figlio Adeodato che egli tenne presso di s\u00e9. Come giudicare quella decisione per tanti aspetti crudele?<\/p>\n\n\n\n<p>Celebre \u00e8 l atto finale, la scena della conversione. Agostino si era appartato nel giardino della sua casa milanese. Era disorientato, angosciato, incerto. Finch\u00e9 da una casa vicina ud\u00ec una voce: \u00abTolle, lege; tolle, lege\u00bb, prendi e leggi. Poco prima, allontanandosi da un amico, aveva lasciato su un tavolo le Lettere di san Paolo. Ritorn\u00f2 sui suoi passi e apr\u00ec a caso il libro leggendo: \u00abComportiamoci onestamente&#8230;: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurit\u00e0 e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Ges\u00f9 Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri\u00bb (Rm 13, 13 ss.).<\/p>\n\n\n\n<p>Il professore di retorica continu\u00f2 ancora per qualche settimana il suo insegnamento; poi si ritir\u00f2 insieme con la madre, il figlio e alcuni amici a una trentina di chilometri a nord di Milano, a Cassiciaco. Infine nella notte di Pasqua del 387 ricevette il battesimo dalle mani del vescovo Ambrogio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai non aveva pi\u00f9 motivi per restare in Italia. Decise di ritornare in patria dove voleva creare una comunit\u00e0 di amici in una vita monastica. Verso la fine dell\u2019estate lasci\u00f2 Milano scendendo fino ad Ostia da dove si sarebbe dovuto imbarcare per l\u2019Africa. Mentre aspettavano la nave, Monica improvvisamente si ammal\u00f2 di una febbre maligna, probabilmente malaria, e dopo nove giorni, all\u2019et\u00e0 di cinquantasei anni, mor\u00ec: era il 27 agosto del 387, che divenne la sua festa liturgica. Il suo corpo, sepolto nella chiesa di Sant\u2019Aurea, fu trasferito nel 1430 a Roma, nella chiesa di San Trifone, poi dedicata a sant\u2019Agostino, dove si venera con grande devozione: Monica \u00e8 considerata infatti il modello e la patrona delle madri cristiane.<\/p>\n\n\n\n<p>Agostino, sepolta la madre, decise di restare a Roma ancora per un anno per visitare i monasteri e studiare le tradizioni di quella Chiesa. Tornato in patria nel 388, vendette i pochi beni che aveva, ne distribu\u00ec il ricavato ai poveri e insieme con alcuni amici fond\u00f2 una piccola comunit\u00e0 dove tutto era propriet\u00e0 comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre anni dopo, mentre si trovava per caso nella basilica di Ippona, il vescovo Valerio stava proponendo alla comunit\u00e0 di consacrare un sacerdote che potesse assisterlo. La presenza di Agostino non era passata inosservata: ad un tratto si lev\u00f2 un grido: \u00abAgostino prete!\u00bb. Non era certo questa la strada che avrebbe voluto imboccare. Cerc\u00f2 in tutti i modi di rifiutare la designazione. Ma fu tutto inutile: alla fine dovette accettare. Chiese tuttavia al vescovo di poter costruire un monastero dove, accanto ad alcuni anziani ecclesiastici a riposo, vennero a vivere inizialmente molti laici che mantenevano la comunit\u00e0 col lavoro manuale. Ma ben presto quel monastero \u2014 e certamente altri edificati successivamente sullo stesso tipo \u2014 divenne un seminario di preti e vescovi della Chiesa africana. \u00abQuesto fatto ebbe ripercussioni notevolissime in seno alla cristianit\u00e0,\u00bb ha osservato Giuseppe Turbessi in&nbsp;Regole monastiche antiche&nbsp;(Roma 1990) \u00abla quale cos\u00ec si avvi\u00f2 verso una salutare riforma dei costumi che serv\u00ec mirabilmente a ristabilire l\u2019ordine, la pace e l\u2019unione degli spiriti&#8230; L\u2019iniziativa agostiniana inoltre gettava le basi del rinnovamento dei costumi del clero. \u201cIl sacerdozio \u00e8 cosa tanto grande che appena un buon monaco\u201d cos\u00ec pensava sant\u2019Agostino \u201cpu\u00f2 darci un buon chierico\u201d.\u00bb Scrisse anche una brevissima Regola,&nbsp;Regula ad servos Dei,&nbsp;che venne poi assunta dalla Comunit\u00e0 dei canonici regolari, o Agostiniani, a met\u00e0 del IX secolo. Nella Regola si colgono molte affinit\u00e0 con il monachesimo di san a Basilio Magno nell\u2019apertura pastorale verso i fratelli e nel rifiuto di eccessive mortificazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Cinque anni dopo il vescovo Valerio, temendo che Agostino venisse eletto alla cattedra episcopale di qualche altra Chiesa, convinse il primate della Numidia, Megalio di Calama, a consacrarlo vescovo coadiutore di Ippona. Dovette lasciare il suo monastero, ma nell\u2019episcopio continu\u00f2 a condurre vita in comune con i sacerdoti. Infine nel 397, morto Valerio, fu nominato suo successore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno Agostino doveva presiedere le funzioni liturgiche, amministrare i sacramenti e di domenica predicare. Inoltre doveva preparare al battesimo i catecumeni, occuparsi dei poveri e degli orfani, dedicarsi all\u2019attivit\u00e0 caritativa. Nello stesso tempo scriveva le sue opere, che dalle&nbsp;Confessioni&nbsp;sino alla&nbsp;Citt\u00e0 di Dio&nbsp;sono la testimonianza di un pensiero teologico che si confrontava con le eresie e i problemi del tempo: una riflessione che avrebbe influenzato tutto il dibattito teologico occidentale, tant\u2019\u00e8 vero che la sua dottrina della Grazia ha suscitato fino all\u2019et\u00e0 moderna dispute e interpretazioni diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver discusso con manichei, donatisti e pelagiani Agostino dedic\u00f2 una delle sue ultime opere,&nbsp;La citt\u00e0 di Dio,&nbsp;a confutare le accuse che i pagani, dopo il sacco di Roma, rivolgevano al cristianesimo che ritenevano una dottrina irrazionale&nbsp;e socialmente inefficace, impotente ad opporsi alla rovina di una citt\u00e0 e al crollo di un mondo: un\u2019opera imponente che, se rivela delle crepe nella polemica antipagana, \u00e8 invece una compiuta visione metafisica ed escatologica della storia umana.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 di Dio&nbsp;non fu la sua ultima opera. Lavor\u00f2 ad altri scritti, fra cui&nbsp;Le ritrattazioni&nbsp;in cui cerc\u00f2 di sottoporre a una rilettura critica l\u2019intera sua riflessione per chiarire, completare e correggere il suo pensiero in modo da offrirne l\u2019autentica interpretazione. Ma non riusc\u00ec a completarla: nel 429 si ammal\u00f2 gravemente mentre la sua citt\u00e0 era assediata dai Vandali. Mor\u00ec all\u2019et\u00e0 di settantasei anni il 28 agosto del 430, che divenne poi la sua festa liturgica. Il suo corpo, sottratto ai Vandali durante l\u2019evacuazione e l\u2019incendio di Ippona, venne trasportato a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe al tempo del suo primo esilio (508-517 circa) o del secondo (518-519) insieme con quelli di altri vescovi africani. Infine, tra il 720 e il 725, il pio re longobardo Liutprando riusc\u00ec a riscattare dai Saraceni la salma di Agostino e a trasferirla a Pavia, non lontana dai luoghi della sua conversione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-44c0d5243e3e119aa198bd757ddf278d\" style=\"color:#961616\"><em>Secondo la tradizione le reliquie di sant\u2019Agostino Aurelio sono custodite a Pavia, nella chiesa di San Pietro in Ciel d\u2019Oro, sotto la mensa dell\u2019altar maggiore, in una cassetta argentea dell\u2019VIII secolo. Sopra l\u2019altare l\u2019arca di Sant\u2019Agostino, opera di maestri lombardi del XIV secolo, raffigura gli episodi principali della sua vita che egli stesso ci ha raccontato in uno dei testi pi\u00f9 celebri della letteratura occidentale,\u00a0Le confessioni,\u00a0che insieme con l\u2019epistolario e la\u00a0Vita sancti Augustini,\u00a0scritta da Possidio, suo confratello nel monastero di Ippona nel 391, sono state le fonti principali delle innumerevoli biografie scritte fino ad oggi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-8f292c589fc8033f30584a785843a235\" style=\"color:#22755c\"><em>Nonostante che Agostino sia vissuto soltanto cinque anni in Italia \u00e8 diventato un santo molto venerato nel nostro Paese, tant\u2019\u00e8 vero che molte sono le chiese che gli son dedicate, cos\u00ec come le opere d\u2019arte dove egli appare sovente con gli attributi episcopali della mitra e del pastorale, ma talvolta anche come monaco agostiniano con il saio nero e la cintura di cuoio. Come Dottore della Chiesa \u00e8 invece seduto a uno scrittoio dove campeggia un libro aperto: cos\u00ec appare nella sua pi\u00f9 antica immagine, un affresco del Sancta Sanctorum della basilica del Laterano, che risale al VI secolo. Non rara \u00e8 la sua immagine di santo cardioforo <strong>(vedi immagine nel soffitto della chiesa di Sant&#8217;Agostino a Rimini) <\/strong>, che porta cio\u00e8 in mano un cuore fiammeggiante o trafitto da frecce in ricordo del passo delle\u00a0Confessioni\u00a0dove egli, rivolgendosi a Ges\u00f9, dichiara: \u00abCi avevi trafitto il nostro cuore con il tuo amore\u00bb. Ma il suo cuore non fiammeggia n\u00e9 \u00e8 trafitto da frecce nel particolare di\u00a0Madonna\u00a0e\u00a0santi\u00a0del Pinturicchio, custodito nella Pinacoteca Vannucci a Perugia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-a47a52e3b39d138f1d93d8dbfd83dc20\" style=\"color:#22755c\"><em>Dal XV secolo compare un altro motivo iconografico che si ispira alla leggenda secondo la quale un angelo sarebbe apparso a sant\u2019Agostino, che stava meditando sulla Santissima Trinit\u00e0, dimostrandogli come il tentativo di comprenderne il mistero fosse vano quanto quello di raccogliere l\u2019acqua del mare in una piccola fossa scavata sulla spiaggia: nel dipinto del Botticelli, alla Galleria degli Uffizi a Firenze, l\u2019angelo ha le sembianze di un bimbo in costume quattrocentesco.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agostino era nato il 13 novembre del 354 a Tagaste, un paese agricolo sull\u2019altipiano della Numidia, nell\u2019Africa settentrionale, in una famiglia di piccoli proprietari che vivevano sulla rendita dei loro terreni. 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