{"id":11928,"date":"2024-03-26T19:16:18","date_gmt":"2024-03-26T18:16:18","guid":{"rendered":"http:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/?p=11928"},"modified":"2024-03-26T21:21:57","modified_gmt":"2024-03-26T20:21:57","slug":"san-nicola-da-tolentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/santagostinorimini.it\/new_sito\/2024\/03\/26\/san-nicola-da-tolentino\/","title":{"rendered":"San Nicola da Tolentino"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>VITA DI\u00a0 NICOLA DA TOLENTINO<\/strong> scritta dal contemporaneo Pietro da Monterubbiano O.S.A. (Ordine di Sant&#8217;Agostino) e presumibilmente conclusa nel 1326<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-colibri-color-4-color has-text-color has-background has-link-color has-large-font-size wp-elements-128dbca81a38d54d0f689c4d2124516b\" style=\"background-color:#e6f0f4\">Capitolo I<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-040824bf869e7711a803d678f7a54b01\" style=\"color:#ab2d1a\">Nativit\u00e0 del santo predetta da un angelo e ottenuta con preghiere a san Nicola di Mira. Pia infanzia. Apparizione di Cristo nella santissima Eucarestia. Assunzione di Nicola al canonicato. Sua adesione all&#8217;Ordine agostiniano.<\/p>\n\n\n\n<p>1. Dio glorioso nei suoi santi&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn1\">[1]<\/a>&nbsp;&#8211; che quando li elegge alla gloria sempiterna si compiace di santificare e di magnificare non solamente la conclusione o la maturit\u00e0, ma l&#8217;inizio stesso della loro vita&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn2\">[2]<\/a>&nbsp;&#8211; volle un giorno onorare e magnificare con un&#8217;apparizione angelica la degnissima nascita del beato Nicola, sacerdote venerabile dell&#8217;Ordine degli Eremitani del beato Agostino, originario di Castel Sant&#8217;Angelo, nel distretto della citt\u00e0 di Fermo, nella provincia della Marca Anconitana&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn3\">[3]<\/a>, volendo assumerlo alla corona della gloria e dell&#8217;onore della patria celeste&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn4\">[4]<\/a>. Accadde dunque che non potendo sua madre Amata aver figli&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn5\">[5]<\/a>, ed essendo desiderosa con lui di averne, come se fosse un&#8217;altra Anna dell&#8217;Antico Testamento, entrando nel tempio (ossia in chiesa), assicurata dalla devozione al beatissimo Nicola di Bari&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn6\">[6]<\/a>, piangendo disperata, implor\u00f2 Dio, dicendo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn7\">[7]<\/a>: &#8220;O Signore mio, Cristo Ges\u00f9, che puoi tutto e di tutto sei capace&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn8\">[8]<\/a>, guarda la tua ancella con gli occhi della tua piet\u00e0 e della tua grazia, strappa via l&#8217;obbrobrio della mia sterilit\u00e0&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn9\">[9]<\/a>&nbsp;e fai che, resa feconda nella casa di mio marito, concepisca un figlio e lo partorisca generando un tuo servo in lode e gloria del tuo nome. Le mie preghiere sono piccole ed esili al cospetto della tua maest\u00e0, perci\u00f2 io prego il vescovo Nicola, tuo santo, supplicandolo affinch\u00e9 per le sue orazioni io meriti di essere consolata da te, che tutto puoi, promettendo di visitare, insieme al mio compagno e tuo servo, la sua tomba&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>2. Qualche tempo dopo questi fatti, mentre marito e moglie dormivano nel loro letto, apparve a loro in sogno un angelo, che disse loro: &#8220;Alzatevi, alzatevi, sbrigatevi a raggiungere San Nicola, della citt\u00e0 di Bari: l\u00e0 vi sar\u00e0 detto come debba essere il figlio che molto presto vi nascer\u00e0&#8221;. Ecco il meraviglioso favore di Dio: forse questo figlio era destinato ad essere come quel Sansone alla cui madre fu detto \u2018Sei sterile e senza figli ma concepirai e partorirai&#8217;?&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn10\">[10]<\/a>&nbsp;Preannunziato dall&#8217;angelo, nasce Sansone il quale doveva liberare il popolo dalla mano dei Filistei&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn11\">[11]<\/a>&nbsp;con segni di potenza; pure preannunziato fu Nicola, colui che veniva a curare le anime e i corpi dei fedeli, liberandoli dalle pene e dalle infermit\u00e0 con prodigi e miracoli. Loda dunque la sterile che non partorisce, canta lodi ed inni a colei che non partoriva perch\u00e9 molti saranno i figli di colei che \u00e8 stata abbandonata, pi\u00f9 numerosi di quelli di colei che ha un marito, dice il Signore&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn12\">[12]<\/a>. &#8220;Molti&#8221; dico &#8220;saranno i figli di colei che \u00e8 abbandonata&#8221;, ossia di questa sterile, perch\u00e9 suo figlio Nicola ha restituito molti alla sacrosanta Chiesa e alla grazia di Cristo, sostenendoli su di s\u00e9 e nutrendoli.<\/p>\n\n\n\n<p>3. Risvegliatisi dunque l&#8217;uomo e la donna e rallegrati da una tale visione, subito con gioia si alzarono dal letto, rendendo grazia a Dio che dona ogni bene&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn13\">[13]<\/a>. Non dubitando di ci\u00f2 che era stato promesso dall&#8217;angelo, non appena ebbero affidato ai parenti e agli amici i loro beni, intrapresero il santo viaggio. Essendo giunti alla sacra chiesa del beatissimo Nicola nella citt\u00e0 di Bari con molta sollecitudine pregarono e resero grazia a Cristo e al beato Nicola. Offerti i doni, cominciarono a dormire sul pavimento della chiesa di fronte all&#8217;altare del beato Nicola ed ecco il beatissimo Nicola apparve loro in sogno, in abito da vescovo, dicendo: &#8220;L&#8217;angelo che ha annunciato che un figlio vi sarebbe nato, si rivolse a me affinch\u00e9 apparissi a voi stanchi per il pellegrinaggio alla mia chiesa e vi confermassi con le mie parole che un figlio vi nascer\u00e0; porter\u00e0 il nome di Nicola, perch\u00e9 nascer\u00e0 per il mio intervento&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn14\">[14]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>4. &#8220;Questo bambino sar\u00e0 servo graditissimo a Cristo mio Signore, conducendo vita religiosa e dura ed esercitando il sacerdozio offrir\u00e0 un sacrificio accettabile a Dio Padre&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn15\">[15]<\/a>. Risplender\u00e0 per segni e prodigi, la sua vita si concluder\u00e0 nei miracoli. Tornate dunque sicuri nella vostra richiesta e dell&#8217;annuncio angelico&#8221;. I devotissimi pellegrini si svegliarono, stimandosi indegni di una cos\u00ec grande manifestazione; per il figlio che doveva a loro nascere, gemevano per la letizia straordinaria e si allietavano per la mestizia&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn16\">[16]<\/a>. &#8220;Non siamo degni, Signore Ges\u00f9 &#8211; dicono &#8211; di tanta grazia e di essere riempiti da tanta dolcezza di consolazione&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn17\">[17]<\/a>, ma poich\u00e9 hai comandato di ritornare affinch\u00e9 non accada che resistiamo alla tua volont\u00e0, assisti, ti preghiamo, il nostro ritorno secondo il tuo beneplacito e visitaci con le promesse nella tua Salvezza&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn18\">[18]<\/a>. Con giusta e bella espressione, essi chiamano sua Salvezza il loro figlio, che secondo la promessa di Dio doveva rivelarsi salvezza di molti.<\/p>\n\n\n\n<p>5. Ritornano dunque felici alle proprie cose; la donna concepisce dal marito e quindi partorisce un figlio, che con onesta sollecitudine immerge alla sacra fonte del battesimo; dai genitori il bambino \u00e8 chiamato Nicola. Il piccolo crebbe, fu introdotto negli studi liberali per essere bene educato&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn19\">[19]<\/a>; evit\u00f2 non solo di adattarsi alla petulanza dei fanciulli e delle donne, ma anche di frequentarli, prediligendo invece la familiarit\u00e0 di anziani e di religiosi, tenendo sul serio a mente l&#8217;ammonimento del profeta, secondo cui con il santo sarai santo e con il malvagio ti pervertirai&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn20\">[20]<\/a>. Inoltre accoglieva molto volentieri i poveri nella casa di suo padre; con grande piacere partecipava agli uffici divini e con desiderio ardente ascoltava la parola di Dio&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn21\">[21]<\/a>, come se fosse ben pi\u00f9 avanti d&#8217;et\u00e0. Sorpresi per questo gli uomini del suo villaggio, quasi con spirito profetico&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn22\">[22]<\/a>, dicevano fra loro: &#8220;Se Dio conceder\u00e0 di vivere a questo bambino, egli sar\u00e0 santo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>6. Quand&#8217;era in chiesa, innalzava cos\u00ec l&#8217;animo nella contemplazione di Dio che si sarebbe creduto aver visto Cristo anche con gli occhi del corpo. A questo proposito, anzi, ho saputo da un frate che con grande devozione assisteva il sant&#8217;uomo nelle sue infermit\u00e0&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn23\">[23]<\/a>, che essendo capitato fra loro un discorso sull&#8217;innocenza dei bambini, questi gli disse: &#8221; Figlio mio, con danno va perduta quella innocenza propria della fanciullezza e si giunge alla vecchiaia; io stesso, che pure sono quel peccatore che tu vedi, all&#8217;epoca in cui godevo di quella et\u00e0 innocente, nella chiesa in cui ero solito andare&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn24\">[24]<\/a>, mentre il sacerdote celebrava l&#8217;Eucarestia e secondo il rito alzava il corpo del Signore, con questi miei occhi vidi con chiarezza un fanciullo bellissimo di aspetto, splendido per la veste, dal volto luminoso e con un&#8217;espressione dello sguardo piena di gioia; con la sua lingua diceva: \u2018Innocenti e giusti furono uniti a me&#8217;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn25\">[25]<\/a>. In seguito per\u00f2, appesantito dalla maggiore et\u00e0, mi trovai senza quella visione tanto felice &#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>7. Conducendo una vita cos\u00ec santa, ancora giovane \u00e8 nominato canonico della chiesa di San Salvatore&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn26\">[26]<\/a>, ma poich\u00e9 cominciava a desiderare di star del tutto lontano dalle cose del mondo, prese a riflettere su quale tipo di vita e a quale regola potesse aderire, in modo da essere cos\u00ec fedelmente servo di Dio, che il mondo non fosse degno di lui&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn27\">[27]<\/a>. Proprio in quei giorni c&#8217;era a Sant&#8217;Angelo un frate dell&#8217;Ordine di Sant&#8217;Agostino e risultava al popolo predicatore graditissimo della parola di Dio; piacque per la dottrina e per il modo di vita&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn28\">[28]<\/a>. Trovandosi a predicare in piazza dove si era raccolta una grande moltitudine di gente fra le altre cose disse queste parole: &#8221; Non amate il mondo n\u00e9 quelle cose che sono del mondo perch\u00e9 passa il mondo e passa la sua concupiscenza &#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn29\">[29]<\/a>. Questa affermazione penetr\u00f2 cos\u00ec a fondo nella mente del ragazzo che subito dopo la predica domand\u00f2 al frate con insistenza di essere accolto in convento, lui che desiderava lasciare il mondo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn30\">[30]<\/a>. Sulle prime il frate non volle acconsentire alle sue preghiere, senza aver avuto il consenso dei genitori, onde non avesse a sorgere tristezza da dove invece doveva nascere la gioia&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn31\">[31]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>8. Si rintracciano i genitori e viene resa nota la perfetta volont\u00e0&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn32\">[32]<\/a>&nbsp;del loro figlio; padre e madre l&#8217;ascoltano volentieri e nella felicit\u00e0 lodano Dio, che ha portato a pieno compimento la sua promessa nel figliolo. Il giovane Nicola viene dunque accolto da quel frate e, concluso il tempo della prova, emettendo solennemente il voto di obbedienza, di povert\u00e0 e di santissima castit\u00e0, avidissimo di meravigliosa santit\u00e0, \u00e8 accolto tra i professi. Questi \u00e8 colui che&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn33\">[33]<\/a>&nbsp;spogliandosi dell&#8217;uomo vecchio si rivest\u00ec di Cristo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn34\">[34]<\/a>: infatti promettendo ed abbracciandone l&#8217;obbedienza, detestando la disubbidienza dei progenitori&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn35\">[35]<\/a>, abbandonando il proprio arbitrio, si fece suddito della divina volont\u00e0. Questi \u00e8 colui che desiderando condurre vita apostolica, abbandonate le reti delle concupiscenze di questo mondo, oltre al padre e alla madre, segu\u00ec la povert\u00e0 ed indoss\u00f2 il crocifisso&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn36\">[36]<\/a>. Questi \u00e8 colui che, amando la purezza della castit\u00e0&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn37\">[37]<\/a>, crocifisse con i chiodi ogni concupiscenza e la propria carne&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn38\">[38]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>9. Non appena infatti ebbe riconosciuto che ci\u00f2 che aveva promesso non doveva essere violato e come la castit\u00e0 non potesse essere conservata se il corpo non fosse stato ridotto in servit\u00f9&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn39\">[39]<\/a>, cominci\u00f2 allora a condurre una vita anche pi\u00f9 dura di quella degli altri frati, sempre intento a digiuni, vigilie, orazioni, dure penitenze; condusse tutta la sua vita casta e pura tra le spine delle tentazioni di questo secolo. Quando qualcuno gli domandava come potesse resistere a tali tentazioni della carne e ai suoi tormenti, egli non rispondeva; sapeva infatti quanto sottilmente sempre l&#8217;antico nemico fosse solito agire contro l&#8217;uomo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftn40\">[40]<\/a>, per mostrare sconfitto dal dardo della vanagloria, chi non pu\u00f2 vincere col vizio della lascivia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>Note<\/strong> capitolo I<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref1\">(1)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 67, 36, che per\u00f2 ha mirabilis Deus in luogo di gloriosus. La citazione in questa forma \u00e8 per\u00f2 comune: per qualche esempio nei padri cfr. Gregorio Magno, In librum I Regum expositionum libri VI, ed. P. Verbraken, 1963, I, cap. 115, lin. 2821 (CCSL 144) (testo che Pietro pare citare anche infra) e Bernardo di Clairvaux, Sermones in Dominica I novembris, in Opera Bernardi, ed. H. Leclercq &#8211; H. M. Rochais, 1968, vol. 5, p. 320.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref2\">(2)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Si potrebbe cogliere qui un elemento di polemica, per cos\u00ec dire, intramonastica: notoriamente tardiva era stata infatti la conversione di Giovanni Bono; il caso di sant&#8217;Agostino &#8211; del tutto eccezionale &#8211; non poteva essere invocato per smentire la norma che fin da principio Pietro vuol stabilire.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref3\">(3)<\/a>&nbsp;&#8211; Si tratta di Sant&#8217;Angelo in Pontano (oggi in provincia di Macerata).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref4\">(4)<\/a>&nbsp;&#8211; Corona gloriae \u00e8 espressione biblica, tuttavia cfr. in part. Sir. 47, 9, dove &#8211; nel contesto dell&#8217;elogio dei patriarchi &#8211; si ricorda David che in iuventute sua &#8230; occidit gigantem et extulit obprobrium de gente guadagnandosi la corona gloriae (47, 7-9).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref5\">(5)<\/a>&nbsp;&#8211; 5. Il padre di Nicola si chiamava Compagnone. Cfr. Il processo di canonizzazione di s. Nicola da Tolentino, cur. N. Occhioni, intr. D. Gentili, praef. A. Vauchez, Roma-Tolentino, 1984, p. 17, lin. 52<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref6\">(6)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Nicola fu vescovo di Mira (Asia Minore) nella prima met\u00e0 del IV secolo (muore tra 345-352). I suoi resti verranno portati a Bari nel 1087, che ne diverr\u00e0 luogo principale di culto. Cfr. O. Limone, Nicola di Mira, in Il grande libro dei santi. Dizionario Enciclopedico, San Paolo, Milano, 1998, III, pp. 1483-89.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref7\">(7)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;1Sam. 1, 10-11. Questo ad Anna, madre di Samuele, \u00e8 il primo dei ricorrenti riferimenti a personaggi e a fatti dell&#8217;Antico Testamento caratteristici della Vita.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref8\">(8)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Matth. 19, 26 e Marc. 10, 27.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref9\">(9)<\/a>&nbsp;&#8211; A commento della vicenda di Anna, un&#8217;analoga espressione si trova ancora in Gregorio Magno, In librum I Regum, cit., I, cap. 73, lin. 1639.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref10\">(10)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Idc. 13, 3.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref11\">(11)<\/a>&nbsp;&#8211; 1Sam. 9, 16.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref12\">(12)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Is. 54,1; Gal. 4, 27<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref13\">(13)<\/a>&nbsp;&#8211; Agostino Sermones, sermo 212, ed. S. Poque, Paris, 1966, p. 184, lin. 110 (SChr 116).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref14\">(14)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Il testo di quest&#8217;ultimo periodo, come si legge negli Acta Sanctorum, non funziona bene; gli editori stessi lo annotano (haec luxata periodus vitiosa pariter est in ms. nostro Ultrajectino, p. 646), proponendo una diversa lettura sulla base del testo proposto da L. Surius (L. Suhr), Vita sancti Nicolai Tollentini &#8230; in De probatis sanctorum historiis, Coloniae, 1574, pp. 170-76, di cui si \u00e8 avuto una nuova edizione Torino, 1875-80, IX, pp. 280-289. A questa ci riferiamo per la traduzione. Si tratta per\u00f2 di una soluzione del tutto provvisoria.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref15\">(15)<\/a>&nbsp;&#8211; 2Petr. 2.5. Cfr. Conf. 7,21: Exultare cum tremore.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref16\">(16)<\/a>&nbsp;&#8211; Si noti nell&#8217;espresssione ossimorica, la traccia di una certa ricercatezza stilistica.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref17\">(17)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Matth. 8, 8.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref18\">(18)<\/a>&nbsp;&#8211; Espressione ricorrente nella Bibbia.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref19\">(19)<\/a>&nbsp;&#8211; Il testimone 88 ne Il processo di canonizzazione, cit., p. 253, ricorda che fu maestro di Nicola, Angelo, cappellano di San Salvatore a Sant&#8217;Angelo, che ne avrebbe pure incoraggiato l&#8217;ingresso nell&#8217;Ordine Agostiniano, riconoscendo la precoce santit\u00e0 del ragazzo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref20\">(20)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 17, 26.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref21\">(21)<\/a>&nbsp;&#8211; Audire verbum Dei \u00e8 espressione frequente nel Nuovo Testamento per segnalare la condizione di santit\u00e0, in particolare cfr. Act. 13, 7.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref22\">(22)<\/a>&nbsp;&#8211; L&#8217;espressione e le seguenti evocano le parole di Zaccaria, mentre accoglie Giovanni fanciullo, per cui cfr. in part. Luc. 1, 67 e 1, 76.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref23\">(23)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;L&#8217;osservazione ci dice qualcosa dell&#8217;et\u00e0 del biografo: egli ha per lo meno conosciuto il frate incaricato di assistere Nicola nella malattia.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref24\">(24)<\/a>&nbsp;&#8211; Anche in questo punto gli editori degli Acta devono ricorrere al manoscritto di Utrecht per ottenere un testo che dia senso.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref25\">(25)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 24, 21.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref26\">(26)<\/a>&nbsp;&#8211; Gli editori degli Acta notano che si tratt\u00f2 verosimilmente di canonicato secolare e ricordano un documento pervenuto a loro nel 1701 che attestava l&#8217;autenticit\u00e0 delle reliquie di Nicola conservate a Sant&#8217;Angelo e che lo ricordava iniziato agli Ordini minori e canonico. Cfr. Acta cit., p. 646, nota m.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref27\">(27)<\/a>&nbsp;&#8211; Hebr. 11, 8, dove Paolo presenta esempi di fede tratti dall&#8217;Antico Testamento: &#8220;Il mondo non era degno di coloro che maltrattati vagarono per deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra&#8221;: la citazione evoca dunque e introduce implicitamente una vocazione eremitica.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref28\">(28)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Secondo il Gandolfo si tratt\u00f2 di fra Reginaldo, pure marchigiano. Gli editori degli Acta ricordano che nel documento sull&#8217;autenticit\u00e0 delle reliquie conservate a S. Angelo e sopra citato, si ricordano anche due colonne che sostenevano la tribuna dalle quali avrebbe predicato Reginaldo (e molte volte, pi\u00f9 tardi, lo stesso Nicola). Cfr. Acta, p. 647, nota n. Si noti che &#8220;Raynaldus de Sancto Angelo&#8221; era il Priore del convento degli Agostiniani di S. Angelo che accolse Nicola nell&#8217;Ordine, come attestano due testimonianze (n. 88 e 207) de Il processo, cit., p. 254 e 462, rispondendo a proposito dell&#8217;articolo In iuvenili etate, relicto fastu mundi.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref29\">(29)<\/a>&nbsp;&#8211; Ioh., 2, 15; 2, 17.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref30\">(30)<\/a>&nbsp;&#8211; Ioh. 16, 28: la citazione serve a notare un aspetto della spiritualit\u00e0 eremitica: Ges\u00f9 lascia il mondo per tornare al Padre da cui era venuto. Che Pietro pensi al brano di Giovanni lo si comprende anche dalla successiva allusione, quando Ges\u00f9 promette ai discepoli che la tristitia per la sua partenza si trasformer\u00e0 in gaudium.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref31\">(31)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Ioh. 16, 21-22.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref32\">(32)<\/a>&nbsp;&#8211; Rom. 12, 2.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref33\">(33)<\/a>&nbsp;&#8211; Si noti l&#8217;anafora (che rendo con la triplice ripetizione questi \u00e8 colui che): nel racconto dell&#8217;assunzione dei voti, che ci avvicina alla conclusione della prima parte della Vita, il tono si alza. L&#8217;anafora serve qui anche a dare evidenza allo schema dei tre consigli apostolici dell&#8217;obbedienza, povert\u00e0 e castit\u00e0. L&#8217;espressione hic est qui, in questo senso, \u00e8 neotestamentaria, cfr. per qualche esempio Matth. 13, 19-23, Ioh. 1, 33 e 1Ioh. 5, 6.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref34\">(34)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Col. 3, 9.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref35\">(35)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;L&#8217;imitazione di Cristo fa il santo collaboratore della sua opera di redenzione.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref36\">(36)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Matth. 4, 20-22, con il racconto della conversione dei primi apostoli.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref37\">(37)<\/a>&nbsp;&#8211; Prov. 22, 11.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref38\">(38)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Eccle. 5,4.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref39\">(39)<\/a>&nbsp;&#8211; Cor. 9, 27.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo1.html#_ftnref40\">(40)<\/a>\u00a0&#8211; Cfr. Agostino, Sermones, sermo 94A, ed. G. Morin, in Miscellanea Augustiniana, 1, Roma, 1930, pag. 253, lin. 7: &#8220;Ille hostis antiquus semper contra nos uigilat: non dormiamus&#8221;, che evoca 1 Petr. 5, 8<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>VITA DI\u00a0 NICOLA DA TOLENTINO<\/strong> di Pietro da Monterubbiano O.S.A.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-colibri-color-4-color has-text-color has-background has-link-color has-large-font-size wp-elements-f3da7029cfe449c0c9431d1d499cf9a4\" style=\"background-color:#e6f0f4\">Capitolo II<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-cfecea41c8e62a264d7497348931914c\" style=\"color:#ab2d1a\">Iniziato il sacerdozio strappa le anime dalle fiamme del purgatorio. Tentato da un cugino, persiste nello stato prescelto. \u00c8 inviato a Tolentino.<\/p>\n\n\n\n<p>10. Qualche tempo dopo, una volta che la sua vita e la sua dottrina furono con chiarezza comprovate, Nicola fu assunto al sacerdozio ed inviato dal priore provinciale in un eremo vicino a Pesaro, chiamato Valmanente, per condurvi vita conventuale&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn1\">[1]<\/a>; reso pronto e sollecito dal fervore di una straordinaria devozione, ogni giorno celebrava qui la Messa nel momento assegnato. Una volta, incaricato nel calendario settimanale della Messa conventuale, nella notte immediatamente precedente la domenica si mise un po&#8217; a dormire sul povero letto ed ecco che un&#8217;anima a gran voce e con un grande grido lo chiama: &#8220;Fratello Nicola &#8211; gli dice &#8211; uomo di Dio: rivolgiti a me! (Ps. 24, 16) &#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn2\">[2]<\/a>. Nicola si volge a quell&#8217;anima, sforzandosi in ogni modo di riconoscerla, ma poich\u00e9 guardatala non riusciva a capire di chi fosse stata quell&#8217;anima mentre era viva, gli chiese turbato di farsi riconoscere.<\/p>\n\n\n\n<p>11. Quell&#8217;anima allora rispose : &#8220;Io sono l&#8217;anima di frate Pellegrino di Osimo, che hai conosciuto da vivo: allora ero tuo servo, ora sono tormentato in questa fiamma. Accogliendone la contrizione, Dio non mi destin\u00f2 alla pena eterna, che nella debolezza meritai, ma alla pena purgatoria, in virt\u00f9 della sua misericordia. Ora ti prego umilmente di degnarti di celebrare la Messa per i morti, affinch\u00e9 io sia finalmente strappato da queste fiamme&#8221;. Nicola rispose: &#8220;Ti sia propizio il mio Salvatore, o fratello, dal cui sangue tu sei stato redento; io sono per\u00f2 incaricato della Messa conventuale, che deve essere celebrata solennemente, e siccome non \u00e8 giusto mutare l&#8217;officio &#8211; tanto meno nel giorno di domenica che viene &#8211; non posso recitare la Messa dei morti&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn3\">[3]<\/a>. Al che quello gli disse: &#8220;Vieni, o venerabile padre, vieni&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn4\">[4]<\/a>&nbsp;e guarda se \u00e8 davvero degno di te respingere senza misericordia la richiesta che viene da una tanto misera moltitudine&#8221;. Conducendolo da un&#8217;altra parte dell&#8217;eremo, gli mostr\u00f2 allora quella piccola pianura che \u00e8 vicino a Pesaro&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn5\">[5]<\/a>, in cui in effetti si trovava una moltitudine di gente, di ogni sesso, di diversa et\u00e0 e condizione e anche di ordini diversi. &#8220;Abbi misericordia, o padre, abbi misericordia di una moltitudine tanto misera&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn6\">[6]<\/a>, che aspetta da te un utile aiuto; infatti se tu vorrai degnarti di celebrare per noi, la maggior parte di questa gente sar\u00e0 strappata&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn7\">[7]<\/a>&nbsp;da questi tormenti atrocissimi&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>12. Risvegliandosi dunque il sant&#8217;uomo, mosso da una grande piet\u00e0&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn8\">[8]<\/a>&nbsp;per questa gente, cominci\u00f2 subito ad implorare il Salvatore di tutti&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn9\">[9]<\/a>&nbsp;per tutti loro con una grandissima effusione di lacrime. La mattina dopo, prostrato con assoluta reverenza di fronte al priore, evitando ogni cenno di presunzione, gli parl\u00f2 della visione non rivelando tutto ma solo alcuni particolari e supplicandolo di concedergli il permesso di celebrare la Messa dei morti in quella settimana. Il priore, subito accordando il suo permesso a quelle preghiere, provvide a sostituirlo con un altro nell&#8217;incarico. Nicola dunque, celebrando per tutta la settimana la Messa dei morti, giorno e notte piangeva lacrime&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn10\">[10]<\/a>&nbsp;d&#8217;amore per quella moltitudine che gli era stata mostrata. Ed ecco, trascorsa quella settimana, lo stesso frate Pellegrino gli apparve ancora e lo ringrazi\u00f2 per la misericordia&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn11\">[11]<\/a>&nbsp;che aveva richiesto e gli rifer\u00ec di essere stato strappato con gran parte della moltitudine predetta dalle pene atrocissime, per la misericordia di Dio, per le Messe celebrate e per le preghiere lacrimose. E disse di essere cos\u00ec giunto con gioia alla gloria di Dio. &#8220;Tu ci hai liberato &#8211; disse &#8211; da ci\u00f2 che ci tormentava, disperdesti e confondesti coloro che ci odiava&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn12\">[12]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>13. O uomo ineffabile, i primordi della cui santit\u00e0 e le primizie dei meriti concorrono alla redenzione degli eletti di Dio! In purgatorio cominci\u00f2 ad essere conosciuta la giovane et\u00e0 dell&#8217;uomo del quale la santit\u00e0 di vita da vecchio \u00e8 vista essere venerata nel mondo: gi\u00e0 la nave dei suoi meriti solca il mare del purgatorio e con le preghiere di questo mondo apre la terra, come con una sorta di vomere del potere a lui affidato&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn13\">[13]<\/a>. Nicola non solo svuot\u00f2 il purgatorio con i suoi meriti, ma anche l&#8217;inferno sembr\u00f2 svuotare con le preghiere della sua piet\u00e0. Infatti una volta, mentre era conventuale nella citt\u00e0 di Recanati, un nunzio addolorato gli si present\u00f2 giungendo dalla casa del fratello e non appena fu in presenza del sant&#8217;uomo, abbracciandogli le ginocchia a terra, piangendo e gridando a gran voce disse: &#8220;Dov&#8217;erano le tue preghiere e dove le tue virt\u00f9, o Nicola santissimo? Ecco che alle tue mani si chiede conto dell&#8217;anima e del corpo di tuo fratello: in un agguato inatteso infatti egli \u00e8 stato ucciso da malviventi nel castello di Monte Apponi&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn14\">[14]<\/a>, come se la tua santit\u00e0 che amava il suo corpo e la sua anima non fossero esistiti&#8221;. Udendo queste cose il sant&#8217;uomo non pot\u00e9 trattenere le lacrime&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn15\">[15]<\/a>, dicendo: &#8220;O misero, come \u00e8 possibile che tu sia dannato! &#8221; Rimandato il nunzio, si sottopose allora ad un&#8217;astinenza pi\u00f9 dura, pregando con lacrime giorno e notte&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn16\">[16]<\/a>&nbsp;per quindici giorni, affinch\u00e9 il Salvatore Ges\u00f9 Cristo si degnasse di mostrargli se dannata o salva fosse l&#8217;anima di suo fratello. Mentre stava in chiesa, accendendo una lampada in onore del Corpo del Signore che si trovava sull&#8217;altare, ud\u00ec allora una voce che gridava e diceva: &#8220;Fratello mio, fratello mio, ringrazio Dio e il Signore nostro Ges\u00f9 Cristo, il quale guardando le tue preghiere e le tue suppliche piene di lacrime con l&#8217;occhio della sua piet\u00e0, pur essendo dannato mi liber\u00f2&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn17\">[17]<\/a>. Siccome Nicola temeva gli inganni del nemico, il quale talvolta si trasforma in un angelo di luce&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn18\">[18]<\/a>, e pi\u00f9 facilmente cattura nei lacci dei peccati le anime, senza scomporsi replic\u00f2: &#8220;Perch\u00e9 mi tenti? Mio fratello \u00e8 morto e come Dio pu\u00f2 dannarlo cos\u00ec pu\u00f2 ugualmente salvarlo&#8221;. Ma quello: &#8220;Non avere alcun dubbio, fratello mio: sono proprio Gentile, tuo fratello, liberato ora dall&#8217;inferno, da Cristo, grazie alle tue preghiere. Sta sicuro dunque e sii forte&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn19\">[19]<\/a>&nbsp;nelle opere di penitenza che hai cominciato: le tue opere sono tanto grate a Dio e al nostro Salvatore che qualsiasi cosa tu chiederai a lui durante la tua vita l&#8217;otterrai&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn20\">[20]<\/a>; in questa altra vita, in cui io sono, tu sarai poi molto glorioso&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn21\">[21]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>14. Tuttavia l&#8217;invidioso e antico nemico s&#8217;ingegn\u00f2 di insidiare il sant&#8217;uomo nei luminosi inizi della santit\u00e0 per mezzo di un suo cugino, cos\u00ec come aveva ingannato il primo uomo per mezzo di Eva. Suo cugino era infatti priore in un monastero presso Fermo, vicino al fiume detto Tenna, chiamato Santa Maria di Giacomo. Vedendo dunque la povert\u00e0, la nudit\u00e0, la penitenza e le privazioni del sant&#8217;uomo, ne \u00e8 afflitto e compatendolo gli dice: &#8220;Perch\u00e9 devi patire tanta miseria? La condizione del tuo Ordine \u00e8 poverissima, n\u00e9 riuscirai ad adempiere agli aspri precetti della regola; pensa alla tua giovinezza&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn22\">[22]<\/a>; tu puoi rallegrarti con me nella pace di questo monastero; stretto dal vincolo della nostra parentela non sopporto pi\u00f9 di vedere tanta miseria nella tua giovinezza&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>15. Il sant&#8217;uomo, riconoscendo il dardo della tentazione&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn23\">[23]<\/a>, prese allora come scudo di difesa una devotissima orazione&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn24\">[24]<\/a>&nbsp;nella chiesa di quel monastero; l&#8217;Agricoltore celeste&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn25\">[25]<\/a>&nbsp;(il quale non vuole che coloro che mettono mano all&#8217;aratro guardino in dietro)&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn26\">[26]<\/a>&nbsp;in fretta procur\u00f2 il salutare scudo della buona volont\u00e0&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn27\">[27]<\/a>&nbsp;contro la freccia della tentazione a lui che teneva piegate le ginocchia ed elevate in alto le mani e che pregava dicendo &#8220;Dirigi o Signore nel tuo cospetto la mia via&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn28\">[28]<\/a>. Subito allora, proprio in quella chiesa e in quel luogo dove pregava, venti giovani&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn29\">[29]<\/a>, disposti alla maniera di due cori, vestiti di bianco, coi volti splendenti&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn30\">[30]<\/a>, insieme gli si presentarono, esclamando con unanime voce per tre volte: &#8221; A Tolentino, a Tolentino, a Tolentino sar\u00e0 il tuo destino; nella vocazione in cui sei stato chiamato rimani, in essa infatti incontrerai la tua salvezza&#8221;. Nicola comprese di non aver visto uomini, ma piuttosto di essere stato ammonito da Dio stesso; cos\u00ec egli stesso molto tempo dopo confess\u00f2 ai frati, con semplicit\u00e0, rivelando appunto che sarebbe morto a Tolentino. Per quanto il cugino si sforzasse di trattenerlo ancora con blandizie, scoraggiandolo per l&#8217;asprezza dell&#8217;Ordine e esortandolo alla leggerezza della vita nel suo monastero, tuttavia &#8211; come pi\u00f9 avanti \u00e8 pienamente descritto &#8211; egli non pot\u00e9 dissuaderne l&#8217;animo, n\u00e9 distogliendolo con le asprezze n\u00e9 addolcendolo con promesse di prosperit\u00e0, giacch\u00e9 Nicola gi\u00e0 disprezzava ogni cosa temporale e secondo l&#8217;oracolo celeste si affrett\u00f2 rapido&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftn31\">[31]<\/a>&nbsp;a raggiungere Tolentino.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref1\">(1)<\/a>&nbsp;&#8211; Nicola fu ordinato dal vescovo di Osimo intorno al 1267; alcuni suoi biografi hanno supposto che si trattasse di S. Benvenuto. Il convento di Valmanente fu fondato nel 1238 a poco pi\u00f9 di un chilometro da Pesaro sulla via Flaminia. Quando vi fu inviato Nicola, il convento si chiamava Santa Maria e solo pi\u00f9 tardi sar\u00e0 intitolato a S. Nicola stesso. Il convento \u00e8 tuttora aperto. Cfr. Insediamenti agostiniani nelle Marche del XVII secolo. Le relazioni del 1650 e la soppressione innocenziana, a cura di R. Cicconi, Centro studi A. Trap\u00e8. Biblioteca Egidiana, Tolentino 1994, in part. pp. 330-31, 360.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref2\">(2)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;L&#8217;episodio \u00e8 narrato anche in Antonino da Firenze, Chronica, III, Lugduni 1543, tit. XXIV, cap. 10, f. 207v.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref3\">(3)<\/a>&nbsp;&#8211; Tutto il brano rievoca il colloquio tra Abramo e il ricco di Luca 16, 24: in particolare il dannato del racconto evangelico &#8220;clamans&#8221;, rivolgendosi ad Abramo lo invoca &#8220;miserere pater.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref4\">(4)<\/a>&nbsp;&#8211; Anafora (&#8220;veni &#8230; veni&#8221;) e allitterazione (&#8220;veni venerande &#8230;&#8221;) per dare solennit\u00e0 alla richiesta.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref5\">(5)<\/a>&nbsp;&#8211; Il riferimento \u00e8 forse alla piana che si stende tra il colle San Bartolo e il monte Ardizio. La notazione &#8220;illa parva planitia&#8221;, riferita a luoghi ben presenti agli occhi dei suoi lettori, consente a Pietro una lieve virata realistica nell&#8217;evocazione del sogno.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref6\">(6)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;L&#8217;invocazione della misericordia sulla moltitudine (miserere turbae tam miserae, di cui si deve notare la figura etimologica), richiama i luoghi in cui Ges\u00f9 si commuove per la folla, in part. Matth. 9, 36; 14, 14; 15, 32; Marc. 6, 34; 8, 2, con richiami letterali.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref7\">(7)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Cfr. Ps. 32, 19-20, 22: &#8220;Ut eruat de morte &#8230; expectavit Dominum, auxilium nostrum,&#8230; sit misericordia tua, Domine, super nos sicut expectavimus te&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref8\">(8)<\/a>&nbsp;&#8211; L&#8217;espressione pietate commotus, vagamente neotestamentaria, ricorre pi\u00f9 volte nelle Vitae Francesco d&#8217;Assisi di Tommaso da Celano (Tractatus de miraculis, Vita I e Vita II).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref9\">(9)<\/a>&nbsp;&#8211; 1Tim. 4, 10 e Sap. 16, 7.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref10\">(10)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Cfr. Luc. 18, 7 ed anche Ps. 41, 4.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref11\">(11)<\/a>&nbsp;&#8211; Riprende la citazione del Ps. 32, 22, di cui supra.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref12\">(12)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Ps. 43, 8 Come spesso nella patristica, Pietro ha liberasti nos in luogo del salvasti della Vulgata.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref13\">(13)<\/a>&nbsp;&#8211; L&#8217;uso della metafora della nave e del mare, del vomere e della terra cerca una conclusione ad effetto dell&#8217;episodio ed apre alla successiva narrazione delle opere di Nicola.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref14\">(14)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Nella tradizione testuale si verificano divergenze su questo toponimo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref15\">(15)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Ioh. 11, 32-35, in cui di fronte a Lazzaro, &#8220;lacrimatus est Iesus&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref16\">(16)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Ps. 41, 4.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref17\">(17)<\/a>&nbsp;&#8211; Si \u00e8 accennato ai problemi posti da questo testo; non mi pare per\u00f2 che la traduzione dia luogo a dubbi: &#8220;Cum esset damnatus, (scil.: dominus Iesus lachrymosas orationes tuas attendens) liberavit me&#8221; AASS n. 13). L&#8217;editore L. Suhr omette tutto il brano relativo alla liberazione di Gentile.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref18\">(18)<\/a>&nbsp;&#8211; 2Cor. 11, 14.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref19\">(19)<\/a>&nbsp;&#8211; Ios. 1, 7.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref20\">(20)<\/a>&nbsp;&#8211; 2Sam. 19, 38: sono le parole che David dice a Chimam, affidato al re dal padre ottantenne Barzillai.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref21\">(21)<\/a>&nbsp;&#8211; Il testo edito da Mombrizio in questo punto non funziona: gli editori degli AASS ricorrono allora a quello del manoscritto di Utrecht.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref22\">(22)<\/a>&nbsp;&#8211; La serie di metafore che seguono \u00e8 ricorrente nella tradizione medievale e patristica e sviluppa temi biblici indicati. Si veda comunque, per tutto il contesto, Bernardo di Clairvaux, Sermones super psalmum &#8216;Qui habitat&#8217; sermo 6 (alia recensio), par. 7 ( ed. J. Leclercq- H. Rochais, vol. 4, pag. 410, lin. 20): &#8220;Contra omnia iacula tentationis muniendi sumus scuto divinae protectionis&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref23\">(23)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Gregorio Magno, Moralia in Iob, XXIII, 1 lin. 20 (ed. M. Adriaen, 1980, CCSL 143b).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref24\">(24)<\/a>&nbsp;&#8211; Sap. 18, 21.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref25\">(25)<\/a>&nbsp;&#8211; Agostino, Sermones, 216 (PL 38, col. 1078) che naturalmente ricorda Ioh. 15, 1.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref26\">(26)<\/a>&nbsp;&#8211; Luc. 9, 62.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref27\">(27)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 5, 13.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref28\">(28)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Ps. 5, 9.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref29\">(29)<\/a>&nbsp;&#8211; 2Macc. 10, 35.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref30\">(30)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Matth. 17, 2.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo2.html#_ftnref31\">(31)<\/a>\u00a0&#8211; Espressione pleonastica; si trova anche in Tommaso da Celano, Legenda sanctae Clarae, par. 53, 6 (riferita ad un cieco che si affretta al sepolcro di Chiara per riceverne guarigione) (ed. E. Menesto, S. Brufani et alii, Fontes franciscani, Assisi, 1995, p. 2445).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-colibri-color-4-color has-text-color has-background has-link-color has-large-font-size wp-elements-934bc1e02a2f1282e944407331fa9593\" style=\"background-color:#e6f0f4\">Capitolo III<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-f7263de60071ce5473e3b75dc4843b4b\" style=\"color:#ab2d1a\">Dove si narra la straordinaria astinenza del santo; l&#8217;ascesi a cui sottopose il proprio corpo e le sue miracolose guarigioni; le tentazioni superate e il combattimento sostenuto con i demoni.<\/p>\n\n\n\n<p>16. Il nemico del genere uman&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn1\">[1]<\/a>&nbsp;tent\u00f2 allora di frenare il desiderio santo, che per\u00f2 doveva prevalere, con l&#8217;aiuto del nostro Signore e Salvatore, in modo meraviglioso. Davvero, se il Signore prova gli eletti come oro nella fornace&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn2\">[2]<\/a>, la pensata diabolica fu l&#8217;ingresso della &#8220;fornace&#8221;, perch\u00e9 il beatissimo Nicola fosse provato &#8220;come oro&#8221;. Dove l&#8217;antica malizia del diavolo erige pi\u00f9 forti macchine di tentazioni, l\u00e0 la divina clemenza pone a sua volta pi\u00f9 robuste capacit\u00e0 di difesa: accadde cos\u00ec che dove il nostro sant&#8217;uomo fu ornato, difeso e fortificato dal Signore per mezzo di virt\u00f9, proprio qui prov\u00f2 sempre di pi\u00f9 i tormenti diabolici&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn3\">[3]<\/a>. Tornando a Tolentino, come gli era stato comandato dall&#8217;oracolo divino&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn4\">[4]<\/a>, Nicola si trov\u00f2 trasformato in un uomo diverso, in maniera miracolosa; qui infatti, per quasi trent&#8217;anni, non mangi\u00f2 mai n\u00e9 carne, n\u00e9 uova, n\u00e9 pesce o altri alimenti grassi, n\u00e9 formaggi o frutta, sia sano sia malato. Ma una volta, essendosi ammalato e preoccupandosi i frati della sua debolezza, vennero chiamati i medici che egli non voleva, riponendo la sua speranza&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn5\">[5]<\/a>&nbsp;nel suo medico Ges\u00f9&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>17. I frati, preoccupatissimi per la sua salute, considerando la debolezza contratta, lo consigliarono affinch\u00e9 mangiasse almeno le carni pi\u00f9 leggere: ma lui non solo non volle ascoltare il loro parere, ma respinse gli stessi medici&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn7\">[7]<\/a>. Anche il priore del luogo, constatando il pericolo per il suo sottoposto, lo esortava con insistenza a seguire il consiglio dei medici. Il sant&#8217;uomo gli rispondeva umilmente: &#8220;Ma perch\u00e9, mio priore, desideri danneggiarmi&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn8\">[8]<\/a>? Forse non capisci che questo corpo che un tempo gust\u00f2 il piacere del cibo, altro non ambisce che tornarci alla svelta? Abbi piet\u00e0 di me allora; \u00e8 meglio porre un freno a questa carne piuttosto che lasciarle sciolte le briglie&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn9\">[9]<\/a>&nbsp;perch\u00e9 trascini l&#8217;anima dannata nelle fosse dei peccati&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn10\">[10]<\/a>. Non riuscendo ad opporsi al proposito del sant&#8217;uomo, il priore si rivolse al priore generale, che in quel tempo si trovava nel convento, e riferendogli quanto stava accadendo, insistette con lui affinch\u00e9 ingiungesse al santo di seguire il consiglio dei medici.<\/p>\n\n\n\n<p>18. Il priore generale&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn11\">[11]<\/a>, messo al corrente del pericolo in corso, si rec\u00f2 dall&#8217;infermo, lo salut\u00f2 e dopo avergli mostrato molti e diversi esempi d&#8217;ammonizione, gli comand\u00f2 per salutare obbedienza, di cominciare a mangiare, come sapeva che i medici avevano consigliato. Il sant&#8217;uomo non voleva assolutamente venire meno all&#8217;obbligo dell&#8217;ubbidienza, ma nello stesso tempo cercava in ogni modo di respingere le carni. Allora chiam\u00f2 il padre priore e gli disse di essere pronto ad ubbidire al priore generale: &#8220;\u00c8 questo che ho promesso &#8211; disse &#8211; questo portai come primo dono al mio Salvatore, alla sua santissima Madre e al beato Agostino; questo \u00e8 quanto ho desiderato conservare fino alla morte&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn12\">[12]<\/a>. Dunque, secondo la prescrizione dei medici, gli furono preparate le carni. Fra il vizio della gola e l&#8217;errore della disubbidienza, quasi posto tra due pericoli&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn13\">[13]<\/a>, il sant&#8217;uomo speriment\u00f2 nella sua mente una grande battaglia tra opposti pensieri; infine decise e accett\u00f2 un piccolo pezzetto&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn14\">[14]<\/a>&nbsp;di carne, per poi dire: &#8220;Ecco, ho ubbidito: non tormentatemi ancora con il vizio della gola&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>19. Per il resto Nicola si tenne saldo al consiglio del migliore dei medici e il medico celeste Ges\u00f9 Cristo, riconoscendo tanta costanza nel suo servo, lo risan\u00f2 rapidamente, senza il grasso del cibo e senza assumere farmaci. Per la qual cosa egli gioiva delle ristrettezze dell&#8217;astinenza&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn15\">[15]<\/a>, domando la carne, che la sua buona salute riusciva ora a sopraffare del tutto; infatti (quando non era afflitto da una eccessiva spossatezza) non solo si asteneva da cibi grassi, ma nella II feria, nella IV e nella VI, nonch\u00e9 il sabato, in onore della Vergine Maria, si saziava solo una volta al giorno, a pane e acqua&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn16\">[16]<\/a>. Colui che aveva sconfitto i progenitori con il vizio della gola&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn17\">[17]<\/a>&nbsp;e che aveva tentato il secondo Adamo, nostro Salvatore&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn18\">[18]<\/a>, proprio lui ugualmente cerc\u00f2 di avere la meglio sul nostro Nicola, pure tentandolo: il diavolo infatti lo induceva spesso a ricordare come gli altri frati trattassero il cibo e quanto spesso fossero dichiarate&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn19\">[19]<\/a>&nbsp;infermit\u00e0 e soprattutto dolori alle giunture, torsioni dello stomaco, debolezza del capo, offuscamento dello sguardo e della vista, attribuite all&#8217;asprezza dell&#8217;eccessiva astinenza.<\/p>\n\n\n\n<p>20. Era spesso tormentato in questi e in simili pensieri, tanto che una volta fu preso dal turbamento e diceva a se stesso: &#8220;E se la mia astinenza non fosse gradita a Dio che proprio in ragione di essa concede al diavolo di esercitare su di me il dominio di tante tentazioni&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn20\">[20]<\/a>? Ecco dunque, aiutami Dio&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn21\">[21]<\/a>, perch\u00e9 se tu non mi aiuti, Signore, in breve l&#8217;anima mia abiter\u00e0 nell&#8217;inferno&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn22\">[22]<\/a>. Ges\u00f9 Cristo, principe assolutamente invincibile, non volendo che perisse il suo soldato mentre combatteva sul campo della tentazione, apparendogli in sogno gli disse: &#8220;Nicola, non essere triste, anzi rallegrati, perch\u00e9 mi piace l&#8217;opera che hai incominciato&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn23\">[23]<\/a>. Svegliato da quella voce il santo esclam\u00f2: &#8220;Sono lieto delle cose che il Signore mi ha detto. Andiamo rallegrandoci nella casa del Signore&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn24\">[24]<\/a>. Da allora, divenuto del tutto sicuro, sopportava lietamente e godendone le tentazioni&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn25\">[25]<\/a>&nbsp;di cui abbiamo parlato.<\/p>\n\n\n\n<p>21. Costringendosi dunque ad una astinenza con maggiore ardore, Nicola fu preso dalla febbre e si ammal\u00f2 ancor pi\u00f9 gravemente, per l&#8217;azione di quello stesso nemico che aveva ricevuto dal Signore il potere sulla carne di Giobbe&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn26\">[26]<\/a>. Il diavolo fece ci\u00f2 sforzandosi di trascinare nel tedio disperato della malattia quell&#8217;anima che non aveva potuto corrompere con il vizio della gola. Tuttavia il sant&#8217;uomo, vedendosi tanto debole da rischiar la vita, scoprendo la diabolica tentazione da cui era minacciato, di continuo implorava l&#8217;aiuto della Vergine e del beatissimo Agostino, e proprio mentre ne implorava l&#8217;aiuto, dolcemente si addorment\u00f2. Si racconta allora che subito la Madre di Dio, accompagnata dal beato Agostino, gli apparve mentre dormiva, avvolta in uno straordinario splendore; guardando verso di lei e soprassalendo in pensieri di ammirazione, il sant&#8217;uomo esclam\u00f2: &#8220;Che cosa \u00e8 accaduto, o signora, per cui tu tanto splendida vieni a me&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn27\">[27]<\/a>, che sono polvere e cenere?&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn28\">[28]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>22. Lei allora disse: &#8220;Io sono la madre del tuo Salvatore, la vergine Maria; mi invocasti spesso in tuo aiuto, con Agostino, che vedi accanto a me. Ecco, siamo venuti, affinch\u00e9 tu potessi avere, per mia cura, una prescrizione risanatrice &#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn29\">[29]<\/a>. Indicando poi con un dito la piazza, aggiunse: &#8220;Manda un messo l\u00e0, a qualche donna, e costui porti per te un pane fresco, donato in nome di mio figlio Ges\u00f9 Cristo; quando lo avrai ricevuto, tu lo mangerai intinto nell&#8217;acqua e allora riacquisterai la salute&#8221;. O Vergine prudentissima, con questa medicina davvero bene consigliasti il santo: nella sua malattia nessun altro cibo avrebbe assunto altrettanto volentieri quanto quello che ora per amore tuo assumeva molto avidamente per averne salute: per mostrare come la sua astinenza fosse gradita a te e a tuo figlio, con il cibo dell&#8217;astinenza volesti risanarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>23. Svegliatosi allora il sant&#8217;uomo chiam\u00f2 il suo aiutante e, tacendo della visione, lo mand\u00f2 nel luogo che gli era stato mostrato per chiedere un pane, in nome di Ges\u00f9 Cristo. L&#8217;aiutante, ricevendo con gioia il pane fresco da una certa donna, lo immerse nell&#8217;acqua e glielo port\u00f2 da mangiare; lui, fatto il segno della croce sul pane, assuntane una piccola porzione e ricevutone senza alcuna attesa il beneficio di una perfetta salute, si rialz\u00f2. Ma che altro potr\u00f2 dire della sua astinenza quando, giunto all&#8217;et\u00e0 di sette anni, per tre giorni alla settimana cominci\u00f2 a digiunare, imitando in parte S. Nicola di Bari, il quale si asteneva dal seno della madre nella II, IV e VI feria. Davvero non speriment\u00f2 l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;infanzia colui che da giovane sosteneva un&#8217;astinenza da vecchio. Non si provava meraviglia da colui che gi\u00e0 da giovane era stato cos\u00ec docile a digiunare, se era ora cos\u00ec avanzato nel digiuno.<\/p>\n\n\n\n<p>24, Non solo con il digiuno e l&#8217;astinenza, ma anche con i flagelli e con altre pene costringeva il suo corpo a servire l&#8217;anima&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn30\">[30]<\/a>. Accontentandosi di solo un po&#8217; di paglia, dormiva per qualche ora della notte e poi si alzava a pregare. Castigava la sua carne con una catena di ferro; usava rozze tuniche e per evitare piaceri del corpo rifuggiva le vesti delicate, sempre seguendo l&#8217; ammonimento evangelico: &#8220;Ecco, quelli che si vestono mollemente, abitano le case dei re&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn31\">[31]<\/a>. Fu tanto assiduo nella preghiera che pregava sempre&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn32\">[32]<\/a>: dalla Compieta al canto del gallo; dal Mattutino fino alla mattina; dopo la messa (a meno che non fosse occupato nelle confessioni) fino all&#8217;ora Terza e dopo la Nona (salvo obblighi d&#8217;obbedienza) fino al Vespro; e ci\u00f2 oltre alle preghiere delle ore stabilite, nelle quali era poi il primo. Il luogo delle sue preghiere non era solo l&#8217;oratorio presso uno degli altari dove ora giace sepolto, ma anche nella cella, dove aveva collocato due pietre&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn33\">[33]<\/a>: su una di esse piegava le ginocchia e sull&#8217;altra appoggiava le braccia quando per la troppa fatica dell&#8217;orazione era stanco, in modo che, se le braccia non erano afflitte dalla fatica, fossero almeno castigate dal freddo del loro appoggio.<\/p>\n\n\n\n<p>25. Provando invidia per la devota orazione di lui, il diavolo lo molestava non solo inducendo cattive ispirazioni, ma con parole e apparizioni. Una volta accadde cos\u00ec che, mentre il santo in oratorio pregava pi\u00f9 devotamente davanti all&#8217;altare di cui ho parlato, il diavolo non solo spense la lampada che illuminava, ma anche la spezz\u00f2 gettandola a terra&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn34\">[34]<\/a>. Mettendosi sopra il tetto dell&#8217;oratorio, produceva voci delle pi\u00f9 strane bestie e rovesciando gli embrici sembrava voler distruggere il tetto. Ma il sant&#8217;uomo sapendo che si trattava di illusioni del diavolo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn35\">[35]<\/a>, pi\u00f9 intensamente pregava. Ecco allora che il terribile nemico entrando con furie e terrore per la porta, lo assal\u00ec mentre pregava e lo colp\u00ec con tali colpi che per molti giorni le cicatrici delle ferite erano visibili in tutto il suo corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>26. Un&#8217;altra volta mentre Nicola si cuciva una tunica, il nemico del genere umano gli sottrasse una parte di quella tunica&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn36\">[36]<\/a>. Il sant&#8217;uomo volendo ricongiungere quella all&#8217;altra parte e non trovandola, la cercava e ricercava, e non riuscendo a trovarla, diceva: &#8220;Santo Dio, ma chi pu\u00f2 prendersi gioco di me cos\u00ec ? Davvero costui non \u00e8 degno di essere nominato!&#8221;. Subito il diavolo rispose alle parole del santo, dicendo: &#8220;E&#8217; vero, ti ho ingannato e ti inganner\u00f2 ancora! ma in modo diverso da quello che ho adottato finora, dato che cos\u00ec non sono riuscito a superarti&#8221;. E il sant&#8217;uomo: &#8220;Chi sei?&#8221;; e quello: &#8220;Sono Belial, assegnato al tormento della tua santit\u00e0&#8221;. E il santo &#8220;Se il Signore \u00e8 il mio aiuto, non temer\u00f2 ci\u00f2 che pu\u00f2 farmi l&#8217;uomo&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftn37\">[37]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>27. Una volta di notte, non volendo trascurare la consueta orazione, non essendo ancora aperto l&#8217;oratorio, dato che il sant&#8217;uomo anticipava l&#8217;ora del Mattutino, e volendo entrare nel refettorio dove era dipinta un&#8217;immagine del crocifisso sulla porta, fu spinto e gettato a terra da Belial con tanta forza che appena gli rimase il respiro. Tuttavia si fece forza e nel nome del Crocifisso si rialz\u00f2; volendo andare a pregare fu colpito e di nuovo piegato a terra. Infine si sforz\u00f2 di tornare in dietro ma era sbattuto contro ogni angolo che incontrava, con violenza. Grazie a Dio, si sent\u00ec il rumore dei demoni che combattevano col santo: i frati svegliati accorsero presso il beato Nicola e lo sollevarono da terra. Lo portarono al povero letto, incapace di stare in piedi. Qui subito confortato da Cristo, pur sostenendosi con l&#8217;aiuto di un bastone, compiendo le consuete orazioni, rese grazie e lod\u00f2 Cristo salvatore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref1\">(1)<\/a>&nbsp;&#8211; L&#8217;espressione risale a Gregorio Magno che la usa anche nei Dialogorum libri IV, nel racconto della vita di S. Benedetto: III, cap. 16 (SChr 260). Sebbene essa sia poi utilizzata da vari altri autori, la riferisce specificamente alla penna di Gregorio ancora Salimbene da Parma, nella Cronica (ed. G. Scalia, 1966, p. 664).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref2\">(2)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Sap. 3, 6. La metafora \u00e8 spesso ripresa dai Padri, in particolare da Agostino, Bernardo e Gregorio.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref3\">(3)<\/a>&nbsp;&#8211; Si noti la costruzione chiastica del periodo e l&#8217;uso della metafora: il santo \u00e8 citt\u00e0 assediata. Qui Pietro formula il tema del capitolo, tipico della tradizione agiografica. Lo fa con una certa eleganza: si esprime in maniera enigmatica e munito di una leggera ironia la cui amarezza \u00e8 stemperata dall&#8217;attesa del successo preparato per Nicola; tuttavia si sappia che la destrezza diabolica riesce a generare la tentazione proprio nell&#8217;esercizio delle pi\u00f9 valorose virt\u00f9: l&#8217;astinenza e l&#8217;obbedienza possono essere rese nemiche ?<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref4\">(4)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. supra, nell&#8217;ultimo paragrafo del precedente capitolo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref5\">(5)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 77, 7 (o Ps. 72, 28).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref6\">(6)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Cfr. Marc. 2, 17. La metafora \u00e8 cara ad Agostino, per cui cfr. almeno Enarrationes in Psalmos ps. 130, par. 7, lin. 18 (CCSL 40) e meglio Sermones, sermo 88, in &#8220;Revue B\u00e9n\u00e9dictine &#8221; 94 (1984), p. 74, lin. 2: &#8220;Iesus Christus medicus nostrae salutis aeternae&#8221;. Sull&#8217;uso di questa metafora nel sec. XIII, cfr. C. Crisciani, \u2018Exemplum Christi&#8217; e sapere. Sull&#8217;epistemologia di Arnaldo da Villanova in &#8220;Archives internationales d&#8217;histoire des sciences&#8221; 28 (1978), pp. 245-92.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref7\">(7)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Il testo latino \u00e8 introdotto da una allitterazione (desperantes de eius salute &#8230; contracta debilitate).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref8\">(8)<\/a>&nbsp;&#8211; Tutto il dialogo evoca diversi precedenti nella tradizione agiografica. Puntualmente si cita Agostino, De utilitate ieunii, cap. 10 ed. S. D. Ruegg, 1969 (CC SL 46).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref9\">(9)<\/a>&nbsp;&#8211; &#8220;Amat Deus disciplinam &#8230; falsa innocentia est habenas laxare peccatis&#8221;: Agostino, En. in Ps. 50, 24 (NBA XXV, 1328). L&#8217;alternativa posta da Nicola evoca il consiglio evangelico in Matth. 18, 8 e Marc. 9, 42.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref10\">(10)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Ps. 93, 13 (da cui frequentemente nella patristica antica e medievale).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref11\">(11)<\/a>&nbsp;&#8211; Si tratta, secondo la tradizione, di Francesco da Monterubbiano: eletto a Napoli nel 1300, morir\u00e0 a Gand (Gent) nel 1307.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref12\">(12)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Pietro ricorre all&#8217;anafora per solennizzare la decisione di Nicola, come in una riconferma del voto monastico.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref13\">(13)<\/a>&nbsp;&#8211; Le espressioni usate evocano la situazione illustrata nel precedente capitolo e subito dopo al \u00a7 20: quello che si teme del tentatore \u00e8 soprattutto la sua insidiosa inteligenza (le altitudines Satanae di Apoc. 2, 24 nella forma della diabolica subtilitas evocata dai Padri).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref14\">(14)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;L&#8217;allitterazione parva particula piacque anche ad Agostino, che qualche volta la usa.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref15\">(15)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. 2Cor. 9, 7: &#8220;Hilarem datorem diligit Deus&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref16\">(16)<\/a>&nbsp;&#8211; Qui la tradizione del testo \u00e8 danneggiata e divergenti le testimonianze; per correggere intanto il periodo che si legge nell&#8217;edizione del Mombrizio, i Bollandisti ricorrono all&#8217;edizione di L. Surio, che seguo nella traduzione. In questo punto una redazione della Vita inserisce il miracolo della resurrezione della pernice, fortunato nell&#8217;iconografia, che i Bollandisti non ritengono a testo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref17\">(17)<\/a>&nbsp;&#8211; Gen. 3, 6.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref18\">(18)<\/a>&nbsp;&#8211; Luc. 4, 2-3.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref19\">(19)<\/a>&nbsp;&#8211; Leggo patefierent invece che paterentur, come in Mombrizio, preferendo questa soluzione alla correzione dei Bollandisti, che propongono pateretur (riferendolo a Nicola): tutto il discorso sembra reggersi sul fatto che Nicola gioiva della sua astinenza in virt\u00f9 della sua valetudo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref20\">(20)<\/a>&nbsp;&#8211; Altra allitterazione ricorrente in Agostino.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref21\">(21)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 108, 26.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref22\">(22)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 93, 17.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref23\">(23)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Si noti questa citazione da Eccl. 9, 7, perch\u00e9 nel testo biblico subito si aggiunge: &#8220;Vade ergo et comede in laetitia panem tuum et bibe cum gaudium vinum tuum&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref24\">(24)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 121, 1<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref25\">(25)<\/a>&nbsp;&#8211; Iac. 1, 2.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref26\">(26)<\/a>&nbsp;&#8211; Iob. 1, 12.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref27\">(27)<\/a>&nbsp;&#8211; Luc. 1, 43.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref28\">(28)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Gen. 3, 19.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref29\">(29)<\/a>&nbsp;&#8211; Consilium sanitatis mi pare qui quasi del linguaggio tecnico dei medici del tempo; l&#8217;evocazione della prescrizione terapeutica ha quindi sapore ironico.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref30\">(30)<\/a>&nbsp;&#8211; Espressione tipica nei racconti agiografici: proprio in questa forma, ad esempio, si legge anche in Sigebertus Gemblacensis, Vita Maclovii Alectensis, ed. G. H. Pertz, 1948 (MGH SS 8).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref31\">(31)<\/a>&nbsp;&#8211; Tutto il periodo evoca l&#8217;esperienza di Giovanni Battista, infine richiamandosi esplicitamente a Matth. 11, 8 e Luc. 7, 25.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref32\">(32)<\/a>&nbsp;&#8211; Luc. 18, 1.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref33\">(33)<\/a>&nbsp;&#8211; Ricorda qui Ex. 28, 9 nella descrizione dei costumi sacerdotali.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref34\">(34)<\/a>&nbsp;&#8211; Sulla base di un&#8217;epigrafe di cui non dice l&#8217;antichit\u00e0, il Torelli riferisce che la lampada fu miracolosamente restaurata da Nicola e l&#8217;olio raccolto; gi\u00e0 i bollandisti notavano che nessuna delle fonti antiche ricorda il fatto.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref35\">(35)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Episodi del genere, come quelli immediatamente seguenti, ricorrono nelle fonti agiografiche. In particolare l&#8217;espressione segnalata ricorre in Pietro Venerabile, De miraculis libri duo, I, 17 ed. D. Bouthillier, 1988 (CC CM 83), che racconta una analoga illusio.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref36\">(36)<\/a>&nbsp;&#8211; Nel testo latino il periodo ha un duplice chiasmo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo3.html#_ftnref37\">(37)<\/a>\u00a0&#8211; Ps. 117, 6.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-colibri-color-4-color has-text-color has-background has-link-color has-large-font-size wp-elements-581b808e866c9a2e1771d8a83c28054c\" style=\"background-color:#e6f0f4\">Capitolo IV<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-298df783fae88acb13453895931abbe9\" style=\"color:#ab2d1a\">Carit\u00e0 e prodigi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-8713010b3ffbb60f4cca24c87847a54d\" style=\"color:#182b99\"><em>Il capitolo quarto della Vita di Nicola \u00e8 dedicato al prodigio dell&#8217;astro che stabilisce un rapporto tra la vita di Nicola in terra e quella in cielo. Dopo la sua morte la stella che aveva cominciato ad accompagnarlo da vivo attesta lo splendore del suo spirito; splende sulla tomba a Tolentino ed illumina i primi miracoli di guarigione. Di essi comincia quindi il racconto. La sua carit\u00e0 verso il prossimo; l&#8217;apparizione dell&#8217;astro prodigioso; le guarigione operate in modo miracoloso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>28. Come piaceva al Signore per le orazioni, cos\u00ec Nicola piaceva a Dio e al prossimo per le opere di piet\u00e0. Visitava i malati partecipando cos\u00ec intensamente alla sofferenza che qualsiasi cosa utile e buona avesse potuto trovare per loro, l&#8217;acquistava e l&#8217;offriva. Era preso per loro da tanta piet\u00e0 che, pur trovandosi in un certo momento lui stesso incapace di camminare senza bastone (in ragione delle ferite di cui si \u00e8 parlato), tuttavia non tralasciava di visitarli, confortando quegli infermi con quelle parole divine che custodiva nel cuore, come frecce acute&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn1\">[1]<\/a>. Incontrando sani e malati non poteva saziarsi di predicare e di annunciare la mirabile dolcezza della parola di Dio&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn2\">[2]<\/a>. Compativa soprattutto i deboli e tanto pregava, digiunava, celebrava, versava lacrime per i molti peccatori che si confessavano a lui, affinch\u00e9 fossero liberati dalla catene dei peccati. Amava i poveri e li nutriva con la parola e con la fede; acquistava per loro vestiti e cibi. Accoglieva volentieri i frati ospiti, come se fossero angeli&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn3\">[3]<\/a>. Era letizia ai tristi, consolazione degli afflitti, pace dei divisi, refrigerio degli affaticati, sussidio ai poveri, rimedio singolare per i prigionieri.<\/p>\n\n\n\n<p>29. Tanto risplendeva per la carit\u00e0 da ritenere morire un guadagno non solo per Cristo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn4\">[4]<\/a>, ma anche per il prossimo. Dava poca importanza al tenore di vita dei frati, essendo egli stesso contento di poco. Per grazia di questa virt\u00f9 non si preoccupava delle cose proprie&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn5\">[5]<\/a>&nbsp;ma di quelle di Ges\u00f9 Cristo, anteponendo non le cose proprie alle altrui ma le altrui alle proprie, per essere pienissimo osservatore della Regola del padre suo santissimo Agostino il quale, in quel luogo in cui espone le parole dell&#8217;apostolo Paolo, osserva: &#8220;La carit\u00e0 di Dio, della quale \u00e8 scritto che non cerca le cose proprie ma le comuni, cos\u00ec si intende che non le proprie alle comuni ma le comuni alle proprie antepone &#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn6\">[6]<\/a>. Inoltre le sue parole, provenendo da un cuore pieno d&#8217;amore divino, non sapevano affatto di vanagloria e di superfluit\u00e0, ma erano tutte piene di piet\u00e0 ed onest\u00e0 edificanti. E poich\u00e9 tanta santit\u00e0 non poteva non splendere nel mondo (poich\u00e9 Cristo vera luce&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn7\">[7]<\/a>&nbsp;non accende mai qualche lucerna in qualche santo per metterla sotto il moggio ma sopra il candelabro della manifestazione affinch\u00e9 risplenda per tutti coloro che sono nella casa della Chiesa)&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn8\">[8]<\/a>, fu davvero giusto che si compisse un presagio singolare per lo splendore dei meriti.<\/p>\n\n\n\n<p>30. Colui il quale un tempo aveva manifestato a Giuseppe (figlio del patriarca Giacobbe) il sole e la luna e le undici stelle che lo adoravano&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn9\">[9]<\/a>, nuovamente mostr\u00f2 al sant&#8217;uomo Nicola, il segno dell&#8217;astro splendente, indizio dei suoi miracoli e della sua meravigliosa santit\u00e0. Accadde infatti una volta che, avendo il santo a lungo vegliato in orazione nella sua cella, un poco si addormentasse ed ecco una stella splendente gli apparve nel sonno; era una luce di grande dimensione, che si muoveva di moto rettilineo, non in alto ma quasi a terra. Gli sembrava che il primissimo inizio di quest&#8217;astro fosse in Castello di Sant&#8217;Angelo, da cui Nicola aveva tratto origine, progredendo in linea retta per trovare infine stabilit\u00e0 e meta, davanti all&#8217;altare dopo il coro dell&#8217;oratorio di Tolentino (che in quel tempo si trovava vicino al chiostro); era l&#8217;altare dove il santo era solito celebrare la messa la mattina e dove poi spesso si fermava a pregare, di giorno e di notte. Allo spettacolo di quel prodigio vedeva convenire genti di diverse province e di diverse lingue.<\/p>\n\n\n\n<p>31. Percependo con sicurezza questo segno straordinario e molti altri, il suo animo si trov\u00f2 riempito di stupore e siccome desiderava intensamente di conoscere il significato di questo segno, con semplicit\u00e0 rifer\u00ec tutto quello che aveva visto ad un frate che era conosciuto per il grande valore di giudizio e di scienza. Quello rispose con una parola davvero profetica: &#8220;Padre, non vi \u00e8 dubbio alcuno che questo astro sia presagio della tua santit\u00e0, n\u00e9 vi \u00e8 dubbio in me che l&#8217;astro concluse il suo tragitto proprio l\u00e0 dove il tuo corpo sar\u00e0 sepolto; a causa dei molti miracoli che l\u00ec si compiranno, le genti dappertutto si affretteranno a venire per ricevere i benefici della salute, genti che non ti avevano prima conosciuto e che adoreranno la tua tomba con reverenza&#8221;. Il sant&#8217;uomo illuminato dall&#8217;umilt\u00e0, che aveva massimamente a cuore, rispose: &#8220;Abbandona, fratello, quest&#8217;opinione a mio riguardo, perch\u00e9 fui sempre servo inutile di Cristo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn10\">[10]<\/a>: Dio stesso mi mostra che tu non interpreti bene la mia visione notturna&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>32. Dopo qualche giorno accadde di nuovo che, mentre Nicola si recava secondo la sua consuetudine in oratorio, una stella lo precedesse con un moto lentissimo per fermarsi proprio dove si trovava l&#8217;altare di cui si \u00e8 parlato. Il fatto si ripet\u00e9 nei giorni seguenti e il santo comprese che quella stella che in sogno aveva veduto era davvero annunciatrice di qualche verit\u00e0. Ogni volta che entrava nell&#8217;oratorio la stella lo precedeva; quando il sant&#8217;uomo, terminate le sue devote orazioni, si allontanava, la stella scompariva; ritornando lui all&#8217;altare pure la stella subito riappariva sopra quel luogo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn11\">[11]<\/a>. Essendo stato reso certo di ci\u00f2 molti anni prima della sua morte, quando poi si ammal\u00f2 e si trov\u00f2 vicino alla sua dipartita dal mondo, ai frati con carit\u00e0 prescrisse di seppellirlo presso quell&#8217;altare e stabil\u00ec che mai in nessun tempo e a nessuna condizione il suo corpo fosse rimosso da quel posto.<\/p>\n\n\n\n<p>33. O verit\u00e0 di Cristo, non sei mai ingannevole e porti ad una luce di meraviglioso splendore le cose nascoste nelle tenebre&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn12\">[12]<\/a>. Tu infatti mostrasti la stessa stella che precedeva il sant&#8217;uomo, a segno vivente della sua santit\u00e0, a numerosi e diversi popoli, la mostrasti sopra la sua sepoltura, ancora dopo la sua morte. Per molti anni infatti, nel giorno anniversario della morte dell&#8217;uomo di Dio, fu consuetudine che molta e varia gente venisse da ogni dove ad onorare il suo corpo, rimedio per la salute, e anche allora come un tempo la stella si mostrava a tutti quelli che la volevano vedere proprio sopra la sua sepoltura, come fosse un astro immobile. Ci\u00f2 avveniva affinch\u00e9 fosse chiaramente dato ad intendere che il beatissimo Nicola non solo risplendeva in terra per i suoi miracoli ma anche in cielo era rallegrato da premi eterni.<\/p>\n\n\n\n<p>34. Come una stella, il beato Nicola risplendeva fra le tenebrose nubi dei peccati&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn13\">[13]<\/a>, non solo con i raggi della santit\u00e0 della sua vita, ma anche per le gloriose folgori dei suoi miracoli. I suoi luminosi meriti non potevano rimanere senza l&#8217;effetto della loro potenza anche nella misera vita, per l&#8217;immensit\u00e0 della grazia e la fecondit\u00e0 della virt\u00f9&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn14\">[14]<\/a>. Un abitante di Tolentino, chiamato Bernardo, della terra di Pigia&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn15\">[15]<\/a>, part\u00ec per nave attraversando il mare; partendo aveva affidato a un tale la moglie Margherita che aspettava un figlio. Prima che il marito tornasse, la donna partor\u00ec un bambino sano e bello; colto per\u00f2 da una malattia poco dopo, il neonato mor\u00ec e fu sepolto con grande dolore della madre. Quel dolore fu causa di una malattia della donna che da allora tutte le volte che arrivava a partorire sempre partoriva un feto morto. La donna, cos\u00ec ammalata, molte volte rimase incinta, all&#8217;incirca per sette anni; avendo sempre partorito un feto morto, pensando di essere di nuovo inutilmente in attesa di un bambino, piangeva e si tormentava.<\/p>\n\n\n\n<p>35. Non appena il sant&#8217;uomo lo venne a sapere, dalla conversazione ricorrente, la compat\u00ec e dedic\u00f2 a lei per pi\u00f9 giorni la sua preghiera; divenuto come sicuro per la vita dei futuri figli, disse alla donna: &#8220;Abbi fede, benedetta dal Signora, non dolerti e non lamentarti pi\u00f9; ecco che ti nascer\u00e0 una figlia viva, che non sar\u00e0 priva dello spirito vitale ricevuto dal creatore, il mio Signore, Ges\u00f9 Cristo. Confidando nell&#8217;amore misericordioso di lui, oso dirti che da ora non partorirai mai un figlio o una figlia che non siano destinati alla vita&#8221;. Giunto il tempo di un nuovo parto, la donna partor\u00ec in effetti una figlia viva e vegeta e cos\u00ec da allora (secondo la previsione del sant&#8217;uomo) quella donna gener\u00f2 sempre figli vivi. Riconoscendo che ci\u00f2 avveniva in virt\u00f9 delle sue preghiere, ella non cess\u00f2 mai di lodare e ringraziare, secondo quanto pot\u00e9, colui che elargisce ogni bene e il beato Nicola.<\/p>\n\n\n\n<p>36. Ci fu un&#8217;altra figlia di questa donna, di nome Cecca, che, ancora piccola, ebbe un gonfiore sotto il mento, grande come un uovo d&#8217;anatra. Si decise di chiamare il medico affinch\u00e9 col suo consiglio la fanciulla potesse esser curata. Il medico, diagnosticata la malattia, consigli\u00f2 di procedere ad un&#8217;incisione. La madre, timorosa dei pericoli di un&#8217;operazione del genere, fra gemiti e pianti, non sapeva che fare. Dentro di s\u00e9 si ripeteva: &#8220;Mia figlia morir\u00e0 se sar\u00e0 toccata dal ferro del medico&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn16\">[16]<\/a>; ma se la lascer\u00f2 in questa condizione ella pure morir\u00e0, presto sopraffatta da un pessimo male&#8221;. Il sant&#8217;uomo, intuendo nel suo spirito questo dolore, chiam\u00f2 un messaggero e gli ordin\u00f2: &#8220;Vai da quella donna, per scoprire quale sia la causa del suo tormento&#8221;. Il ragazzo va e torna; riferisce al sant&#8217;uomo la ragione di quella sofferenza. Il santo lo rimanda dalla donna, per comandarle di portare a lui la fanciulla. La madre porta in braccio la bambina e dice al sant&#8217;uomo: &#8220;Veramente so e credo che la mia bambina sar\u00e0 liberata grazie a te&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn17\">[17]<\/a>. Quello gli rispose: &#8220;Taci e non osar dire questo di me: prega Dio, la Madre di Dio e sant&#8217;Agostino, perch\u00e9 tua figlia sia restituita alla buona salute&#8221;; fatto quindi il segno della croce sulla fanciulla e toccatele la parte malata, Nicola dice ancora: &#8220;Vai. Il mio Signore Ges\u00f9 Cristo conceda a te la consolazione che desideri&#8221;. La donna, cosciente del potere del sant&#8217;uomo, non appena fu a casa controll\u00f2 la figlia senza trovare traccia del gonfiore e della malattia.<\/p>\n\n\n\n<p>37. Alla stessa donna nacque frattanto un figlio maschio. Le sue labbra e le altre membra sembravano muoversi appena. Per questo le donne che assistevano alla nascita decisero di battezzare il bambino, ma mentre lo battezzavano si resero conto che il corpo non mostrava pi\u00f9 alcun segno di vita. La mamma si mise a piangere, esclamando: &#8220;Ho dato alla luce un bambino la cui anima \u00e8 dannata&#8221;. Il sant&#8217;uomo \u00e8 chiamato allora a visitare quella donna in preda al dolore, per raccontare a consolazione di quella madre che cosa aveva visto nella notte riguardo all&#8217;anima del figlio. &#8220;Stavo dormendo &#8211; le disse&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftn18\">[18]<\/a>&nbsp;&#8211; quando ecco che l&#8217;anima del tuo bambino \u00e8 stata deposta nelle mie mani. Tutto intorno a me si piazzarono i demoni che ragionavano tra loro e dicevano: &#8220;L&#8217;anima di costui \u00e8 nostra perch\u00e9 quando \u00e8 morto non era ancora perfettamente battezzato&#8221;; io, pur riconoscendomi debole, supplicai Dio per l&#8217;anima che era stata affidata alle mie mani; lo supplicai affinch\u00e9 inviasse dall&#8217;alto un angelo di salvezza come difensore e sostenitore di quella anima perduta. Alla sua piet\u00e0 piacque di mandare un angelo molto forte il quale, cacciati i demoni, prese dalle mie mani l&#8217;anima che era destinata alle sedi celesti. Cons\u00f2lati dunque e non essere turbata per i giudizi di Dio e pensa anche che \u00e8 meglio che tu abbia generato un figlio al cielo altissimo che a questo mondo malato. Qualunque cosa tu abbia poi visto in me misero della grazia concessa da Dio, non osare dirlo a nessuno e in nessun modo, finch\u00e9 vivr\u00f2&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>38. La donna di cui qui si parla \u00e8 quella donna che ben conoscendo la santit\u00e0 dell&#8217;uomo di Dio, nel giorno in cui il santissimo suo corpo fu condotto alla sepoltura in mezzo a tantissima gente che era accorsa ad onorarlo, non potendo avere alcuna sua reliquia, riuscendo a portarsi vicina al feretro, lav\u00f2 le mani e i piedi del santo. Ripose poi con reverenza l&#8217;acqua di quel lavaggio in un&#8217;ampolla pulita e quell&#8217;acqua \u00e8 divenuta poi strumento di guarigione per molti infermi. A proposito di essa un altro fatto meraviglioso si osserva, perch\u00e9 quando si conserva a lungo dell&#8217;acqua, questa ristagnando \u00e8 solita putrefarsi; l&#8217;acqua raccolta dalla donna invece, conservata per ventotto anni, non dette mai alcun segno di putrefazione; apparendo sempre chiarissima, rimase sempre incorruttibile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref1\">(1)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 119, 4. In questo senso in vari autori, in part. Agostino e Bernardo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref2\">(2)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Cfr. Agostino, Conf. IX, 6<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref3\">(3)<\/a>&nbsp;&#8211; Hebr. 13, 2.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref4\">(4)<\/a>&nbsp;&#8211; Phil. 1, 21.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref5\">(5)<\/a>&nbsp;&#8211; 1Cor. 13, 15.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref6\">(6)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Agostino, Epist. 211, 12.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref7\">(7)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Ioh. 1, 9.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref8\">(8)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Matth. 5, 15.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref9\">(9)<\/a>&nbsp;&#8211; Gen. 37, 9.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref10\">(10)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Luc. 17, 10.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref11\">(11)<\/a>&nbsp;&#8211; Cfr. Matth. 2, 7-9.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref12\">(12)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Cfr. Iob 12, 22 e 28, 11.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref13\">(13)<\/a>&nbsp;&#8211; Is. 44, 21.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref14\">(14)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;All&#8217;inizio di questa nuova parte del testo, dedicata ai miracoli, la metafora delle luci celesti (raggi e folgori) e il chiasmo di quest&#8217;ultima espressione, servono a dare un certo tono solenne, appunto d&#8217;apertura; nell&#8217;edizione del Mombrizio non \u00e8 per\u00f2 indicato qui l&#8217;inizio di un nuovo capitolo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref15\">(15)<\/a>&nbsp;&#8211; Qui il testo edito negli AASS non sembra riportare la lezione giusta.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref16\">(16)<\/a>&nbsp;&#8211; Qui inizia un confronto tra il santo e i medici, che caratterizza molti dei miracoli che seguono..<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref17\">(17)<\/a>&nbsp;&#8211; Qui e di seguito, si evocano espressioni dei racconti evangelici dei miracoli di Ges\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo4.html#_ftnref18\">(18)<\/a>\u00a0&#8211; Il testo del Mombrizio qui non d\u00e0 senso, si preferisce la lezione tramandata da Giordano di Sassonia per il brano iniziale del racconto (manca del tutto al Mombrizio il brano che comincia &#8220;Stavo dormendo &#8230;&#8221; fino a &#8220;&#8230; nelle mie mani&#8221;). \u00c8 questo un altro punto che mostra la necessit\u00e0 di un&#8217;edizione critica.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-colibri-color-4-color has-text-color has-background has-link-color has-large-font-size wp-elements-dccb748cc12481db3addaf0c6354611d\" style=\"background-color:#e6f0f4\">Capitolo V<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-aba8f8f96ff116dae89209aeca955097\" style=\"color:#ab2d1a\">La morte di un Santo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-bacadf3e687da52335fa568cf8e03cc8\" style=\"color:#2346b0\"><em>Nel quinto capitolo della Vita di Nicola, Pietro da Monterubbiano inizia la narrazione sistematica dei miracoli: sono miracoli di guarigione, ma anche miracoli di assistenza ai poveri. Negli ultimi mesi della sua vita Nicola prova infine le consolazioni che Dio offre ai suoi santi: una musica celeste gli profetizza la qualit\u00e0 della vita in Paradiso. Se nei miracoli si sente spesso il sapore del linguaggio evangelico e neotestamentario, nella parte finale Pietro ricorre ancora al Vecchio Testamento per dire la fisionomia e il significato della vita di Niccol\u00f2. Ancora una volta il lettore verifica di come sia essenziale comprendere la ragione di questo riferimento vetero testamentario, per cogliere la poetica spirituale di Pietro. Nicola vince vari tipi di mali e di malattie; compie la miracolosa moltiplicazione dei pani; ascolta una melodia celeste sei mesi prima della morte. Un&#8217;ultima infermit\u00e0 precede la sua santa morte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>39. Abitava a Tolentino Verdiana, moglie di Compagnone di Macerata; era cos\u00ec gravemente afflitta da una malattia, che gli occhi e tutta la faccia risultavano tanto stravolti da congiungersi quasi alle orecchie. La donna recandosi allora con grande devozione presso il sant&#8217;uomo, gli chiese di essere benedetta e toccata. Mosso a compassione, Nicola la benedisse dicendo: \u00abIl mio salvatore, Ges\u00f9 Cristo, ti risani\u00bb. Subito gli occhi, la bocca e tutta la faccia tornarono nella loro posizione naturale. Questa stessa donna aveva un figlio, al quale &#8211; caduto nel fuoco per la cattiva custodia &#8211; si bruciarono un braccio e una mano. Anzi il fuoco gli aveva cos\u00ec profondamente invaso la mano che per la liquefazione della carne provocata dal calore le dita sembravano aderire l&#8217;una all&#8217;altra. La madre del ragazzo, dato che non ignorava che nel sant&#8217;uomo vi era una divina virt\u00f9 (avendo ricevuto in se stessa un miracolo), torn\u00f2 da lui, piangendo insieme col figlio e del figlio supplicandone la guarigione&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn1\">[1]<\/a>. Anche a lui il sant&#8217;uomo disse: \u00abIl mio signore Ges\u00f9 Cristo lo risani\u00bb e fatto su di lui il segno della croce, immediatamente avvenne che le dita e la mano col braccio si ricostituirono, tanto perfettamente che non sembrava che il fuoco le avesse mai toccate.<\/p>\n\n\n\n<p>40. Viridiana, della citt\u00e0 di Tolentino, per una malattia degli occhi non poteva veder niente. Si interpellarono i medici e secondo il loro consiglio le vennero eseguite alcune punture in testa&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn2\">[2]<\/a>; ma le punture non servirono, anzi peggiorarono la situazione, tanto da farle perdere forza alla testa. Verso cosa la spinge, allora, l&#8217;angoscia? Non trovando un medico temporale, la donna ne cerc\u00f2 uno spirituale&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn3\">[3]<\/a>. Le venne subito in mente di interpellare il sant&#8217;uomo Nicola. Fu condotta da lui che stava celebrando la Messa e rapida cominci\u00f2 a pregarlo con grida inopportune, affinch\u00e9 il sant&#8217;uomo dicesse sopra il suo capo un Pater e facesse sulla sua testa un segno della croce. Ella diceva: \u00abSpero nel mio Dio, che per i tuoi santi meriti mi guarir\u00e0\u00bb. L&#8217;uomo si vergogn\u00f2 dell&#8217;elogio, tuttavia fu costretto dall&#8217;insistenza inopportuna e, recitato il Pater e fatto il segno della croce sul capo della malata, le disse: &#8220;Vai sicura, il Signore sostiene i piegati; il Signore rende la vista ai ciechi&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn4\">[4]<\/a>. Subito le fu in effetti restituita la vista e il capo cess\u00f2 di soffrire. Veridiana Bonioni di Tolentino aveva un figlio il quale una volta scivolando in avanti cadde nel fuoco e si bruci\u00f2 tutta la faccia; in conseguenza di questo incidente perse la vista. La madre ne soffriva e desiderava trovare un rimedio per una tale menomazione: non trovandolo altrove ricorse alle preghiere di Nicola: lui, toccato suo figlio, lo liber\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>41. Ci fu poi una donna chiamata Genantessa, figlia di Nicola di Tolentino, che non voleva ubbidire alla volont\u00e0 del marito; la donna fu spogliata dal marito stesso e punita durissimamente con una robusta cintura. Accadde che mentre la colpiva la fibbia di ferro le colpisse una mammella: la colp\u00ec con tale forza da spezzarla in quattro parti, con grande perdita di sangue. A causa della ferita la donna si ammal\u00f2 di una fistola. Nessuna cura dei medici riusciva a procurarle qualche giovamento; capit\u00f2 allora che la visitasse una vicina (che aveva sofferto molto per otto giorni dei dolori del parto, da cui poi era stata liberata dal sant&#8217;uomo) e la esort\u00f2 a rivolgersi a frate Nicola con devozione. Genantessa, convinta da quella vicina, corse e piangendo preg\u00f2 con reverenza l&#8217;uomo di Dio perch\u00e9 segnasse col suo segno di croce la sua mammella. Il sant&#8217;uomo, vedendo la crudelt\u00e0 subita, fece il segno della croce su di lei e disse: \u00abTi sani colui che si degn\u00f2 sanare le mammelle del petto della beata Agata; se il Signore ti conceder\u00e0 questa grazia, bada bene di non dirlo, ma loda in cuor tuo Ges\u00f9 Cristo, Medico del mondo\u00bb. Ritornata a casa e sciolte le mammelle, la donna non trov\u00f2 pi\u00f9 alcun segno del male.<\/p>\n\n\n\n<p>42. Fra Giovanni di Monticulo, anziano dell&#8217;Ordine e notevole per l&#8217;onest\u00e0 della vita e dei costumi, era tormentato nelle parti inferiori per un&#8217;ernia, tanto grave da non riuscire a sostenerne il peso. Animato da grande devozione, chiam\u00f2 a s\u00e9 il beatissimo Nicola e gli disse: \u00abPer amore del sangue effuso da Cristo, frate Nicola, ti supplico di non provar ribrezzo a toccare questo luogo di dolore\u00bb. Il sant&#8217;uomo, compatendo tanto dolore e l&#8217;escrescenza che suscitava vergogna, premesso il segno della croce tocc\u00f2 il punto dolente. Non ci fu bisogno di aspettare: le viscere rientrarono nel loro luogo naturale e consueto e l\u00ec furono consolidate. Una donna di Tolentino chiamata Duncella, soffrendo da oltre un anno per un flusso di sangue e non potendo esser curata dai medici in nessun modo, venne portata al sant&#8217;uomo. Lui, spinto dalle preghiere insistenti di coloro che l&#8217;accompagnavano, dopo aver fatto il segno della croce tocc\u00f2 la donna. Quella sentendosi liberata torn\u00f2 subito a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>43. Un tale chiamato Tommaso, che stava tagliando la legna, accidentalmente si colp\u00ec cos\u00ec violentemente il piede con un&#8217;ascia, che lo tagli\u00f2 fino al nervo. Siccome i medici disperavano di poterlo curare in alcun modo, l&#8217;uomo fu portato con molta devozione da san Nicola e lo supplicava affinch\u00e9 prontamente si degnasse di fare sul suo piede un prodigio. Il santo, rimosso il cataplasma e vista la ferita, quasi stupefatto disse: \u00abFigliolo, Dio ti aiuti a guarire presto\u00bb. Dopo aver detto su di lui il Pater comand\u00f2 che fosse rifasciato come prima e fatto il segno della croce disse ancora: \u00abVai in pace, figlio, e poich\u00e9 sei cos\u00ec gravemente ferito, Cristo, mio Salvatore, aiuti la tua fede\u00bb. Il ferito intanto, sebbene non si immaginasse che subito sarebbe avvenuto il prodigio, tuttavia percep\u00ec di star meglio e lui che era venuto a cercare l&#8217;aiuto divino non disprezz\u00f2 quello umano. All&#8217;ora stabilita venne dunque il medico e togliendo le fasce dal piede si accorse che non vi era alcuna traccia di ferita. Vedendo questo il malato esclam\u00f2: \u00abOh Nicola, uomo di Dio, per i tuoi meriti oggi sono stato guarito da una ferita che era atroce\u00bb; licenziando subito il medico, corse affrettandosi dal nobile padre e lo ringrazi\u00f2 di fronte ai frati. Nicola &#8211; infastidito dai ringraziamenti &#8211; lo preg\u00f2 di attribuire il fatto alla propria fede e al fervore della devozione con cui si era rivolto a Dio e non ai suoi meriti. Gli disse anche di non rivelare il fatto a nessun altro per tutta la sua vita, a meno di non voler incorrere nella maledizione dell&#8217;imprecazione.<\/p>\n\n\n\n<p>44. Viveva nella stessa zona un tale chiamato Minalduto e viveva in povert\u00e0. Era solito comprare un po&#8217; di frumento per la sua casa, in varia misura a seconda del momento. Decideva poi con la moglie come e quanto pane preparare e conservare. Comprata dunque una volta una salma di frumento e cotto con quella il primo pane, capit\u00f2 a sua moglie di dare un pane al sant&#8217;uomo che secondo il costume dei mendicanti le aveva chiesto l&#8217;elemosina. Il sant&#8217;uomo prese a benedire la povera benefattrice, dicendo: \u00abQuel Dio per amore del quale pur essendo povera compisti con amore questa gioiosa elemosina, moltiplichi a te la farina che conservi\u00bb&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn5\">[5]<\/a>. N\u00e9 il sant&#8217;uomo interruppe questa preghiera fin tanto che non fu giunto al convento, che del resto era vicino alla casa della donna.<\/p>\n\n\n\n<p>45. Essendo giunto il tempo di rifare il pane, la donna si rec\u00f2 alla credenza e avendola trovata zeppa e sovrabbondante di farina rese grazia al Salvatore e al beato Nicola, per il grande dono che si era degnato di offrire. La donna per\u00f2 ritenne di non parlarne e nascose al marito il segreto. Essendosi avvicinato il tempo in cui si poteva stimare che la farina fosse prossima a finire, Minalduto, da buon padre di famiglia, si consigli\u00f2 con la moglie a proposito del frumento da acquistare, ma la moglie non gli rispondeva, per quanto il marito pi\u00f9 volte la interpellasse sulla misura che le pareva necessaria. Siccome lui insisteva, ella non riusc\u00ec pi\u00f9 a trattenersi: lo port\u00f2 a vedere la credenza stracolma e gli spieg\u00f2 come avesse ottenuto ci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>46. Non solo cos\u00ec il Re eterno volle illuminare il suo servo fedelissimo, ancora durante la vita presente, ma volle cose assai superiori per mostrare quale gloria potesse sperare. Infatti nel periodo di sei mesi che precedette la sua morte gli fece ascoltare, prima che suonasse l&#8217;ora mattutina, un soavissimo canto e ne era cos\u00ec tanto dilettato che lo si sentiva dire: \u00abDesidero morire ed essere con Cristo\u00bb&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn6\">[6]<\/a>. Da questi eventi il sant&#8217;uomo riconobbe di essere oramai prossimo all&#8217;ultimo termine della sua vita e preannunci\u00f2 che la sua morte era vicina. Era gi\u00e0 da tempo zoppo, a causa di quell&#8217;attacco del diavolo di cui abbiamo parlato, ma in quest&#8217;ultimo periodo fu tormentato da una pi\u00f9 grave infermit\u00e0; mentre prima poteva camminare col bastone, si trov\u00f2 costretto a letto e presso di lui malato molti accorrono per ottenere la grazia di una benedizione.<\/p>\n\n\n\n<p>47. Una donna di nome Blanda, di Tolentino, avendo sofferto per quindici anni per un dolorosissimo mal di testa, tanto forte che spesse volte non era in grado n\u00e9 di vedere n\u00e9 di ascoltare, visitandolo mentre era a letto malato, lo implor\u00f2 perch\u00e9 si degnasse di toccarle il capo. Non appena ebbe toccato il capo della donna e dopo avergli fatto il segno della croce sopra, subito e del tutto si plac\u00f2 in lei ogni dolore. Per la morte di Tommaso, frate del nostro Ordine, sua sorella pianse senza interruzione e tanto pianse che si form\u00f2 nei suoi occhi un&#8217;apostemata tale da non consentirle di vedere pi\u00f9 niente. Fu condotta da San Nicola; saputa la ragione per la quale la donna aveva perduto la vista, mosso da piet\u00e0, cominci\u00f2 lui stesso a piangere per la morte di fra&#8217; Tommaso: gli pareva infatti che con lui l&#8217;Ordine di Sant&#8217;Agostino avesse perduto un uomo che sarebbe stato ancora di grande aiuto. Toccando la donna, dopo aver fatto il segno della croce, disse: \u00abDio, Ges\u00f9 Cristo mio Signore, abbia misericordia della tua tristezza e restituisca la salute ai tuoi occhi, affinch\u00e9 tu veda la bellezza delle cose in eterno\u00bb. La malata fu sollevata dalle parole del sant&#8217;uomo ed usc\u00ec dalla sua cella; entr\u00f2 in chiesa e le torn\u00f2 la vista, poich\u00e9 una grande luce era giunta ai suoi occhi. Allora cominci\u00f2 a dire a tutti quelli che erano con lei: \u00abOsservate se qualcosa del male \u00e8 rimasto nei miei occhi! Ecco prima non vedevo, e ora ci vedo\u00bb. Con queste parole e con gli occhi sani come prima, torn\u00f2 a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>48. Si sa che \u00e8 tipico delle menti dei buoni vedere una colpa dove colpa non c&#8217;\u00e8. Accadde dunque che, giunto ormai vicino alla morte, Nicola volle chiamare i frati e cos\u00ec parl\u00f2 loro: \u00abSebbene non abbia coscienza di colpe, non per questo mi ritengo giustificato: perci\u00f2 se mai qualcuno ho danneggiato o se ho recato offesa a qualcuno, vi prego di giudicarlo voi stessi e vi prego di perdonare i miei peccati, affinch\u00e9 anche i vostri debiti siano rimessi&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn7\">[7]<\/a>. Prego te, priore, di darmi l&#8217;assoluzione dai miei peccati e di impartirmi i sacramenti della santa madre Chiesa; soprattutto desidero ricevere il Corpo del Signore, affinch\u00e9 con tale viatico non venga meno nel viaggio tra questo mondo e la patria celeste, se il mio nemico Belial mi venisse incontro &#8211; per quanto esigono i mali che ho compiuto &#8211; con confidenza possa resistergli\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>49. Cos\u00ec, circondato dai frati, uniti a lui in un&#8217;unica preghiera comune, ricevuta l&#8217;assoluzione dei peccati, egli assunse il corpo di Cristo, dicendo: \u00abBenedetto chi viene nel nome del Signore\u00bb&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn8\">[8]<\/a>. Dopo di ci\u00f2, rivolto al priore chiese: \u00abTi chiedo ancora questo: prima che io muoia, mostra a questi miei occhi mortali la croce d&#8217;argento fabbricata per mia iniziativa con le elemosina raccolte dagli ottimi abitanti di questa citt\u00e0&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn9\">[9]<\/a>; quella croce nella quale con la mia supervisione fu inserita la reliquia del vero legno della santissima croce. Mostramela, affinch\u00e9 per sua virt\u00f9, come sostenuto dal sostegno dell&#8217;altissima potenza, possa liberamente attraversare il Giordano&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn10\">[10]<\/a>&nbsp;di questo secolo e affinch\u00e9 possa felicemente arrivare al fiume del Paradiso, candido come il cristallo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn11\">[11]<\/a>, in entrambi i lati del quale si trova Ges\u00f9 Cristo, albero di vita\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>50. Non negandogli quel desiderio, il priore comanda che la croce indicata dal santo sia portata; il sant&#8217;uomo, avendola vista e sollevatosi nel letto come poteva, con una inondazione di lacrime disse: \u00abSalve, bellissima croce, che fosti degna di portare il prezzo del mondo; sopra di te il Salvatore ripos\u00f2 e sedette, sud\u00f2 il rosso sangue per il tormento della passione; offr\u00ec misericordia al ladrone che lo implorava e riconoscendo sua madre l&#8217;affid\u00f2 al discepolo rimasto vergine ed infine invoc\u00f2 il Padre per coloro che lo stavano crocifiggendo. Lui attraverso di te mi difenda dal maligno nemico in quest&#8217;ora\u00bb. Cos\u00ec, baciata questa croce, come prima giacque. Chiam\u00f2 a s\u00e9 uno dei presenti che lo assistevano e gli disse: \u00abRicordati di intonare ai miei orecchi il salmo: Sciogliesti le mie catene e a te offrir\u00f2 un sacrificio di lode, in modo che, se da solo in questa carne affaticata non riuscissi a dir niente, nella mia memoria tuttavia glorificher\u00f2 il Signore\u00bb&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn12\">[12]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>51. I frati che lo vedevano incolume nella memoria, ora gli si avvicinavano ora si allontanavano. Una voce di gioia e allegra era udita da quelli che si allontanavano; era s\u00ec la sua voce, ma con qualcosa di diverso, e questo non \u00e8 strano perch\u00e9 lui che era solito render grazia a Dio nell&#8217;attesa e nella speranza, ora cominciava a lodarlo contemplandolo nel suo vero aspetto. Cos\u00ec infatti quando gli chiedevano: \u00abPadre, da dove viene tanta letizia?\u00bb, quello attonito per la visione ricevuta rispondeva: \u00ab\u00c8 Dio, il mio Signore Ges\u00f9 Cristo, il quale unito a sua Madre e al nostro padre Agostino, mi dice: &#8220;Alzati, servo buono e fedele; entra nella gioia del tuo Signore&#8221;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn13\">[13]<\/a>. Da queste parole i frati che erano vicini compresero che prossimo era il suo transito e con le preghiere consuete invocarono Dio e i santi. E mentre egli stesso disse: &#8220;Nelle tue mani affido il mio spirito&#8221;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftn14\">[14]<\/a>&nbsp;con le mani giunte al cielo e con gli occhi rivolti alla croce che gli era stata messa davanti, con volto ilare e giocondo rese il suo Spirito a Dio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref1\">(1)<\/a>&nbsp;&#8211; L&#8217;espressione \u00e8 qui ricercata; in poche parole ricorrono prima una litote,&#8221;non ignorabat&#8221;) poi un poliptoto in una formula chiastica (&#8220;lacrimans cum filio, filii sanitatem postulans&#8221;).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref2\">(2)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Anche qui il ricorso alla traiectio nel testo latino, mostra la ricerca di un certo effetto.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref3\">(3)<\/a>&nbsp;&#8211; Questo confronto tra medicina degli uomini (spesso impotente) e medicina di Dio (veramente efficace) \u00e8 un tratto caratteristico della Vita; Pietro entra spesso nei dettagli delle cure tentate, utilizzando talvolta un gergo tecnico. Come vedremo chiaramente nel miracolo del taglialegna Tommaso, egli non stimmatizza il ricorso alla medicina umana ma ne stabilisce i limiti.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref4\">(4)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 145, 8.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref5\">(5)<\/a>&nbsp;&#8211; Come nei precedenti il miracolo evoca un tema evangelico (la speciale riconoscenza per la povera benefattrice). Qui per\u00f2 il contenuto del fatto ricorda anche un famoso miracolo di san Domenico e il motivo della gioiosa elemosina richiama un grande tema paolino: &#8220;Hilarem datorem diligit Deus&#8221;. II Cor. 9,7.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref6\">(6)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Phil. 1, 23.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref7\">(7)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;7. Matth. 6, 12.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref8\">(8)<\/a>&nbsp;&#8211; Matth. 23, 39; Marc. 11,9; Luc. 13, 35; Ioh. 12, 13 e Ps. 117, 26.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref9\">(9)<\/a>&nbsp;&#8211; Nel testo latino, il chiasmo d\u00e0 solennit\u00e0 dell&#8217;espressione.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref10\">(10)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Ios., 4,7.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref11\">(11)<\/a>&nbsp;&#8211; Apoc. 22,1.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref12\">(12)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Ps. 115, 16-17 per cui cfr. anche Conf. 9, 1.1.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref13\">(13)<\/a>&nbsp;&#8211; Matth. 25, 23.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo5.html#_ftnref14\">(14)<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Luc. 23, 46, cfr. Psal. 30, 6.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-colibri-color-4-color has-text-color has-background has-link-color has-large-font-size wp-elements-1e8c28da63fbda279c18ef532aa47470\" style=\"background-color:#e6f0f4\">Capitolo VI<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-57ae684f50121661c37b792e2900662e\" style=\"color:#ab2d1a\">I prodigiosi miracoli<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color wp-elements-45e091ef11a1e0343a205434add58b23\" style=\"color:#2721a3\"><em>Tutto il sesto capitolo della Vita di san Nicola \u00e8 dedicato ai prodigiosi miracoli che avvengono alla tomba di san Nicola. Essi sono volti alla promozione del suo culto e narrati come brevi storie a lietissimo fine. Il tema letterario principale consiste nel confronto tra i medici della terra e il medico singolare del cielo, a cui attraverso Nicola ci si rivolge. Pietro evoca cos\u00ec, con propriet\u00e0 di linguaggio, diversi tipi di malattie agli occhi, registra il fallimento delle cure umane e il successo dell&#8217;intervento spirituale. Tuttavia quello che Pietro ci spinge ad osservare attraverso la successione delle figure che animano il suo tema non \u00e8 il conflitto tra due saperi, quanto piuttosto il fatto che, attraverso il santo di cui sta narrando la vicenda, gli uomini possono desiderare molto di pi\u00f9 di quanto si possa credere. Accanto al motivo della potenza taumaturgica del santo, noi incontriamo cos\u00ec, in questo brano della vita, quella della potenza del desiderio dei fedeli: l&#8217;interezza del bene \u00e8 desiderabile da coloro che si affidano al santo, il quale non appare solo come colui che realizza i desideri, ma anche come colui di fronte al quale si pu\u00f2 desiderare il massimo. Il santo \u00e8 dunque un luogo di generazione del desiderio, vero oppositore al male, che \u00e8 al contrario morte del desiderio. Per questa ragione in certi punti Nicola pu\u00f2 apparire duro: in un caso, per esempio, uno storpio non ha il coraggio di desiderare l&#8217;interezza della guarigione, ma chiede di potersi muovere con un bastone: questo ha creduto di poter desiderare e questo gli \u00e8 concesso dal maestro del desiderio: se avesse desiderato tutto avrebbe ottenuto tutto. Un secondo macroscopico elemento \u00e8 da registrare: i miracoli narrati in questo capitolo sono miracoli post mortem; sono i miracoli della memoria quindi. L&#8217;agiografo Pietro mostra di giungere ora alla massima coscienza del suo ruolo: il suo racconto \u00e8 ormai una delle mediazioni necessarie tra il santo e il suo sepolcro; attraverso il suo racconto gli uomini riconoscono quale debba essere il loro rapporto con i propri desideri. Nicola vive ormai nella memoria e la memoria deve essere costruita: nella memoria del loro santo, chi \u00e8 fedele pu\u00f2 aspirare alla perfetta realizzazione del bene per il proprio spirito e anche per il proprio corpo. Il lettore rester\u00e0 colpito dalla concretezza del racconto: l&#8217;evocazione del gran numero di notai che servono per registrare l&#8217;abbondanza dei miracoli compiuti; la curiosit\u00e0 un po&#8217; scettica dei cittadini di Firenze, posta a rappresentare la grande citt\u00e0 in cui la fede pu\u00f2 diventare pi\u00f9 fredda; il dolore di una madre che preferirebbe il figlio morto piuttosto che cieco; l&#8217;uomo distrutto nelle membra dal proprio male e che non pu\u00f2 mai staccarsi da una specie di carretto, imbrattato dal suo stesso sporco; il cieco che si ostina sulla via del pellegrinaggio a Tolentino e che abbandonato dai compagni di viaggio trascorre la notte sotto gli ulivi, dove \u00e8 visitato dalla luce del santo; il suonare a festa delle campane ogni volta che un miracolo si compie. Tutte queste immagini evocano la quotidianit\u00e0 in cui Pietro ha vissuto. Per questo nel sesto capitolo pi\u00f9 rari sono i richiami a fonti letterarie (anche alla Bibbia), nonostante in pi\u00f9 punti si possa notare la solita attenzione stilistica di Pietro. Su questi aspetti, tuttavia, si potr\u00e0 dire con sicurezza solo una volta compiuta la ricostruzione critica del testo, ancora in pi\u00f9 punti incerto. La cecit\u00e0 \u00e8 guarita e guarite sono altre malattie agli occhi. I disabili si alzano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>52. Il Signore volle s\u00ec render splendido il suo santo nel momento dell&#8217;inizio della vita, come nel suo svolgersi e anche nella sua conclusione, tuttavia ancora pi\u00f9 perfettamente volle farlo dopo la morte&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn1\">[1]<\/a>. Tanto moltiplic\u00f2 attraverso di lui i segni meravigliosi e i prodigi che chi volesse recitarli o scriverne, avrebbe bisogno della penna dello scriba che scrive velocemente&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn2\">[2]<\/a>, di quello cio\u00e8 che non con calamo o con stilo, ma con il dito della sua potenza incise le tavole di pietra sul Sinai&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn3\">[3]<\/a>. Sono gi\u00e0 passati vent&#8217;anni da quando il Signore &#8211; che solo fa grandi meraviglie&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn4\">[4]<\/a>&nbsp;&#8211; si degn\u00f2 di mostrare ai suoi fedeli innumerevoli tipi di miracoli di questo Santo. Addirittura il numero di questi miracoli a tal punto si \u00e8 accresciuto che una copiosa moltitudine di notai, quasi vinta dai molteplici scritti meravigliosi, non pu\u00f2 esser trattenuta con il premio dovuto per ricompensa&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn5\">[5]<\/a>. Dal mare di tanti miracoli io ho pensato di attingerne alcuni, non tutti, cosa che sarebbe impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>53. Ges\u00f9 Cristo, vera luce&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn6\">[6]<\/a>, guardando dalla sede della sua grandezza&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn7\">[7]<\/a>, per i meriti del nostro santo, restitu\u00ec la luce a molti, privati della vista. Una tale di Civitanova, chiamata Masetta, figlia di Alessandro, risultava del tutto cieca. Pieno di tristezza suo padre, non potendo ricevere nessun aiuto dalla medicina, decise di ricorrere al Medico Celeste&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn8\">[8]<\/a>&nbsp;e non stancandosi di implorare l&#8217;aiuto del beato Nicola prontamente lo supplicava battendosi il petto&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn9\">[9]<\/a>. Non ci volle molto che la ragazza vedesse meglio di prima e suo padre fu invaso da una singolare letizia.<\/p>\n\n\n\n<p>54. Dimisia di Zacheo di Enrico di Bernardo di San Severo soffriva cos\u00ec tanto all&#8217;occhio sinistro che, privata della vista, non poneva alcuna speranza nei medici. Si affid\u00f2 dunque a san Nicola, con la promessa di alcuni doni; tuttavia poich\u00e9 la sua richiesta non era radicata nella fede, ella fu colpita dalla malattia in modo ancora pi\u00f9 grave. Una volta per\u00f2 che fu corretta la sua debolezza, ella rivolse di nuovo le sue preghiere al beato Nicola con pi\u00f9 ardente affidamento; ripetuto il voto, subito allora dal suo occhio cadde una scaglia e alla luce di un tempo ella \u00e8 restituita. Per invidia dell&#8217;antico nemico&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn10\">[10]<\/a>, la figlioletta che teneva sulle sue ginocchia colp\u00ec l&#8217;occhio guarito con tale forza da farlo uscire dalla sua sede naturale. La donna di nuovo ricorse all&#8217;aiuto del beato Nicola e come prima fu risanata.<\/p>\n\n\n\n<p>55. Andriolo Merio, ora abitante di Tolentino; ebbe un fratello carnale il quale fu colpito in modo talmente violento ad un occhio che secondo il parere dei medici non si poteva sperare di recuperargli in alcun modo la vista. Privato dell&#8217;aiuto umano, ricorse a quello divino: raccomandandosi ai meriti del beato Nicola, ebbe reintegrata la pupilla e subito la vista restituita. Tenacio di Ugolino di San Ginesio, essendo privato della vista, unitosi a un nutrito gruppo di pellegrini, voleva lui stesso giungere alla tomba del beato Nicola; era preso da tale e tanta devozione che sperava di riacquistare subito la vista, se solo fosse riuscito a giungere alla soglia della tomba del santo. Tuttavia, poich\u00e9 in molti la carit\u00e0 si raffredda&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn11\">[11]<\/a>, nessuno pens\u00f2 di accompagnare colui che era privo di vista, cos\u00ec accadde che colui che pi\u00f9 velocemente doveva ricevere il beneficio della guarigione risanato, si trovasse ultimo fra coloro che camminavano.<\/p>\n\n\n\n<p>56. Accadde allora una cosa meravigliosa. Giunta la notte decise, per celeste intuito, di fermarsi a dormire sotto un albero di ulivo. Nelle tenebre della notte e tra le bestie selvatiche \u00e8 reso sicuro dalla fede nell&#8217;amato santo, come se lo avesse assistito una moltitudine di compagni. Colui a cui devotamente si era affidato, vedendo dall&#8217;alto tanta fede in modo meraviglioso don\u00f2 la vista a chi tanto a lungo l&#8217;aveva desiderata. Infatti una luce dal cielo lo illumin\u00f2 e lui che prima non poteva vedere niente pot\u00e9 vedere nella notte qualsiasi cosa, in modo chiaro e luminoso. La mattina senza alcun impedimento, rapido si reca alla tomba del beato Nicola e sciolto il voto loda Dio nel suo santo e lo onora. Anche Bona di San Severino aveva un figlio sofferente ad un occhio per un flusso di sangue che completamente gli impediva di vedere. Si rifugi\u00f2 alla tomba del beato Nicola e subito &#8211; formulata la promessa ed adempiuti i voti &#8211; ottenne la guarigione del figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>57. Guilino di Bartolino di Monte Vulno, soffriva per un ascesso ad un occhio e da quindici giorni non riusciva pi\u00f9 a vedere. A giudizio dei medici quell&#8217;occhio non poteva essere sanato. Si rivolse allora al Medico onnipotente. Offrendo un voto a Nicola, senza dover attendere, ottenne la purificazione dell&#8217;occhio e con essa la vista. Tommasina moglie di Materno di Monte Santo da due anni non vedeva: ricorse allora ai soliti aiuti del santo e subito ritrov\u00f2 la vista perduta.<\/p>\n\n\n\n<p>58. In seguito, mentre Dio moltiplicava miracoli e prodigi nel periodo della sepoltura del sant&#8217;uomo, una donna nobile di cui tacer\u00f2 il nome a causa della sua esecrabile malvagit\u00e0, ascoltando il suono delle campane che venivano suonate a render pubblico il moltiplicarsi di tanti miracoli, con temeraria audacia disse: Cosa prodigiosa! Non appena furono pronunciate quelle ingiuste parole, gli occhi uscirono fuori dalla testa del suo bambino che stava tra le braccia di una nutrice e i nervi degli occhi si distesero gi\u00f9 fino alla mascella, tanto da far sembrare un mostro il piccolo che fino ad un attimo prima dolce e bello era allattato. Piange la nutrice e la madre moltiplica la disperazione, ma \u00e8 chiamato il padre. La disgrazia suscita meraviglia per la straordinariet\u00e0 assoluta dell&#8217;accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p>59. Che altro? L&#8217;uomo viene a sapere della bestemmia pronunciata dalla moglie e si sforza di mutare in benedizione quella maledizione. Cos\u00ec loda il santo, cercando il suo patrocinio, ed esclama. Oh altezza di potere affidata al beato Nicola! Improvvisamente, mentre i genitori sono intenti con insistenza a querule lamentazioni o a pie postulazioni, gli occhi tornano a posto al piccolo cieco. Constatatolo, i genitori si recano devoti con i doni promessi alla tomba del santo.<\/p>\n\n\n\n<p>60. Giovanni di Pietroboni di Sane, di Tolentino, aveva un figlio e una figlia che soffrivano per un flusso di sangue negli occhi. I loro occhi infatti invece di emettere come naturalmente deve avvenire un umore acquoso, producevano sangue. Constatando che i consigli dei medici erano inutili, Giovanni ricorse con devozione al medico singolare, il beatissimo Nicola, con devozione. Affidandosi con ardore al suo aiuto, Giovanni pot\u00e9 in breve vedere liberati gli occhi di entrambi i figli. Romano di Tommaso di Tolentino soffriva di oftalmia, una malattia degli occhi. Cos\u00ec da tre settimane ci vedeva male. Afflitto dalla malattia fece un voto e sostenuto dall&#8217;aiuto del beato Nicola, subito \u00e8 liberato dall&#8217;oftalmia degli occhi. Servita, moglie di Bonistangi, ebbe un figlio. Questo fu colpito da un oscuramento degli occhi in maniera tanto grave che per un mese fu cieco, del tutto privato della vista. Per questo la madre \u00e8 presa da un grandissimo dolore tanto che avrebbe preferito avere un figlio morto piuttosto che cieco. Allora imploro colui che non dimentica di aver misericordia&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn12\">[12]<\/a>&nbsp;e affid\u00f2 il figlio cieco al beato Nicola: ecco allora che colei che con sofferenze accompagnava un cieco prima del voto, pronunciato il voto, riottenne un vedente.<\/p>\n\n\n\n<p>61. Come i ciechi vedono per i meriti del santo cos\u00ec anche gli zoppi non mancano di camminare&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn13\">[13]<\/a>. Fino a poco tempo fa un tale a Firenze, se ne stava afflitto a chiedere l&#8217;elemosina, da due anni davanti alla porta della chiesa di Santo Spirito, del nostro Ordine&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn14\">[14]<\/a>; non era soltanto storpio, malato alle gambe e ai piedi, e incapace di muovere le braccia, ma era pieno di ferite. In quella stessa chiesa era conservata un&#8217;immagine del beato Nicola alla quale molti infermi e malati accorrevano per domandare il beneficio della guarigione. Disse allora un frate allo storpio: .<\/p>\n\n\n\n<p>62. Non appena il frate se ne fu andato nacque nel cuore di quel sofferente una devozione tanto grande che buttati i bastoni e gli altri strumenti con cui si sosteneva, cadendo per terra, preg\u00f2 in lacrime, dicendo: . Subito allora, alla devota invocazione del sofferente le gambe contratte si distendono, le caviglie e i piedi si consolidano distendendosi, le mani tornano diritte. Si alza dunque colui che era disteso camminando in chiesa fino alla porta del chiostro e chiama i frati dicendo: . Alla voce dell&#8217;infermo i frati accorrono e arrivano anche molti laici. Allora viene suonata la campana e ancora pi\u00f9 gente accorre ad osservare il miracolo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn15\">[15]<\/a>. Oh fede che fortemente ti raffreddi in molti! I fiorentini&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftn16\">[16]<\/a>, l\u00ec accorsi incuriositi al primo richiamo, non lasciano riposare il risanato: ora qui ora l\u00e0 gli comandano di camminare, di distendere le braccia, di aprire le mani e di distendere tutto il corpo. Lo vedano di nuovo sano e vedono le piaghe cicatrizzate e secche. Constatano cos\u00ec che tutto il corpo \u00e8 di un unico colore (come non era prima), la carne reintegrata e sana.<\/p>\n\n\n\n<p>63. Un altro tale, di Tolentino, giaceva in un carretto tutto ricurvo, a causa della contrazione di tutte le membra; su quel carretto e in quelle condizioni era pure costretto ad espletare qui i suoi bisogni naturali. Per questo la vita gli era difficilissima e insopportabile. Perci\u00f2 un tale, di nome Mercatante, avendolo visto passando, memore dei miracoli del beato Nicola, che allora era stato sepolto da poco, gli parl\u00f2. Quello rispose. Il passante replic\u00f2 ancora. L&#8217;infermo subito disse: Cosa inaudita! Subito dopo aver detto queste parole, sotto gli occhi di molti, si alz\u00f2 dal carretto e stando in piedi su un bastone pot\u00e9 camminare colui che prima giaceva su un carro. Il sant&#8217;uomo non accord\u00f2 a colui che gli si era affidato di pi\u00f9 di quanto aveva chiesto, affinch\u00e9 fosse chiaro che s\u00ec lui aveva in Dio il potere di compiere miracoli, ma l&#8217;infermo nel chiedere la guarigione aveva un poco dubitato nella fede. Come se avesse voluto parlargli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref1\">(1)<\/a>&nbsp;&#8211; Nell&#8217;edizione del Mombrizio il testo in questo punto non d\u00e0 senso; gli editori ricorrono dunque al testo del manoscritto senese, dandolo in note. E&#8217; questo che traduciamo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref2\">(2)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Ps. 44, 2, ma il testo edito dal Mombrizio, invece di calamus scribae velociter scribentis ha calamus velociter scribentis.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref3\">(3)<\/a>&nbsp;&#8211; Ex. 31, 18; Deut. 9, 10.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref4\">(4)<\/a>&nbsp;&#8211; Ps. 135, 4.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref5\">(5)<\/a>&nbsp;&#8211; Si noti il riferimento ai problemi amministrativi legati al processo di canonizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref6\">(6)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Ioh. 1, 9. 7.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref7\">(7)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Sap. 9, 10.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref8\">(8)<\/a>&nbsp;&#8211; La metafora del medicus supernus ricorre in Agostino; per la superna medicina cfr. anche Gregorio Magno.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref9\">(9)<\/a>&nbsp;&#8211; Si noti che nel resoconto, pur sintetico, Pietro non rinuncia ad una formula \u00e8 vagamente chiastica, anche per il ricorso all&#8217;allitterazione &#8220;implorare non cessans &#8230; concutiens plorabat&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref10\">(10)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;L&#8217;espressione &#8211; che evoca l&#8217;inganno di Satana nell&#8217;Eden &#8211; si ritrova in Agostino e ricorre nella liturgia; soprattutto per\u00f2 \u00e8 consueta in Gregorio Magno e da lui spesso deriva nella tradizione posteriore.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref11\">(11)<\/a>&nbsp;&#8211; Matth. 24, 12, nel discorso apocalittico di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref12\">(12)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Ps. 76, 10.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref13\">(13)<\/a>&nbsp;&#8211; Matth. 11, 5; Luc. 7, 22.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref14\">(14)<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;\u00c8 possibile che si riferisca ora dello stesso miracolo narrato con lievi differenze dal testimone XVI nel Processo per la canonizzazione di san Nicola da Tolentino, praef. A. Vauchez, ed. D. Gentili, Roma, 1984, p. 124. Questo testimone &#8211; Berardo Appillaterra, notaio di Tolentino &#8211; aveva fatto parte del gruppo degli ufficiali fiorentini accorsi a verificare il miracolo di un paralitico risanato presso la chiesa di Santo Spirito ed era stato richiamato sul luogo dal suono a festa delle campane; in quella occasione egli ricorda che insieme agli ufficiali &#8220;interfuit magnus populus marum et mulierum&#8221;. Nel suo racconto per\u00f2 non vi \u00e8 riferimento all&#8217;immagine di san Nicola venerata a Firenze e si dice che il paralitico era malato da pi\u00f9 di dieci anni. Berardo evoca anche, pur genericamente, una quantit\u00e0 di miracoli avvenuti presso la sepoltura di Nicola all&#8217;indomani della sua morte. Se si trattasse dello stesso miracolo, la guarigione del paralitico fiorentino potrebbe essere datata al maggio del 1325, conformemente a quanto dice Pietro (&#8220;fino a poco tempo fa&#8230;&#8221;) e alla datazione presunta della Vita, che risale al 1326. Si ricordi per inciso che Pietro da Monte Rubbiano non fu tra i testimoni al processo; per questo problema cfr. Introduzione in Processo per la canonizzazione, cit., p. XVIII.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref15\">(15)<\/a>&nbsp;&#8211; Il testo del Mombrizio non d\u00e0 qui senso, per questo ricorro ai codici per integrare il periodo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo6.html#_ftnref16\">(16)<\/a>\u00a0&#8211; Si noti la rappresentazione dello scetticismo e della curiosit\u00e0 dei cittadini di Firenze, smentiti dall&#8217;evidenza del miracolo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-colibri-color-4-color has-text-color has-background has-link-color has-large-font-size wp-elements-57b4338559755313ae4cafeeb55974f1\" style=\"background-color:#e6f0f4\">Capitolo VII<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-b62161630dde7865ff295e8044bafb5f\" style=\"color:#ab2d1a\">Le membra distorte e contratte si distendono. I sordi e i muti sono risanati. Nel nome di Nicola sono compiute alcune resurrezioni.<\/p>\n\n\n\n<p>64. Giacomuzzo Gisi di Ortezano (una localit\u00e0 del distretto di Fermo) era afflitto da un&#8217;infermit\u00e0 a causa della quale aveva la bocca talmente piegata e storta da apparire orribile a tutti. Chiese consiglio e cerc\u00f2 rimedi, ma essendo rimasto deluso da ogni aiuto umano, si affid\u00f2 ai meriti del nostro santo: non dubitando, neppure con minimo dubbio (1), della sua santit\u00e0, ottenne subito la guarigione. Un altro di Tolentino, che ora abita ad Ancona, aveva un figlio zoppo dalla nascita, infatti il piede destro, che secondo il modo naturale avrebbe dovuto portarsi in avanti, si piegava verso destra. Essendo quel padre venuto a sapere dei miracoli di cui era capace il beatissimo Nicola, al pi\u00f9 presto e con grande devozione, gli affid\u00f2 il figlio; lui non aspett\u00f2 che fossero ripetute le preghiere di chi lo supplicava, ma esaudendo dall&#8217;alto il suo desiderio (2) subito regol\u00f2 il piede del figlio ammalato, e il ragazzo che prima non riusciva a camminare diritto, ora senza impedimento e liberamente, camminando, si affrettava qua e l\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>65. C&#8217;era poi un tale di Foligno, che essendo privato dell&#8217;uso di ogni suo membro, doveva essere trasportato da altri, con una specie di veicolo di legno. La fede e la devozione di quest&#8217;uomo crescevano all&#8217;udire i miracoli di un santo cos\u00ec straordinario e insistendo con molte preghiere, egli riusc\u00ec a farsi portare da Foligno a Tolentino dov&#8217;era custodito il santissimo corpo sepolto. Disteso a terra col suo corpo segn\u00f2 di fronte al santo il confine della sua desiderata liberazione. Il santo si rese presente con la sua potenza su quel confine e le ossa dell&#8217;infermo cominciarono a distendersi (3). Che in quel luogo si compisse una meravigliosa opera fu particolarmente evidente per questo, che mentre le ossa e i nervi del corpo malato si distendevano si udiva un fragoroso rumore, come se un pezzo di legno prima storto fosse poi violentemente raddrizzato. Giunse gente dappertutto: quelli che lo avevano portato ed altri che si trovavano a visitare il sepolcro del santo: tutti furono come instupiditi dall&#8217;eccezionalit\u00e0 del fatto e atterriti (4) nello stesso tempo dallo stupore e da una pia devozione, esclamarono: &#8221; Benedetto sia Dio e beatissimo Nicola! &#8221; Allora colui che giaceva si alz\u00f2 e lod\u00f2 Dio nel santo per aver ascoltato le sue preghiere e avergli restituito membra tanto belle in luogo di quelle di un tempo, incapaci di qualsiasi operazione propria.<\/p>\n\n\n\n<p>66. Calandra, moglie di Corrado di Monte Milone (5), aveva piedi e mano distorti, tanto che il suo corpo sembrava mostruoso piuttosto che umano. Accompagnata su una portantina alla tomba del beato, la donna afferm\u00f2 di aver visto una bellissima fanciulla che le avrebbe detto, con volto sereno: &#8220;Entra nel luogo dove sono custodite le reliquie di san Nicola&#8221;. Non appena la malata fu portata al sepolcro del santo, l&#8217;apparizione femminile scomparve. Presente fu allora la grazia divina che subito risan\u00f2 la donna malata per i meriti del santo. Lei per\u00f2, immemore di un beneficio tanto grande, tard\u00f2 a dare quanto aveva promesso in voto. Durante una notte vide allora in sogno il beato Nicola, simile ad un bambino con l&#8217;abito dei frati eremitani, che le chiedeva come mai non avesse offerto quello che aveva promesso. La donna allora corretta da tale visione, torn\u00f2 al sepolcro e ademp\u00ec a ci\u00f2 che nel voto aveva promesso.<\/p>\n\n\n\n<p>67. Per i gloriosi meriti di questo santo, i sordi odono e i muti parlano (6). Accadde allora che un tale chiamato Cicco, oriundo della citt\u00e0 di Ascoli, che era cieco e muto, apprendesse per mezzo di segni, come pot\u00e9, dei miracoli del beato Nicola. Nel suo cuore nacque una devozione cos\u00ec grande da desiderare di andare quanto prima alla tomba del santo. Allora quelli che lo conoscevano e gli volevano bene decisero di accompagnarlo a Tolentino. Arrivarono dunque ad un colle vicino alla citt\u00e0, dal quale si vedeva la chiesa di Sant&#8217;Agostino, dalla parte dove il corpo santo riposa. Oh Dio, accresci la fede di coloro che sperano in te! C&#8217;era infatti tanta fede in quel muto che vista la chiesa cominci\u00f2 a parlare e disse: &#8220;Beato Nicola, aiutami!&#8221;. Meravigliandosi di ci\u00f2 i compagni lodarono Dio e accompagnarono al sepolcro del santo l&#8217;uomo liberato della sua infermit\u00e0: con lui assolvono i voti fatti e dopo la pubblicazione del miracolo con gioia ritornarono a casa (7).<\/p>\n\n\n\n<p>68. Matteo di Antonino di Monte Ulmo era stato colpito da una tale infermit\u00e0 agli orecchi da rimanere privo di udito da tre anni. Abbandonato dall&#8217;aiuto di qualsiasi medicina si raccomand\u00f2 ai meriti del santo e subito le orecchie gli si riaprirono per riguadagnargli la facolt\u00e0 che aveva perduto. Baldo di San Severino, che era sordomuto dalla nascita, dalla grande frequentazione della tomba di Nicola da parte della gente del suo paese, venne a sapere del pellegrinaggio al sepolcro del santo (8) e maturando una devozione piena si rec\u00f2 con altri a visitarlo. Proprio mentre vegliava al sepolcro cominci\u00f2 a parlare, lui che era muto, e ad udire, lui che era sordo. Constatandolo i suoi amici si inginocchiarono e non cessavano di lodare Dio, che cos\u00ec onora coloro che lo servono.<\/p>\n\n\n\n<p>69. Vi era un altro, di Ascoli, il quale non aveva un nome ma era chiamato il Muto a causa della malattia della loquela e dell&#8217;udito che lo affliggeva dalla nascita. Si trovava con alcuni conoscenti di Falerona (della diocesi di Fermo) e da loro, spinti dalla carit\u00e0 che precorre (9), fu condotto alla tomba di san Nicola. Giuntovi, l&#8217;uomo supplicava il santo senza sosta, con quei segni che riusciva a fare; pieno di fede, gesticolava con le braccia e con le ginocchia. Colui che solo fa grandi meraviglie (10) contempl\u00f2 dal cielo (11) la sua fede e la devozione di coloro che lo avevano accompagnato e condotto fin l\u00ec: ecco allora che subito fu aperta la bocca e furono aperte le orecchie al muto, a lui che ora esclamava e diceva (12): &#8221; Ti rendo grazia Nicola santissimo, perch\u00e9 mi hai liberato (13)&#8221;. Da quel momento gli fu dato un nome e fu chiamato Giovanni, perch\u00e9 aveva ricevuto da Nicola grazia su grazia (14).<\/p>\n\n\n\n<p>70. Cristo Ges\u00f9, sposo dell&#8217;inclita madre Chiesa, cos\u00ec l&#8217;ama che sempre col concepimento di nuova prole la rende pi\u00f9 grande, rinnovando i segni e i prodigi (15) per mezzo dei suoi santi, figli della Chiesa, affinch\u00e9 ella non abbia a sembrare sposa abbandonata, mancando del concepimento di santissima prole, come sterile e inferma. Leggiamo cos\u00ec che molti fra i santi resuscitarono i morti, ma dobbiamo verificare che non solo il beato Nicol\u00f2 ne resuscit\u00f2 molti, ma nei modi pi\u00f9 strani. Ad un tale, cittadino di Tolentino, chiamato Tommaso, nacque un figlio mezzo morto: le ostetriche furono tarde al sacro lavacro cos\u00ec non riuscirono a portare l&#8217;acqua del battesimo, prima che il fanciullo fosse del tutto privo di vita. La natura fece per\u00f2 in questo caso una cosa orrenda, perch\u00e9 esalata l&#8217;anima la carne del neonato rimase senza distinzione di membra, alla maniera di una massa che toccata dalla mano sembrava poter assumere forme diverse. Grid\u00f2 allora il padre e grid\u00f2 anche la nonna e offrirono le loro preghiere al beato Nicola affinch\u00e9 almeno ottenesse da Dio che non si dicesse che la moglie aveva generato questa cosa orrenda e mostruosa, che quell&#8217;anima non fosse dannata, che l&#8217;anima fosse recuperata al corpo e si potessero distinguere le membra e che poi fosse fatta la volont\u00e0 di Dio. Il santo, non trascurando queste invocazioni, per le loro preghiere restitu\u00ec l&#8217;anima al corpo mostruoso e allora la carne appropriatamente disposta nelle membra fu restituita al suo naturale diritto (16).<\/p>\n\n\n\n<p>71. Un tale Tommaso ebbe una figlia chiamata Cecca, la quale fu per lungo tempo colpita da una malattia cos\u00ec grave che a giudizio di tutti ne sarebbe morta. Fra l&#8217;altro era rimasta cinquanta giorni e cinquanta notti senza mangiare e bere. Erano al suo capezzale i frati Minori, presso i quali aveva scelto la sua sepoltura, e il padre aveva appena dato segno che la prendessero per portarla via, quando improvvisamente la memoria del beato Nicola si impossess\u00f2 del suo cuore. A lui egli affid\u00f2, con profondissima intenzione, la figlia. Cosa stupenda! Opera davvero apostolica: colei che prima era pianta come morta, improvvisamente \u00e8 restituita viva e vegeta agli abbracci paterni.<\/p>\n\n\n\n<p>72. Lippo di Lucio Gentile aveva una moglie di nome Mira. Durante tutto un anno Mira aveva sofferto per forti febbri; alla fine i medici persero ogni speranza di guarirla. La donna, ormai moribonda, fu munita dei sacramenti della Chiesa e dell&#8217;Estrema Unzione. Fu quindi lavata con acqua, cos\u00ec come \u00e8 consuetudine per i corpi che devono essere sepolti. Il marito che era assente venne chiamato e non si aspettava altro che lui ad eseguire la sepoltura. Ma ecco che l&#8217;uomo arriv\u00f2 e dichiar\u00f2 di aver affidato sua moglie al beato Nicola con una promessa solenne, aggiungendo di non aver dubbi sulla sua misericordia. A questo parole Mira si svegli\u00f2 e fu restituita all&#8217;amore del marito.<\/p>\n\n\n\n<p>73. Niva Cordi, della citt\u00e0 di Macerata ebbe un figlio chiamato Giainidio, il quale aveva preso la via di tutta la carne: non si muoveva n\u00e9 dava segno di vita; non poteva parlare e giaceva esanime a letto. Che altro? Poich\u00e9 tutti lo consideravano concordemente morto, si preparavano le esequie e si dispose il sepolcro perch\u00e9 il cadavere potesse esservi trasportato. La madre allora si rifugi\u00f2 nell&#8217;aiuto divino emise un voto e con preghiere raccomand\u00f2 il figlio al beato Nicola: per questo il fanciullo resuscit\u00f2 e Dio fu proclamato glorioso nei suoi santi (17).<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanna, moglie di Guglielmo di Beluti ebbe un figlio di nome Ciceo. Anche costui, secondo la legge che comanda ogni carne, concluse i suoi giorni; fu dunque avvolto nelle bende come \u00e8 d&#8217;uso per coloro che stanno per essere sepolti. La madre era disperata per la morte del ragazzo tanto che piangeva schiaffeggiandosi violentemente. Le venne allora in mente di raccomandare il figlio gi\u00e0 morto ai meriti del beato Nicola: cos\u00ec fece e d&#8217;improvviso colui che giaceva morto, vivo parl\u00f2 con la madre.<\/p>\n\n\n\n<p>74. Giliolo di Parma ebbe un figlio chiamato Venturino (18) che per molti giorni fu oppresso da continue febbri, finch\u00e9 i medici non poterono pi\u00f9 nulla e lo lasciarono morente. L&#8217;uomo venne poi visitato da alcuni religiosi e da alcuni membri della curia, i quali constatandone la morte, disposero la conveniente sepoltura. Io stesso ho conosciuto la signora Bertina, moglie di quel maceratese che preparava gli unguenti per la sepoltura; ella mi ha riferito che per tutta la notte in cui il giovane mor\u00ec, suo marito si era dedicato alla disposizione della cera e delle altre cose necessarie al decoro della corpo morto e che poi lei fino al mattino con altre donne aveva vegliato, custodendo il feretro. Intanto per\u00f2 la moglie di Venturino piangeva lacrime amare per il dolore, invocando il beato Nicola, affinch\u00e9 restituisse l&#8217;uomo alla vita, che gli era stata tolta.<\/p>\n\n\n\n<p>75. Lei pregava in camera sua, mentre il marito giaceva morto nell&#8217;atrio, e vide arrivare dalla finestra della stanza un improvviso splendore di fronte al quale piena di gioia esclam\u00f2: &#8220;Evviva \u2013 o santissimo Nicola \u2013 aiuta il tuo servo in quest&#8217;ora&#8221;. Fu allora che le vennero incontro le persone che erano incaricate della custodia del morto, dicendole: &#8220;Non piangere pi\u00f9 perch\u00e9 tuo marito vive (19)! Noi che eravamo intorno a lui lo abbiamo sentito dire: &#8220;Che cosa grande, che cosa bella Dio mio!&#8221;&#8221;. La moglie accorse allora piena di gioia: colui che prima piangeva morto lo abbraccia ora restituito alla vita. Pi\u00f9 tardi alcuni curiosi magnati gli chiesero: &#8220;Tu sostieni di esser tornato dalla morte alla vita per i meriti del beato Nicola: dicci allora dove eri mentre la tua anima non si trovava nel corpo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>76. Lui rispose loro: &#8220;Dopo aver lasciato questa vita, giunsi ad un prato ornato da erbe verdeggianti e da fiori profumati, qui si trovavano dei sedili adatti alla sosta degli uomini, cosparsi di fiori profumati. Tutte queste cose mi appagavano completamente mentre stavo l\u00ec seduto, riposandomi. Anzi, la sosta mi piaceva cos\u00ec tanto che, ripieno di tanta dolcezza, non avrei potuto desiderare niente di pi\u00f9. Arriv\u00f2 a questo punto un fanciullo bellissimo e per il suo arrivo io divenni triste, quasi presentendo che per il suo intervento sarei stato privato della mia gioia. A questo punto il fanciullo sal\u00ec sulle mie spalle e mi sembr\u00f2 straordinariamente pesante, quasi ad indicarmi la pesantezza della vita alla quale veniva a ricondurmi&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>77. &#8220;Implorato da me con molte preghiere, scese dalle mie spalle a terra, rosseggiava in volto e splendeva nelle sue vesti; anzi il raggio del suo splendore mi avvolse cos\u00ec che la mia anima sembrava trovarsi tra i raggi solari. Dalla sua bocca procedeva una voce di lode e di canto; me ne veniva una gioia che non soltanto mi fece dimenticare le altre gioie provate nel prato di cui ho parlato, ma che gi\u00e0 mi faceva partecipare alle gioie della vita eterna. Ammirato gli chiesi chi fosse e lui mi rispose: &#8220;Sono l&#8217;angelo assegnato alla tua custodia&#8221;. Dimentico della felicit\u00e0 e della gioia di questo splendore, di questo canto e di questa conversazione, ritornai alla vita che avevo lasciato e persi quanto avevo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>78. Una donna di San Genesio si rec\u00f2 sul fiume Moso (20), nel luogo dove doveva lavare i panni, portandosi dietro il figlio piccolino. L&#8217;incauto fanciullo sommerso dal fiume affog\u00f2. Il cadavere and\u00f2 ad incepparsi nella ruota del vicino mulino e la gente del mulino si meravigliava che la ruota non funzionasse come al solito. Tutti chiamano, cercano, odono la donna che piange e dice: &#8220;San Nicola, dov&#8217;\u00e8 mio figlio che spesso affidai alla tua custodia?&#8221;. Esplorando il fiume trovano il cadavere del bambino annegato. La madre \u00e8 afflitta dal maggior dolore e invoca il beato Nicola perch\u00e9 resusciti suo figlio, n\u00e9 si aspetta: lo spirito ritorna al corpo, il fanciullo \u00e8 risanato e con la madre e gli altri torna a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>79. Un tale del Castello di Belforte, padre di famiglia, era terribilmente turbato dai modi della moglie. Un giorno, approfittando del fatto che lei e il resto della famiglia non si trovavano in casa, preso nella disperazione si impicc\u00f2. Quando le donne, rientrando a casa, videro il cadavere, cominciarono a gridare. Disteso a terra il corpo rivolsero le loro preghiere al beato Nicola. Ai clamori delle donne il morto si riprese, lodando e glorificando il beato Nicola, che lo aveva liberato da una turpe morte per farlo vivere ancora.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-colibri-color-4-color has-text-color has-background has-link-color has-large-font-size wp-elements-be62c38a8d345e88cb9d188cfd00744a\" style=\"background-color:#e6f0f4\">Capitolo VIII<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-89429870a7e5e37e9edf9b483b0f1c78\" style=\"color:#ab2d1a\">Alcuni condannati a morte sono mirabilmente liberati dall&#8217;impiccagione. Nicola offre aiuto alla gente di mare.<\/p>\n\n\n\n<p>80. Due fratelli, Mizulo e Vanni, che viaggiavano insieme attraverso il territorio della citt\u00e0 dell&#8217;Aquila, provenendo dalla citt\u00e0 di Osimo, in ragione di un omicidio commesso in quei giorni, vennero presi e condotti dal capitano della citt\u00e0 per essere puniti. Bench\u00e9 essi cercassero di giustificarsi riguardo al delitto a loro attribuito, riferendo per altro la verit\u00e0 dei fatti, costretti tuttavia a durissimi tormenti, preferendo piuttosto morire che vivere in mezzo alle sofferenze, dichiararono contro se stessi (cosa che non avrebbero mai pensato di poter fare) di aver commesso il delitto. Per questa ragione furono ritenuti degni di morte e condannati all&#8217;impiccagione. I due fratelli invocarono la misericordia di Dio come innocenti e si affidarono ai meriti del beato Nicola. Che dire di pi\u00f9? Vanni fu sospeso alla corda e dopo quattro giorni vennero i ministri per uccidere anche Mizullo, l&#8217;altro fratello, con uguale morte: fu allora che si resero conto del fatto che Vanni, che pensavano ormai puzzasse sulla forca, perch\u00e9 morto da quattro giorni&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo8.html#_ftn1\">[1]<\/a>, era ancora vivo. Deposto perci\u00f2 dal patibolo, riconosciuta la virt\u00f9 di Dio e del beato Nicola, insieme al fratello venne liberato da colui che aveva autorit\u00e0 di farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>81. Pietro Bonagrazia di Matelca fu accusato per aver voluto tradire il suo stesso campo in favore dei nemici: venne infine catturato insieme ai compagni che apparivano complici di questo fatto e venne affidato al carcere; ugualmente tutti gli altri vennero legati con catene di ferro e con ceppi. Dopo un mese venne stabilita la sentenza secondo la quale sarebbero dovuti morire tutti per impiccagione. Essi intanto non cessavano di implorare l&#8217;intercessione del beato Nicola ed egli durante la notte seguente, avvicinandosi spezz\u00f2 le loro catene e accompagnatili fuori dalla fortezza disse: &#8221; Io sono Nicola, che voi avete invocato con tanta tenera devozione: questa \u00e8 la vostra via, dirigetevi al mio sepolcro ed adempite i vostri voti &#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>82. Un tale da San Genesio per motivi di commercio navigava con la madre e con molti altri: sorta una tempesta la loro nave sembrava dover essere sommersa. Fra i naviganti si manifest\u00f2 una diversa devozione a diversi santi: quattro santi furono implorati da tutti gli altri, ma quelli che venivano da San Genesio, per la vicinanza al luogo nel quale era nato il beato Nicola, invocavano lui con grande devozione, perch\u00e9 venisse in loro soccorso. Dopo aver invocato i singoli santi la moltitudine dei naviganti offr\u00ec in voto un solo cero; ed ecco d&#8217;improvviso nel cielo sopra il mare apparvero d&#8217;improvviso cinque ceri accesi, la cui fiamma non poteva essere spenta dal vento pur cos\u00ec violento. Si stava compiendo una cosa meravigliosa perch\u00e9 i ceri s&#8217;innalzavano e si abbassavano; con evidente movimento essi procedevano come se fossero mossi da uno spirito vivente. Tutti riconoscevano senza dubbio il significato dell&#8217;avvenimento, perch\u00e9 i ceri erano mossi in modo mirabile dalla virt\u00f9 di coloro la cui potenza era stata invocata.<\/p>\n\n\n\n<p>83. Fu cosa bella, perch\u00e9 in essa due segni venivano confermati e due prodigi si compivano, prima di tutto perch\u00e9 i ceri erano mossi da una virt\u00f9 angelica, a somiglianza della colonna di fuoco e della nube del Vecchio Testamento&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo8.html#_ftn2\">[2]<\/a>; poi perch\u00e9 in favore del santo non ancora canonizzato dalla Chiesa militante, un quinto cero era mostrato per mezzo della Chiesa trionfante, affinch\u00e9 fosse prontamente compreso che doveva venir onorato in terra, colui che in maniera tanto eccellente si manifestava in cielo&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo8.html#_ftn3\">[3]<\/a>. Udite, di grazia, l&#8217;effetto di questa mirabile apparizione: mentre i ceri insieme si muovono e splendono come si \u00e8 detto, la tempesta si placa, viene il sereno e quelli che prima sembravano esposti alla morte, restituiti alla vita non cessano di lodare e magnificare Dio nei suoi santi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo8.html#_ftn4\">[4]<\/a>&nbsp;davvero di questo santo si conosce un numero quasi infinito di miracoli, pongo fine al loro racconto, non senza attestare di aver visto, di aver ascoltato di aver letto documenti in cui si riferiva come egli avesse cacciato demoni, avesse operato guarigioni di altre diverse infermit\u00e0, tante e tali che stancato per la fatica, io lasciai ad altri di prendere nota e dettare, attribuendo tuttavia l&#8217;investigazione di questi miracoli e la loro trascrizione ad onore di colui che coron\u00f2 con onore e gloria questo santo e che vive e regna con il Padre e lo Spirito santo, nei secoli dei secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Amen.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo8.html#_ftnref1\">(1)<\/a>&nbsp;&#8211; Ioh. 11, 39<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo8.html#_ftnref2\">(2)<\/a>&nbsp;&#8211; Ex. 13, 21<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo8.html#_ftnref3\">(3)<\/a>&nbsp;&#8211; Leggiamo qui un altro esplicito riferimento all&#8217;impegno dell&#8217;Ordine degli Agostiniani per la canonizzazione di Nicola, impegno che fu l&#8217;occasione per la scrittura della sua Vita.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.cassiciaco.it\/navigazione\/monachesimo\/agiografia\/santi\/nicola\/monterubbiano\/capitolo8.html#_ftnref4\">(4)<\/a>&nbsp;&#8211; Inizia qui la sequenza finale che non fu pubblicata dal Mombrizio; essa \u00e8 invece attestata nel manoscritto senese e fu riportata in nota nell&#8217;edizione degli Acta Sanctorum.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VITA DI\u00a0 NICOLA DA TOLENTINO scritta dal contemporaneo Pietro da Monterubbiano O.S.A. (Ordine di Sant&#8217;Agostino) e presumibilmente conclusa nel 1326 Capitolo I Nativit\u00e0 del santo predetta da un angelo e ottenuta con preghiere a san Nicola di Mira. Pia infanzia. Apparizione di Cristo nella santissima Eucarestia. Assunzione di Nicola al canonicato. Sua adesione all&#8217;Ordine agostiniano. 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